MUD scadenza

E’ abrogata la consueta Dichiarazione FGAS con scadenza 31 maggio prevista prima dell’emanazione del D.P.R. 146 del 16 novembre 2018 sui gas fluorurati.

Il 09/01/2019 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica il D.P.R. 146 del 16 novembre 2018 sui gas fluorurati ad effetto serra (F-GAS), che da attuazione al regolamento (UE) n. 517/2014, ed ha abrogato il D.P.R. 43/2012 e il regolamento UE 842/2006. In sostituzione dell’obbligo “Dichiarazione F-gas” a carico di numerosi soggetti, è stata istituita la Banca dati (articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018) in materia di raccolta e conservazione delle informazioni relative alle attività di controllo delle perdite nonché le attività di installazione, assistenza, manutenzione, riparazione, smantellamento delle apparecchiature contenenti gas fluorurati ad effetto serra. Con il nuovo decreto le imprese devono trasmettere le informazioni F-GAS in banca dati presso l’ISPRA, entro 30 gg dall’intervento a partire dal 24 Settembre 2019.

Per questo motivo il Portale della Dichiarazione F-gas continuerà a garantire l’accesso alle aree di lavoro esistenti per la sola consultazione e download dello storico. Sono invece impedite le seguenti operazioni:

  • la registrazione di nuovi utenti
  • l’inserimento di nuove dichiarazioni con riferimento agli anni 2012-2017.

A partire dal 24 settembre 2019, a seguito del primo intervento utile di controllo delle perdite, di manutenzione, di assistenza, di riparazione e/o di smantellamento delle apparecchiature già installate alla data di entrata in vigore del D.P.R. n. 146/2018, l’impresa certificata o, nel caso di imprese non soggette all’obbligo di certificazione, la persona fisica certificata comunica, per via telematica, alla Banca dati le informazioni di cui ai commi 4, 5 e 7 dell’articolo 16 del D.P.R. n. 146/2018. Con il nuovo decreto la dichiarazione annuale non è più prevista a partire dal 2019.

gas serra

 

L’obiettivo del decreto è quello di riuscire ad avere una maggiore tracciabilità dei gas e degli impianti che li contengono, e per fare ciò è stata istituita una Banca Dati sui gas fluorurati ad effetto serra, la quale sarà gestita dalle Camere di Commercio competenti.

Tutti gli operatori di settore (venditori, frigoristi, installatori e manutentori), quindi, dovranno inviare esclusivamente per via telematica, i dati relativi alle vendite di f-gas, delle apparecchiature che li contengono e le attività di assistenza, manutenzione, installazione, riparazione e smantellamento delle stesse, entro 30 giorni dalla data di intervento.

L’obbligo decorre dal 24 settembre 2019 per le imprese o le persone fisiche certificate che eseguono:

  • installazione di apparecchiature fisse di refrigerazione, di condizionamento d’aria, pompe di calore fisse.
  • interventi di controllo delle perdite, di manutenzione o di riparazione delle apparecchiature, di cui al punto precedente, già installate;
  • attività di smantellamento delle apparecchiature sopra citate.

Le informazioni che tali soggetti dovranno comunicare entro 30 giorni dalla data di intervento, sono (Art. 11 comma 4 lett. f del D.P.R. 146 del 16 novembre 2018):

  • a) numero e data della fattura o dello scontrino di acquisto dell’apparecchiatura;
  • b) anagrafica dell’operatore;
  • c) data e luogo di installazione;
  • d) tipologia di apparecchiatura;
  • e) codice univoco di identificazione dell’apparecchiatura;
  • f) quantità e tipologia di gas fluorurati a effetto serra presenti e eventualmente aggiunti durante l’installazione;
  • g) nome e indirizzo dell’impianto di riciclaggio o rigenerazione e, ove del caso, il numero di certificato, se le quantità di gas fluorurati a effetto serra installati sono state riciclate o rigenerate;
  • h) dati identificativi della persona fisica certificata o dell’impresa certificata che ha effettuato l’installazione;
  • i) eventuali osservazioni.

I consulenti Nord Pas sono a disposizione per supportarvi in questi adempimenti: clicca qui.

INAIL

Le aziende che si affrontano nel mercato globalizzato devono faticare non poco per guadagnarsi un posto di primo piano per emergere nel proprio settore di competenza e guadagnarsi la fiducia di fornitori e clienti.

Possedere una certificazione di processo o di prodotto non è un requisito obbligatorio tuttavia, i vantaggi che possono derivarne sono davvero in grado di fare la differenza. Le certificazioni aziendali sono considerate oggi, uno degli strumenti più sicuri e affidabili per testare gli aspetti qualitativi, organizzativi e produttivi dell’azienda a cui si intende affidarsi, tanto in qualità di fornitore, di cliente finale o di lavoratore.

Presentarsi al pubblico come un ente o un’azienda certificata non può che offrire vantaggi: possedere una garanzia, riconosciuta da un ente terzo, è un chiaro segno della qualità dell’impresa, davanti alla quale diviene estremamente difficile negare l’evidenza.

ISO 45001

Tutto questo è ancora più vero quando si tratta di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Questi temi sono interessi primari per la maggior parte delle imprese, eppure gli infortuni sul lavoro sono in crescita (le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto tra gennaio e febbraio 2019 sono state 100.290 (+4,3% rispetto allo stesso periodo del 2018). L’impatto dei traumi e delle malattie sulle famiglie e sulla comunità è enorme, così come è considerevole il costo per le imprese e per il sistema economico.

La norma UNI ISO 45001Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro – Requisiti e guida per l’uso” definisce gli standard minimi di buona pratica per la protezione dei lavoratori in tutto il mondo. La nuova norma, figlia della serie BS OHSAS 18000, ha l’obiettivo di aiutare le organizzazioni a prevenire incidenti e malattie professionali, con lo scopo primario di tutelare vite umane ma anche di dimostrare e garantire l’impegno aziendale verso la salute e sicurezza sul lavoro.

Come emerso da un’analisi del 2018 di INAIL e Accredia, “Sono quasi 17mila le imprese che hanno un sistema di gestione certificato per la norma BS OHSAS 18001, il 9% in più rispetto al 2016 e il 32% in più rispetto a tre anni fa”. Per il presidente di Accredia, Giuseppe Rossi “sono numeri importanti, che non ci sollevano però dall’impegno nel diffondere sempre di più la certificazione accreditata come buona pratica e leva di sviluppo per le imprese. Sono le stesse imprese, infatti, a dirci che la certificazione porta con sé dinamiche di efficienza che si riverberano su tutta la struttura aziendale e che ne aumentano la competitività, anche attraverso un miglioramento dell’immagine nel mercato”.

Un’indagine qualitativa su un campione di 311 aziende certificate secondo la norma BS OHSAS 18001, condotta da INAIL, Accredia e Aicq attraverso la somministrazione di un questionario ai responsabili della sicurezza e al top management, ha rilevato infatti che quasi la totalità delle imprese (98,4%) in seguito alla certificazione del proprio sistema di gestione ha verificato un miglioramento delle prestazioni in sicurezza, misurate attraverso il numero di infortuni e malattie professionali (74,6% dei rispondenti) e dei mancati infortuni (70,1%), le ore di formazione (63,3%) e le non conformità gestite (55,6%).

SGSSL certificato

ISO 45001: certificarsi non è un obbligo ma un’opportunità

Le aziende guardano spesso alla sicurezza come un costo, non come un elemento di protezione delle proprie attività e dei lavoratori. Proprio per andare verso le logiche di gestione aziendale, rispetto alla OHSAS 18001, la nuova UNI ISO 45001 appare immediatamente come uno strumento più chiaramente utile alle organizzazioni in quanto contiene direttamente i requisiti applicabili. Questa norma si presenta come uno strumento più fruibile ed efficace anche per le modalità di approccio dell’intera problematica.

I vantaggi della certificazione ISO 45001 sono palesi. Lo stesso presidente dell’INAIL, Massimo De Felice, ne spiega i vantaggi: attraverso la normativa viene “garantito il rispetto delle norme, documentata la qualità dell’impresa, correttamente tutelata la competitività. Sono tutti mezzi e azioni che contribuiscono, in grande, al miglioramento del sistema socio-economico”.

Secondo l’INAIL, le aziende certificate registrano:

  • la riduzione degli infortuni sul luogo di lavoro;
  • il passaggio a un livello di sicurezza maggiore;
  • infortuni meno gravi rispetto a quelli che avvengono nelle imprese non certificate;
  • la riduzione dei costi dei premi assicurativi;
  • il miglioramento dell’efficienza dei processi aziendali;
  • la creazione di una cultura della prevenzione, della salute e della sicurezza che incoraggi i lavoratori a svolgere un ruolo attivo;
  • un miglioramento del morale dei lavoratori;
  • il maggiore impegno dei vertici aziendali a migliorare le performance di salute e sicurezza sul lavoro;
  • la capacità di soddisfare gli obblighi legali e normativi dell’organizzazione e un miglioramento dell’immagine e della reputazione delle imprese.

Q-81 HSE WEB APP

Tali benefici possono essere facilmente raggiunti con l’implementazione in azienda del nostro software Q-81® HSE WEB APP. Il servizio di consulenza offerto da Nord Pas per realizzare l’ANALISI DI CONTESTO, l’individuazione del COMITATO della Salute e Sicurezza e la valutazione di RISCHI ed OPPORTUNITA’, attraverso il modulo specifico “Valutazione e gestione rischi/opportunità” rappresenta una vera innovazione per la nostra clientela. Inoltre, l’adozione di strumenti innovativi come l’App MA.Ma per l’esecuzione di audit e la registrazione di checklist permette di ottemperare con semplicità ai punti della norma UNI ISO 45001, la quale sottolinea con enfasi la necessità di un maggiore coinvolgimento e di una più diretta partecipazione di tutti al fine di favorire le segnalazioni di quasi incidenti e “near miss”. Q-81 agevola questo processo attraverso tool dedicati come Segnalazioni, Non Conformità e Azioni e Gestione Infortuni e Malattie.

Infine l’attenzione alla formazione sulla cultura della sicurezza, cioè la necessità di prevedere programmi e azioni che trasferiscano la sicurezza dell’ambiente di lavoro agli ambienti di vita in generale, trova sostanza nel modulo di Gestione della Formazione, uno dei capisaldi di Q-81® HSE WEB APP.

Come sottolineato dal presidente dell’INAIL, Massimo De Felice, la normazione tecnica volontaria è “un ausilio prezioso”, perché “potenzia la legislazione, fornisce documenti guida che definiscono gli interventi da adottare e i criteri per garantirne l’affidabilità, stabilendo i livelli di prestazione nei settori commerciali, industriali e del terziario, a tutela della sicurezza dei lavoratori, dell’ambiente e dei consumatori”.

Nord Pas è certa che la sicurezza sul lavoro non deve esser vista come insieme di norme e direttive da ottemperare: essa, in realtà, rappresenta un’occasione di miglioramento continuo non solo per chi la applica ma anche per chi ne beneficia ed è per questo che continua a supportare le aziende in questi processi virtuosi con le proprie competenze e i propri strumenti software tecnologici ed innovativi.

Sistema di gestione 231

Secondo un recente studio, pubblicato dal gruppo dei Verdi europei, basato sulle analisi condotte dalla ONG americana RAND per il parlamento europeo, in termini assoluti è l’Italia il Paese con il più alto livello di corruzione in Europa. Ogni anno perdiamo infatti 236,8 miliardi di ricchezza, circa il 13 per cento del prodotto interno lordo, pari a 3.903 euro per abitante. La cifra della corruzione, già impressionante di per se, è due volte più alta di quella della Francia, pari a 120 miliardi di euro e al 6 per cento del PIL e di quella della Germania, dove la corruzione costa 104 miliardi di euro (il 4 per cento del PIL).

Queste cifre, relative al solo panorama europeo, dimostrano la necessità di intervento e di presa di posizione, sia da parte delle autorità governative sia da parte delle organizzazioni stesse. Proprio da questa consapevolezza, è nata la norma ISO 37001 che si pone come un approccio globalmente accettato per la conformità anti-corruzione e rappresenta un passo significativo nella lotta al fenomeno corruttivo a livello globale.

Le organizzazioni possono utilizzare questa nuova certificazione come uno strumento per testimoniare il loro impegno nelle attività di conformità e nella consapevolezza del rischio corruzione. Attraverso l’implementazione della ISO 37001 è possibile andare oltre il rispetto dei requisiti minimi legali e adottare un approccio sistemico rivolto alla prevenzione e al contrasto della corruzione.

Come nasce la norma ISO 37001

Dopo tre lunghi anni di lavori, il 15 ottobre del 2016 l’ISO ha pubblicato l’Anti-Bribery Management System (“Sistema di Gestione Anticorruzione”) che detta specifici riferimenti in materia di prevenzione alla corruzione. Si tratta di una norma certificabile, che si propone come primo standard internazionale per la costruzione dei Sistemi di Gestione Anticorruzione.

Tali sistemi hanno l’obiettivo sia di supportare le organizzazioni, pubbliche e private, nel combattere e prevenire la corruzione, sia di diffondere una cultura basata sull’etica e sulla buona condotta.

Il 20 dicembre 2016 il Presidente dell’UNI (Ente Nazionale italiano di Unificazione) ha ratificato il corpo normativo UNI ISO 37001:2016, che costituisce l’adozione nazionale (in lingua italiana) della norma internazionale ISO 37001.

Perché certificarsi ISO 37001?

Con l’implementazione di un sistema di gestione conforme alla norma ISO 37001, qualsiasi azienda, di ogni dimensione e settore, potrà evitare o mitigare i costi ed i rischi connessi al verificarsi di episodi di corruzione, aumentando, inoltre, la fiducia del mercato nelle modalità con cui l’impresa svolge la propria attività.

Per l’organizzazione che si certifica ISO 37001, è possibile andare oltre il rispetto dei requisiti minimi legali e adottare un approccio sistemico rivolto alla prevenzione e al contrasto della corruzione, secondo la metodologia tipica del Plan – Do – Check – Act, orientata al miglioramento continuo.

ciclo di deming

Dal punto di vista della governance, gli amministratori di un’impresa potranno dimostrare di aver assolto il proprio compito e dovere di assicurare che l’organizzazione abbia implementato adeguati controlli per la prevenzione dei rischi connessi alla corruzione.

Inoltre, sul piano dei rapporti con azionisti e investitori, l’esistenza di sistema di gestione per la prevenzione della corruzione, risponde alle maggiori richieste che le misure di controllo interno includano la valutazione delle questioni etiche e di integrità. In questo senso, la certificazione attesta l’adozione di buone prassi contro la corruzione, riconosciute a livello internazionale e può quindi costituire (come per ISO 45001 per i reati in materia di Salute e Sicurezza) uno strumento di difesa da parte dell’organizzazione in caso di controversie. Ad esempio, nei casi di rischio ex D. Lgs. n. 231/2001, la certificazione rilasciata da un ente autorevole e indipendente, costituirà evidenza concreta sia della mancanza di gravi carenze organizzative, evitando l’applicazione di misure cautelari molto incisive, sia dell’adozione ed efficace attuazione di un idoneo modello organizzativo anti-corruzione, aumentando le chances per l’ente di ottenere l’esenzione da responsabilità.

Ulteriori vantaggi riguardano il mondo delle gare d’appalto:

  • la certificazione ISO 37001 potrà essere utilizzata a riprova del possesso del requisito di cui all’art. 3, comma 2, del Regolamento attuativo del Rating di Legalità, che richiede l’adozione di modelli organizzativi di prevenzione e contrasto alla corruzione ai fini dell’assegnazione di un +, utile alla maggiorazione del punteggio (Delibera AGCM del 14 novembre 2012, n. 24075)
  • per quanto riguarda il mondo dei contratti con soggetti pubblici, l’impiego della certificazione ISO 37001 può essere un elemento premiale per il rating d’impresa ai sensi dell’ANAC.

Tutto quanto sopraddetto consente di affermare che, nonostante la conformità a questa normativa non garantisca una totale eliminazione del rischio, l’adesione alle indicazioni contemplate da ISO 37001 potrà tuttavia supportare l’organizzazione nell’attuare misure ragionevoli e proporzionali in grado di impedire il verificarsi di episodi di corruzione, e potrà contribuire all’armonizzazione delle misure preventive a livello globale, oltre che alla razionalizzazione dei controlli interni.

Dlgs. 231/01

Gli elementi caratterizzanti della ISO 37001

Le principali componenti del Sistema di Gestione Anticorruzione definite da ISO 37001 sono:

  • Bribery Risk Assessment: valutazione dello specifico rischio corruzione;
  • Leadership and Commitment: definizione di un modello di supervisione di senior e middle management;
  • Anti-Bribery Compliance Function: nomina della funzione di Responsabile della compliance Anti-Corruzione;
  • Policy Anti-Corruption: redazione di una procedura anti-corruzione;
  • Resources: individuazione e disposizione di risorse necessarie per la creazione, l’implementazione, la manutenzione e il miglioramento continuo del Sistema di Gestione Anticorruzione;
  • Training: organizzazione di corsi sulla specifica materia;
  • Communication: comunicazioni interne ed esterne relative al Sistema di Gestione Anticorruzione;
  • Due Diligence: analisi del rischio corruzione in relazione alle singole specifiche operazioni, progetti, attività e partner commerciali;
  • Financial Controls: previsione di modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad evitare il rischio corruzione;
  • Non Financial Controls: implementazione di controlli specifici sui processi aziendali di natura non finanziaria;
  • Raising Concerns: attuazione di procedure che incoraggiano e consentono alle persone di segnalare condotte corruttive sospette;
  • Monitoring: miglioramento continuo attraverso il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione del Sistema di Gestione Anticorruzione;
  • Internal Audit: conduzione di audit interni ad intervalli pianificati per fornire informazioni sulla conformità del Sistema di Gestione Anticorruzione ai requisiti della ISO 37001.

Il rapporto tra la ISO 37001 e il D. Lgs. n. 231/2001

Come la ISO 37001 si interfacci con le legislazioni nazionali vigenti, relative alla prevenzione della corruzione, è un tema che richiede un’analisi accurata.

Bisogna innanzitutto specificare che la norma, volontaria, non supera in nessun modo le leggi di riferimento, cogenti, (ovvero il D. Lgs. n. 231/2001 e la legge n. 190/2012), ma rappresenta con certezza una best practice per l’adozione di sistemi di prevenzione della corruzione, come richiesti dalle citate disposizioni normative.

Va detto inoltre che, mentre un modello organizzativo di gestione e controllo (MOGC) ex D. Lgs. n. 231/2001 si concentra sui fenomeni di corruzione a vantaggio dell’ente, un sistema di gestione conforme alla norma ISO 37001 dovrà efficacemente prevenire anche i fenomeni di corruzione passiva a vantaggio della persona fisica, elemento sul quale la legge n. 190/2012 già si concentra.

 

L’allegato A della norma ISO 37001 contiene alcune linee guida su come possono essere attuati i requisiti della norma, tra i quali, in particolare:

  • il risk assesment, che come noto è un elemento fondante dei modelli ex D. Lgs. n. 231/2001;
  • la due diligence, per valutare il rischio di corruzione cui si espone la società, nel momento in cui entra in rapporti con dipendenti, clienti, fornitori, partner commerciali, titolari e soci in affari a vario titolo, elemento che ogni modello ex D. Lgs. n. 231/2001 dovrebbe prendere in considerazione, ma troppo spesso sottovalutato.

Confindustria ha emesso delle “Linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231” (aggiornate a marzo 2014). In questo documento si evidenza che “implementare un sistema certificato di misure organizzative e preventive è segno di un’inclinazione dell’ente alla cultura del rispetto delle regole, che sicuramente può costituire la base per la costruzione di modelli tesi alla prevenzione dei reati-presupposto”.

Le medesime linee guida evidenziano tuttavia come “l’adozione di un sistema certificato di gestione aziendale non mette l’ente al riparo da una valutazione di inidoneità del modello ai fini della responsabilità da reato. Di conseguenza, le organizzazioni che abbiano già attivato processi di autovalutazione interna, anche certificati, dovranno focalizzarne l’applicazione – qualora così già non fosse – su tutte le tipologie di rischio e con tutte le modalità contemplate dal decreto 231”.

Per tale ragione, in una logica di ottimizzazione dei modelli organizzativi, “sarà importante valorizzare la sinergia con la documentazione (articolata di solito in manuali interni, procedure, istruzioni operative e registrazioni) dei sistemi aziendali in materia antinfortunistica (UNI-INAIL o OHSAS 18001), ambientale (EMAS o ISO 14001), di sicurezza informatica (ISO 27001) e di qualità (ad esempio ISO 9001, nonché le altre norme volontarie distinte per tipologia di prodotti e/o servizi offerti)

Circa i rapporti tra efficacia del modello e certificazioni ottenute, l’art. 30 del D. Lgs. n. 81/2008 riconosce alla certificazione dei sistemi aziendali in materia antinfortunistica valore di presunzione di conformità del modello stesso con riferimento ai soli rischi legali ai reati di cui all’art. 25-septies D. Lgs. n. 231/2001.

In via analogica, anche in assenza di una precisa indicazione legislativa, un modello 231 integrato con la ISO 37001 (che pertanto possa dimostrare una certificazione riguardo alla gestione dei processi e dei controlli posti a presidio dei reati di corruzione) potrà essere di ausilio nell’ambito dei procedimenti penali. Tale sistema di prevenzione, azione, verifica e controllo potrà essere utilizzato per dimostrare la fraudolenza della condotta esercitata dall’autore del reato, e per provare la contrarietà e l’estraneità dell’organizzazione al fatto corruttivo. Va comunque specificato che non potrà in alcun modo essere attribuita valenza di presunzione di conformità al possesso della certificazione ISO 37001, né tantomeno di automatica esenzione da responsabilità.

In definitiva, un ente già dotatosi del modello ex D. Lgs. n. 231/2001 e del piano anticorruzione ai sensi della legge n. 190/2012, ha certamente convenienza nell’implementare anche un sistema di gestione anti corruzione certificato, dal momento che quest’ultimo consente all’ente di fare propria una metodologia globalmente riconosciuta per la gestione complessiva dei rischi di corruzione.

L’approccio multidisciplinare proposto da Nord Pas

Come emerso nella breve spiegazione precedente, è chiaro che l’implementazione di sistemi di gestione conformi alla norma ISO 37001 richiede competenze multidisciplinari, tra le quali: competenze legali, gestionali, economiche ed informatiche.

Nord Pas è in grado di proporre un servizio a 360 gradi che abbraccia tutte queste discipline e si avvale di esperti con comprovata esperienza sul campo. Il nostro servizio consulenziale e formativo fornisce esperienze ed indicazioni pratiche su come applicare un sistema di gestione anticorruzione, con un focus specifico su come condurre un processo di valutazione del rischio: il percorso permetterà di cogliere le sinergie con le altre norme sui Sistemi di Gestione eventualmente già applicati nell’organizzazione (es. Qualità, Risk Management, Sicurezza Informatica, ecc).

Non da ultimo, questo servizio può trarre valore aggiunto dal supporto di una piattaforma software come Q-81 HSE WEB APP – software pensato e realizzato proprio con l’obiettivo di garantire la compliance dei sistemi di gestione alle norme ISO di qualsiasi tipo.

Lo sviluppo digitale nella Pubblica Amministrazione

Da sempre si parla di sviluppo digitale della pubblica amministrazione (PA) come strumento di in grado di assicurare, da un lato risparmi significativi nella spesa pubblica (che è una delle principali voci di spesa delle finanze pubbliche), dall’altro di aprire nuovi mercati per le imprese innovative, con conseguenze rilevanti su occupazione, fatturato, PIL, welfare. Si stimerebbero benefici per circa 140 miliardi di euro all’anno purtroppo però, la situazione attuale mostra una PA non all’avanguardia nel campo digitale.
Il primo assaggio concreto del nuovo corso digitale in Italia arriva con il D.Lgs 179/2012 che, basandosi sulle norme di derivazione comunitaria, introduce nella PA i concetti di anagrafe unica nazionale, di dematerializzazione, di posta elettronica certificata, di cittadinanza digitale.
Da quel momento la digital transformation prende piano piano forma e la PA attualmente usa correntemente la PEC e la FatturaPA, monitora i tempi di pagamento sulla PCC, utilizza il nodo PagoPA per ricevere pagamenti dall’utenza, è dotata di piattaforme digitali per condividere, modificare ed archiviare documenti sia in entrata che in uscita.
Questo almeno in teoria perché, come emerge dai lavori del 2017 della Commissione parlamentare di inchiesta sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione ci sono diverse difficoltà che frenano il concreto e completo utilizzo di questi strumenti innovativi. Tra le varie criticità emerse preoccupano “la scarsa conoscenza ed applicazione della normativa relativa al digitale”, “la mancata dotazione negli anni da parte della PA di competenze tecnologiche, manageriali e di informatica giuridica necessarie”, i responsabili della transizione digitale (RTD), quando esistono (solo il 26% della PA ha nominato un RTD), risultano inadeguati, il più delle volte nominati per mero adempimento simbolico piuttosto che con la logica del cambiamento digitale.

Sviluppo tecnologico e data privay

La gestione della privacy nella pubblica amministrazione: un volano di sviluppo digitale

In questa direzione il supporto di competenze multidisciplinari come quelle presenti all’interno di Nord Pas consente agli enti pubblici di superare queste criticità con un approccio globale.
Ad esempio, un servizio che Nord Pas fornisce, è quello relativo al recepimento del Regolamento 679/2016 (GDPR) ovvero la normativa europea in materia di trattamento dei dati (GDPR) che ha reso obbligatoria la figura delDPO (Data Protection Officer)anche nella PA.
Tra le attribuzioni del DPO c’è proprio la Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (Privacy impact assessment o, più brevemente, PIA ) ovvero un documento che deve mappare la realtà dell’ente sotto varie angolature, tra cui, sicuramente, quella relativa stato di digitalizzazione dei processi e degli archivi, dove sono certamente contenuti i dati il GDPR si prefigge di tutelare.
Nord Pas fornisce questo servizio ai propri clienti e certamente la PA è tra quelli che, più di altri, deve porre l’attenzione su questi aspetti, anche perché la PIA potrebbe essere l’occasione per fare il punto zero rispetto alla proprio processo di digital transformation. Eseguire correttamente ed esaustivamente la descrizione dei trattamenti; la valutazione della necessità e proporzionalità dei trattamenti, la valutazione dei rischi e l’individuazione delle misure di protezione previste, può portare ad indentificare le lacune nello sviluppo digitale dell’ente. I consulenti di Nord Pas hanno le competenze per condurre questo processo con sicuri vantaggi per la PA sia per salvaguardare il Cliente da potenziali rischi non valutati e conseguenti sanzioni o danni generati dalla perdita e/o diffusione di dati ed informazioni, sia per permettergli di valutare concrete prospettive di risparmio.

MUD scadenza

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16 dicembre 2017 il Decreto Legislativo 15 novembre 2017, n. 183 dal titolo “Attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi”, nonche’ per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170.

INAIL

INAIL ha pubblicato recentemente un utile documento dedicato agli agenti chimici pericolosi.
Come indicato nell’introduzione, questa pubblicazione ha uno scopo divulgativo e informativo, adatto a tutti i lavoratori e ai RLS.
I temi trattati riguardano i rischi derivanti dall’uso di agenti chimici pericolosi, con riferimento ai regolamenti REACH, CLP, UE 830/2015 e Titolo IX 81/08.

INAIL

Buona parte dei cantieri sono sorgente di elevati livelli di rumore.
Il rumore derivante può causare vari effetti avversi, dal disturbo del sonno fino a trasformarsi in ansia, stress, irritabilità e incapacità di concentrazione.
L’esigenza del comfort acustico richiede che chi genera rumore debba mettere in campo tutte le strategie perché il rumore non sia solo di livello più basso possibile, ma anche più facilmente tollerabile.
Per ridurre l’impatto da rumore di un cantiere, la commissione Acustica e vibrazioni ha realizzato la norma UNI 11728.
Questo documento fornisce indicazioni per definire gli obblighi di conformità in carico all’appaltatore da parte del committente, al fine di garantire una gestione corretta e soddisfacente dell’impatto acustico del cantiere.
Le istruzioni della norma possono anche essere fatte proprie dall’appaltatore a titolo volontario, a condizione che lo stesso appaltatore metta a disposizione le risorse per la loro applicazione.
La norma è sviluppata nel rispetto delle prescrizioni minime di legge previste in Italia (appendice A) e al contempo ne costituisce un ampliamento, permettendo che il rumore sia oggetto di una gestione sinergica che tiene in considerazione tutti gli ambiti che possono governare il disturbo percepito dalla cittadinanza.
Inoltre, può costituire un’applicazione specifica della serie di norme riguardanti i sistemi di gestione ambientale (UNI EN ISO 14001 e UNI EN ISO 14004) e relativo processo di certificazione (appendice B).

INAIL

Sulla Gazzetta Ufficiale Europea del 5 ottobre 2018 è stata pubblicata la Decisione (UE) 2018/1485 del Consiglio del 28 settembre 2018 relativa alla posizione da adottare a nome dell’Unione europea in merito alle modifiche degli allegati dell’accordo europeo relativo al trasporto internazionale di merci pericolose su strada (ADR) e dei regolamenti allegati all’accordo europeo relativo al trasporto internazionale di merci pericolose per vie navigabili interne (ADN).
Con tale decisione si stabilisce che la posizione dell’UE è di concordare con le modifiche proposte per ADR e ADN (edizioni 2019) dal WP.15

INAIL

Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 12 ottobre 2018 è stato pubblicato il Regolamento (UE) 2018/1513 del 10 ottobre 2018, che modifica l’allegato XVII del Regolamento (CE) n. 1907/2006.
Questo concerne la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) per alcune sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione (CMR), di categoria 1A o 1, utilizzate nel settore dell’abbigliamento e dei relativi accessori, degli articoli tessili e delle calzature.
Il nuovo Regolamento entrerà in vigore il 1 novembre 2018.

INAIL

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere della Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sul lavoro in merito “ai soggetti formatori per corsi per lavoratori in modalità e-learning”.
L’interpellante, nello specifico, ha chiesto di conoscere il parere della Commissione in ordine all’applicazione delle disposizioni dell’Allegato II dell’Accordo in sede di Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano del 7 luglio del 2016 “esclusivamente ai soggetti formatori per Rspp e Aspp (ex art. 32 del D.Lgs 81/08), non estendendo tale obbligo anche ai datori di lavoro che organizzano corsi in modalità E–learning per i propri lavoratori secondo le modalità e i criteri previsti dall’accordo…”.
Sulla base di quanto stabilito nell’Accordo del 7 luglio del 2016, la Commissione ritiene che i soggetti formatori siano solo quelli individuati al punto 2 dell’allegato A (individuazione dei soggetti formatori e sistema di accreditamento) e che, pertanto, soltanto i soggetti ivi previsti possano erogare la formazione in modalità e – learning, nel rispetto delle disposizioni contenute nell’Allegato II.