gestione ambientale

Cos’è la teoria delle reti 

In questi giorni la macchina produttiva del Paese sta scaldando i motori per la ripartenza dopo un mese di quarantena. I comitati scientifici invitano alla prudenza, per scongiurare il più possibile un ritorno dei contagi che sarebbe deleterio se non fatale per la nostra già debole economia. L’attenzione dei governatori, sia a livello locale che nazionale, è incentrata sul trovare soluzioni che consentano ai lavoratori di riprendere il loro posto in azienda, ed offrano nel contempo le garanzie che non vi siano possibilità di nuovi contagi. Nei prossimi giorni verranno senz’altro proposti protocolli che porteranno ad organizzare il lavoro in primis e la vita quotidiana poi, in questa direzione. Oltre alle varie soluzioni tecniche di prevenzione che verranno attuate, risulterà senz’altro strategico evitare con il massimo grado di efficacia che l’eventuale presenza di persone infette possa provocare un innesco di focolai, con conseguente ripresa dell’epidemia. In questo ambito risulta prioritario essere efficienti nell’isolare i casi infetti. Quindi l’efficienza dovrà riguardare:

  •       L’individuazione della persona infetta (diagnosi)
  •       L’isolamento dell’infetto e delle persone che vi sono venute a stretto contatto (tracciamento).

Non entreremo nel merito delle metodologie e tecnologie che verranno adottate per questo, ma intendiamo evidenziare come questo sia essenziale nella lotta alla ripresa di una diffusione, spiegandolo ancora una volta con la modellazione matematica delle epidemie.

Nei modelli classici di diffusione delle epidemie (leggi anche modello SIR e derivati in R0 e  matematica delle epidemie) si parte dal presupposto semplificativo che il tasso contagio sia un valore medio dei contatti fra suscettibili (S) e infettivi (I). Questo corrisponde ad assumere che le persone, mediamente, si comportino, per le possibilità di contagio, tutte allo stesso modo. Il “tasso netto di riproduzione” R0 di un’infezione (che indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo) che ne deriva dipende, nel modello, dalle caratteristiche di contagio e di guarigione (o rimozione degli infettivi) della malattia, ma non dai comportamenti della popolazione.

Una interpretazione più raffinata del fenomeno di diffusione si ottiene ricorrendo a modelli matematici più complessi. Fra questi prendiamo in considerazione quelli basati sulla teoria delle reti (network theory models). In questi modelli le persone vengono identificate da nodi connessi fra loro, dove ciascuna connessione sta ad individuare la relazione diretta che una persona può avere con un’altra. Questi stessi modelli possono descrivere reti di natura diversa, come ad esempio Internet (server/router collegati fisicamente fra loro), aeroporti e traffico aereo, abitazioni connesse alla rete di distribuzione dell’energia elettrica, le persone in contatto sui social, e così via.

Nel caso dell’utilizzo del modello per analizzare la diffusione delle epidemie sono rilevanti, quali parametri della rete, il numero di connessioni di ciascun nodo k, ed il coefficiente di trasmissibilità T. Il primo dipende dalla natura delle relazioni che vi sono fra le persone, e varia da nodo a nodo, mentre il secondo dipende in maniera intrinseca dalla malattia e indica con quale facilità avviene il contagio fra una persona e l’altra.

esempio reti

Esempi di 3 reti con gli stessi identici nodi, con lo stesso numero medio [k] di connessioni pari a 2: nella prima rete tutti i nodi hanno 2 connessioni, nella seconda i nodi hanno 1,2 o 3 connessioni, nella terza il numero di connessioni ha maggiore variabilità, ma il valor medio è ancora 2.

La risoluzione matematica della propagazione dell’epidemia in una rete casuale è stata studiata con la teoria della percolazione (cioè il lento movimento di un fluido attraverso un materiale poroso) [1].

In una rete complessa potremo individuare un valore medio di connessioni, indicato con ‹k› mentre il valore ‹k2›–‹k› è la varianza della distribuzione dei valori di k attorno al valor medio ‹k›.

Un risultato rilevante della teoria è che il tasso di riproduzione di base R0 è:

formula r0

Risulta quindi che reti con lo stesso numero di nodi, lo stesso valore medio di connessioni di ciascun nodo ‹k›, saranno caratterizzate da coefficienti R0 diversi se la distribuzione dei valori di k ha varianze diverse. Una rete che presenta una variabilità maggiore dei valori di k ha una varianza maggiore rispetto al valore medio ‹k› , risulta avere un R0 maggiore ed è quindi è più vulnerabile all’epidemia.

Un esempio illustrativo è riportato in figura (fonte: [2]):

fattore trasmissibilità

A parità di fattore di trasmissibilità T, la rete a destra ha una vulnerabilità, ovvero un tasso di riproduzione, più del doppio rispetto alla prima.

Questo risultato è estremamente interessante. Si pensi infatti alla rete come alla rappresentazione della struttura sociale di una popolazione, in cui un individuo entra in contatto con gli altri in base alle sue relazioni: familiari, colleghi di lavoro, amici, compagni di sport, individui appartenenti agli stessi gruppi (come la parrocchia, il centro ricreativo ecc.). I gruppi potranno essere collegati gli uni agli altri proprio attraverso l’appartenenza della stessa persona a più gruppi. I gradi di connessione tra i nodi in una rete saranno quindi distribuiti in modo assai variabile.

Una struttura sociale con ampia variabilità dei gradi di connessione risulta essere altamente vulnerabile ad un’epidemia. Osservando i grafici delle reti forse questo poteva apparire scontato. L’analisi matematica conferma questo dato.

Il distaccamento sociale e il ripristino delle attività quotidiane

In questi modelli risulta evidente come il distaccamento sociale, che comporta quindi la riduzione dei rami fra ciascun nodo e quindi la riduzione sia del valore medio ‹k› che della sua varianza, risulti essere la forma più efficace per il contenimento della diffusione del contagio.

Per quanto riguarda invece le strategie da adottare al ripristino delle attività e della “quotidianità”, i modelli offrono l’opportunità di valutarne l’efficacia qualora consentano di:

  • isolare (mettere in quarantena) persone (infette o prossime a persone infette)
  • sospendere alcune tipologie di contatti per proteggere dei gruppi (vengono immediatamente in mente le persone confinate nelle RSA, negli ospedali, ecc.)
  • individuare, una volta disponibile il vaccino, le persone da vaccinare per prime anche con lo scopo di proteggere il resto della popolazione.

VAX! come capire il fenomeno attraverso un gioco

Tali modelli possono essere anche ben compresi dal lato pratico attraverso un gioco: VAX! È un gioco on line sulla prevenzione delle epidemie. Nel gioco (consigliamo di provarlo, dopo aver letto le semplici regole), prima della partenza dell’epidemia si possono eliminare alcuni nodi dalla rete somministrando un vaccino.

vax gioco online

 Immagine di una rete del gioco online VAX! https://vax.herokuapp.com/game

In tal modo si spezzano i legami fra alcuni rami della rete. Successivamente parte l’epidemia e l’unica arma a disposizione è quelle di mettere in quarantena un individuo alla volta (si mettono in quarantena individui sani, generalmente prossimi ai contagiati, per evitare la propagazione del virus). Si comprende così quali possono essere i nodi strategici su cui agire per contenere la diffusione dell’epidemia e salvare il maggior numero di individui possibile.

Capire le diverse dinamiche a livello regionale

L’apprendimento della dinamica con cui si diffonde l’epidemia nella rete può anche fornire una chiave di interpretazione della differenza degli effetti dell’epidemia tra una regione e l’altra nel nostro Paese. Ne facciamo un cenno qualitativo. Pensiamo ad esempio alla Lombardia, caratterizzata da elevata densità di popolazione (con 10 milioni di persone, sono presenti quasi 1/6 della popolazione nazionale). La rete che descrive gli individui è senz’altro caratterizzata da elevata variabilità dei valori di connessione. Citiamo alcuni aspetti rilevanti che portano ad evidenziare questa variabilità:

  • molte persone vivono in grandi palazzi, in aree densamente popolate, quindi possono avere molti contatti;
  • ci sono alcuni milioni di lavoratori che si recano in aziende con centinaia o migliaia di lavoratori ciascuna, con uniformità di orario (si pensi all’ingresso negli spogliatoi negli orari di inizio/fine turno, alla pausa in mensa). Anche in tal caso i contatti (le connessioni) sono molteplici;
  • i mezzi di trasporto, soprattutto per recarsi al posto di lavoro (metropolitana a Milano, tram, autobus e mezzi pubblici in tutte le province), sono affollati, creando peraltro connessioni di un individuo (nodo) con gruppi diversi;
  • analogo discorso ai mezzi di trasporto vale per i locali pubblici.

Si possono analizzare con gli stessi criteri le regioni del Sud. Prendiamo ad esempio la Campania, che ha una densità di popolazione simile (circa 420 abitanti/km2), ma una struttura di contatti sicuramente diversa:

  • i grandi palazzi sono prevalentemente presenti nelle città di provincia, mentre sono meno presenti nelle periferie;
  • il numero e la concentrazione di aziende con centinaia di lavoratori sono sensibilmente inferiori;
  • i mezzi di trasporto sono meno utilizzati ed affollati rispetto a quelli lombardi mentre per la frequentazione di locali pubblici le differenze potrebbero essere meno marcate

Naturalmente nello sviluppo della diffusione dell’epidemia al sud un ruolo determinante lo ha giocato il ritardo con cui si sono avuti i primi contagi e la quasi simultanea applicazione delle norme di contenimento governative. Tuttavia il numero complessivo attuale di contagi (la Campania ne ha circa 1/15 della Lombardia) trova una parziale spiegazione anche nella struttura della rete dei contatti fra le persone, che per quanto suddetto quella della Lombardia presenta sia un valore medio ‹k› più elevato e una variabilità nei gradi di connessione ‹k2›-‹k› di ciascuna persona molto maggiore rispetto a quella della Campania. Il noto tasso netto di riproduzione R0 della struttura sociale lombarda è sicuramente più alto di quello della struttura sociale campana.

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager NordPas

Bibliografia.

[1] Lauren Ancel Meyers – Contact network epidemiology: bond percolation applied to infectious disease prediction and control; Bulletin of The American Mathematical Society – January 2007

 

[2] Lauren Ancel Meyers, University of Texas at Austin & Santa Fe Institute – Preventing the next pandemic – 2019 Stanislaw Ulam Memorial Lectures, Lecture 1 –

https://www.youtube.com/watch?v=vwVDJVbw10k&feature=youtu.be

gestione ambientale

R0 e matematica delle epidemie sono chiavi fondamentali nel processo decisionale e nella definizione delle strategie governative

La quarantena forzata che ognuno di noi sta vivendo in questo periodo di emergenza Coronavirus sta largamente favorendo la fruizione della rete e la presenza sui social dove, tra l’altro, siamo inondati di statistiche, grafici e previsioni sull’andamento dell’epidemia. Questo mondo di numeri, se ben interpretato, può aiutarci a capire la correlazione tra lo stato di avanzamento dei contagi e la necessità di intraprendere azioni, comportamenti e strategie – anche dolorose – per far finire tutto questo con il danno minore possibile. L’interpretazione di questi numeri passa, ovviamente, attraverso la matematica e nello specifico quella che viene ormai individuata come “matematica delle epidemie”, disciplina che fa innanzitutto riferimento alla possibilità di usare gli strumenti matematici per creare dei modelli in grado di descrivere in modo quantitativo la diffusione dei contagi all’interno di una data popolazione. In rete si trovano trattazioni esaustive sul tema, con approfondite descrizioni matematiche ad opera di illustri autori che fanno dello studio dei modelli la loro professione. Vorrei utilizzare lo spazio di questo breve articolo per entrare nell’essenza di questi modelli e del significato di R0 e aiutare a comprenderne l’utilità nel processo decisionale di deliberare le norme che ci obbligano oggi a modificare i nostri comportamenti.

 

parametro R0
Maggiore è R0, maggiore è il nr di contagi (omino VIOLA) per ciascun infettivo (omino GIALLO)

 

Il modello SIR

Un modello per lo studio della diffusione di un’epidemia in una popolazione, che oggi viene largamente utilizzato e che costituisce poi la base di ragionamento per sistemi più complessi, è il cosiddetto modello SIR, elaborato dagli scozzesi Kermack e McKendrick a partire dal 1927. Il modello parte dalla semplice idea di base di suddividere la popolazione costituita da un numero N di individui in tre gruppi:

  •          I suscettibili (indicati con S), cioè individui sani che potrebbero contrarre la malattia;
  •           Gli infettivi (indicati con I), che hanno contratto l’infezione e che sono quindi veicolo della malattia;
  •          I rimossi (“recovered” nel testo originale – indicati con R) che sono complessivamente i guariti, i deceduti e quelli messi in isolamento, che non possono quindi infettare un individuo suscettibile.

Si pongono alcune ipotesi semplificative (come spesso accade nei modelli matematici, si parte da situazioni semplificate per addivenire ad un primo risultato e applicare successivamente, per gradi, la rimozione delle semplificazioni), e precisamente:

  1. durante l’epidemia la popolazione non si riproduce, cioè non vi sono nuove nascite;
  2. durante l’epidemia la causa principale di morte è la malattia epidemica stessa;
  3. la popolazione è isolata, cioè non vi sono entrate o uscite rispetto all’esterno;
  4. la malattia non ha un periodo di incubazione;
  5. dopo la guarigione si acquisisce immediatamente l’immunità;
  6. tutti gli individui infetti sono ugualmente contagiosi, indipendentemente dal tempo trascorso dal contagio

Alcune di queste ipotesi sembrano molto restrittive (soprattutto la c), considerati gli ingenti movimenti di persone, sia sul piano nazionale che su quello internazionale, e la d), in quanto per il COVID-19 il periodo di incubazione può durare fino a 14 giorni; inoltre la e) non è dimostrata); ad ogni modo  è possibile ottenere una descrizione in termini matematici dell’andamento nel tempo delle tre classi di individui che sia attendibile rispetto a quanto si osserva fisicamente nella realtà. Per comprenderla, accenneremo brevemente alla costruzione del modello.

Si suppone che i suscettibili in un certo istante, S(t) entrino in contatto con gli infettivi I(t) in modo del tutto casuale e che la riduzione dei suscettibili (e quindi del loro passaggio a infettivi) sia proporzionale al prodotto S(t)*I(t) secondo un coefficiente di proporzionalità β.

La variazione degli infettivi sarà invece data dall’ incremento dovuto al passaggio da suscettibili e infettivi secondo quanto detto sopra, a cui andranno sottratti quelli che sono guariti, deceduti o sono stati messi in isolamento. In uno schema a blocchi:

beta e gamma

Il numero R(t) dei rimossi si suppone proporzionale al numero di infettivi S(t) secondo il coefficiente γ.

La traduzione in termini matematici delle variazioni delle grandezze sopra descritte porta alla stesura di un sistema di tre equazioni differenziali, che in questa trattazione soprassediamo.

La risoluzione di queste equazioni permette di evidenziare che i possibili sviluppi dell’epidemia sono regolati dal rapporto

γ fra il tasso di rimozione e il tasso di contagio. Innanzitutto si rileva che esiste un numero di suscettibili ST  che agisce da spartiacque fra l’esplosione o meno dell’epidemia. Questo valore è pari esattamente al rapporto suddetto ed è chiamato rapporto di soglia:

ST = γ/β

e sta ad indicare che se il numero S iniziale di suscettibili è minore del valore Sallora l’epidemia non si sviluppa e il numero degli infettivi diminuisce fino ad annullarsi. Se invece il numero iniziale di suscettibili S è maggiore di Sil numero iniziale di infettivi cresce, raggiungerà un massimo e poi l’epidemia comincerà ad attenuarsi fino all’ estinzione. A discapito, ovviamente, della popolazione dei suscettibili S, che si sarà ridimensionata. Per una migliore interpretazione del ruolo giocato dai due parametri γ e β è conveniente introdurre il parametro R0, del quale si è ampiamente parlato anche in trasmissioni televisive. Avendo indicato con il N il numero di individui all’inizio dell’epidemia (un attimo prima di rilevare la presenza di infettivi), si indica con R0 il numero:

R0 = N*β/γ

Questo numero assume il significato di “tasso netto di riproduzione” di un’infezione e indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo, nell’ipotesi che tutta la popolazione sia ancora suscettibile.

Per le stesse considerazioni fatte in relazione all’effetto soglia, risulta che:

se R0 > 1 l’epidemia si scatena

se R0 < 1 l’epidemia regredisce e si estingue senza diffusione.

Nei due casi, lo sviluppo nel tempo del numero degli infettivi assume, qualitativamente l’andamento illustrato nel grafico:

curva beta e gamma

I due parametri β e γ dipendono sia dalla natura del virus che provoca l’epidemia, sia dai comportamenti della popolazione

Nel caso del Coronavirus, secondo stime dell’OMS sui primi dati disponibili dello sviluppo dell’epidemia in Cina, Rpuò avere valori variabili da 1,4 a 2,5. Sembra poco, ma gli sforzi da compier per ridurre il parametro e ricondurre la dinamica degli infettivi a seguire la curva inferiore del grafico anziché quella superiore sono notevoli.

Poiché Rdipende da γ e β, oltre che dal numero di individui inizialmente suscettibili (N), è ovvio chiedersi come si possa intervenire per modificare i parametri. Le strategie possibili sono:

  1. diminuire N, cioè la popolazione potenzialmente suscettibile all’istante 0, quello in cui comincia a svilupparsi l’epidemia. Questo si può ottenere con l’introduzione di un vaccino, che toglierebbe appunto possibilità al virus di contagiare persone. Questa strada, a detta degli scienziati, purtroppo è ancora lunga (stime 12-18 mesi) nonostante ci sia un intenso sforzo di ricerca a livello globale, con cooperazione fra i Paesi;
  2. aumentare γ, cioè aumentare il tasso di rimozione degli infettivi. Questo può essere ottenuto con
    1. terapie più efficaci, che possano migliorare la guarigione. Queste sono in continua evoluzione e ci si augura che giungano in tal senso risultati importanti;
    2. miglioramento della capacità di individuazione degli infettivi e loro istantaneo isolamento. In questo modo vengono sottratti individui al gruppo degli infettivi che possono entrare in contatto con i suscettibili. Questo è uno degli interventi adottati nel modello Corea del Sud, dove sono stati largamente incentivati i tamponi ed i metodi – anche con le moderne tecnologie informatiche – per individuare anche gli infettivi asintomatici;
  3. diminuire β, cioè ridurre le occasioni di contagio attraverso diverse strategie:
  • migliorare l’educazione igienico-sanitaria, in modo da esporre le singole persone ad una probabilità ridotta di entrare in contatto con il virus;
  • ridurre al massimo la possibilità di incontro fra le persone, limitando quindi la possibilità che un infettivo possa contagiare un suscettibile;
  • utilizzare dispositivi di protezione individuale (mascherine) che fungano da barriera al diffondersi del virus attraverso le vie aeree (da parte degli individui infettivi) e alla possibilità di assorbimento da parte di suscettibili sani.

Si coglie quindi l’utilità degli interventi che stanno adottando gli organi governativi per tentare di ridurre la trasmissione e diffusione del virus

Allo stato attuale il valore di R0 stimato su base nazionale è di circa 1,20 (dato al 09/04/2020), come si può vedere dal grafico qui riportato (fonte: https://covstat.it/). Purtroppo è ancora alto.

Questo testimonia che siamo ancora in una fase di crescita dell’epidemia, anche se il tasso dei contagi giornalieri è inferiore rispetto all’inizio. Se consideriamo gli sforzi che stiamo facendo per trovarci comunque ancora in presenza di un parametro che indica la diffusione e non la contrazione del virus, si comprende come sia necessario non abbassare la guardia e prevedere strategie ulteriori. La strada da percorrere è ancora lunga.

In questo, emerge che i modelli matematici rappresentano un utile strumento a disposizione di chi governa come supporto nel processo decisionale di adottare strategie di lotta all’epidemia. L’utilizzo principale non riguarda quello di stimare in modo assoluto i valori delle varie grandezze in gioco, comunque affetti da margini di errore (numero di contagiati, di rimossi, ovvero valore dei parametri γ, β, R0), quanto quello di poter mettere a confronto scenari diversi e valutarne le prestazioni in termini di contenimento della diffusione dell’epidemia. I politici che devono prendere le decisioni in questo contesto di emergenza devono tenere in considerazione diversi aspetti, tra i quali ve ne sono alcuni che presentano anche interessi conflittuali come:

  • la tutela della salute
  • la necessità di garantire i beni primari per la popolazione
  • la necessità di mantenere un equilibrio sociale
  • la necessità di mantenere in piedi l’economia

Le strategie possibili volte a modificare i comportamenti (come quelle già intraprese chiusura delle scuole, delle aziende, divieti di assembramenti, obbligo di rimanere a casa, obbligo di usare le mascherine, e quelle che saranno necessarie verso la graduale ripresa della vita ed attività quotidiane) dovranno essere individuate con il supporto della comunità scientifica, del punto di vista degli economisti e delle varie parti interessate in causa. La loro incisività, l’entità della popolazione su cui agiranno, potranno consentire in ultima analisi in maniera più o meno significativa la riduzione di R0, e quindi anche la possibilità di successo all’ uscita da questo stato di emergenza. La stima dei risultati attesi, ottenibile con i modelli matematici, è un ulteriore supporto al politico che, guidato dai principi costituzionali e valutati gli interessi in gioco per il Paese nel suo complesso, dovrà decidere la deliberazione di provvedimenti, anche draconiani, che consentano di rendere efficaci le strategie individuate.

 

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager Nord Pas

gestione ambientale

“Per il buon marinaio, non esiste vento sfavorevole”.

Questa frase campeggia all’ingresso di una florida azienda che visito frequentemente per lavoro. Una trasposizione di quella originaria di Seneca
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”
Come a  voler evidenziare che il timoniere di quell’azienda sa bene dove vuole andare e sa sempre trovare il modo di arrivarci. Buon marinaio, buon imprenditore.

Ritengo che il buon marinaio debba possedere però anche un’altra virtù.

Penso a Chay Blyth, velista scozzese che nel 1971, primo uomo al mondo, ha compiuto in solitaria il giro del globo in verso contrario a quello dei venti dominanti. 292 giorni con andatura di bolina, avverso alla direzione del vento. Chay Blyth è un buon marinaio. Quando si è trovato ad attraversare l’Oceano Pacifico, tra l’Australia e il Sud America, a 50° di latitudine sud (zona dei “50 urlanti”) ha affrontato tempeste terribili, con onde spaventose (Chay Blyth – Il viaggio impossibile – Mursia Editore). Alle prime avvisaglie di tempesta ha ammainato le vele, non preoccupandosi del rallentamento della barca, né della direzione che questa avrebbe assunto durante la tempesta. Imperativo era rimanere vivi e non imbarcare acqua, per non affondareLa tempesta non è un vento favorevole.

tempesta seneca

È arrivata la tempesta del coronavirus.

Non siamo stati capaci di percepire le prime avvisaglie. Siamo rimasti al timone, con le vele spiegate. Non ci si può fermare, bisogna far crescere l’economia, altrimenti scende la Borsa e sale lo spread. Non ci siamo resi conto delle conseguenze. Oggi, dopo che l’epidemia è scoppiata, dopo che si è ingrandita a pandemia, ci siamo decisi ad ammainare le vele, far rallentare l’economia e scendere sottocoperta – io resto a casa – e far passare la tempesta. Ma le conseguenze saranno pesanti. Domani, quando il coronavirus sarà sconfitto, il nostro modo di vivere non sarà più lo stesso.

Saremo capaci di fare tesoro di questa tempesta per cambiare in modo virtuoso?

imparare a navigare

Oggi disponiamo di scienza, conoscenza e tecnologia. Anche se ancora non esiste un vaccino per questo virus, gli scienziati sanno come si diffonde. I primi modelli matematici attendibili che descrivono le epidemie risalgono al 1925 (modello SIR di Kerman e McKendrick) e mettono in luce che c’è sempre una possibilità affinché un’epidemia non scoppi (effetto soglia, fenomeno la cui entità dipende dal tasso di virulenza e di guarigione della malattia). Abbiamo la capacità di individuare modelli che ci suggeriscono come evitare di superare la soglia di innesco. Abbiamo la conoscenza per individuare piani che rispettino i modelli. Disponiamo della tecnologia per attuare questi piani. Allora diventeremo tutti bravi a immaginare scenari di emergenza e individuare piani per fronteggiarla.

Ma tutto questo non basta.

Tutto questo non serve se non avremo la virtù di usare scienza, conoscenza e tecnologia a servizio di un Uomo in armonia con la Natura. La parola oggi ampiamente utilizzata, sostenibilità, vorrebbe intendere proprio questo.

È arrivata la tempesta del coronavirus.

La Natura ci sta avvisando. Ci può annientare in un attimo.

C’è la necessità di riconsiderare il nostro modo di vivere, il modo di fare Economia, il modo di usare le risorse del pianeta che abbiamo preso a prestito dai nostri figli. Serve la lungimiranza di sapersi garantire la possibilità di ammainare le vele, alle prime avvisaglie di tempesta, senza temere per il rallentamento della barca. Davanti a una pandemia tutta la razza umana è sulla stessa barca. Davanti a quello che escogiterà la Natura per annientarci se non la sapremo rispettare, tutta la razza umana sarà sulla stessa barca.

Il timoniere che vuole restare al timone con le vele spiegate durante la tempesta non è un bravo marinaio.

Pierosvaldo Savi

HSE Manager

gestione ambientale

Il mondo finanziario e le sue logiche cambieranno molto prima del clima: verso un  RATING ESG.

Ad affermarlo è Larry Fink (co-fondatore, ceo e presidente di BlackRock) che, nella sua lettera annuale ai ceo, mette nero su bianco come il cambiamento climatico stia portando a una profonda rivalutazione del rischio e del valore degli asset. E’ innegabile l’impatto delle politiche legate al clima sui prezzi, sui costi e sulla domanda dell’economia nel suo complesso.

Le banche centrali a loro volta stanno diventando sempre più sensibili al tema nella loro asset allocation e questo getta le basi per un ingente spostamento di capitali verso asset sostenibili.

Come la finanza cambierà le logiche HSE

“Sempre più clienti stanno cercando di riallocare i propri investimenti in strategie sostenibili” spiega ancora Fink. “Se il dieci per cento degli investitori globali lo facesse – o addirittura il cinque per cento – assisteremmo a massicci spostamenti di capitale”.  L’evoluzione sembra essere sempre più un capitalismo responsabile.

In questo contesto che ruolo deve avere l’asset management?

La parola chiave, secondo Fink, è trasparenza. Nel tempo gli investimenti sostenibili daranno più soddisfazioni ed è convinto che integrare la sostenibilità aziendale nei portafogli possa fornire agli investitori i migliori rendimenti.

Ancora una volta la sostenibilità ambientale e i criteri di valutazione ESG oriented si confermano al centro della scena sia in ambito di filosofia di investimento, di costruzione dei portafogli  e di risk management.

Cosa comporta questa evoluzione per le aziende?

Investire in sostenibilità semplifica e facilita l’accesso al mercato del credito e alle risorse finanziarie.

Il sistema creditizio sta dando segnali chiari: presto il rating bancario non si baserà più solo su dati quantitativi ma diventeranno sempre più importanti i dati qualitativi, che in un futuro breve si tradurranno in un vero e proprio RATING DI SOSTENIBLITA’.

E’ quanto annunciato dal ceo dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, in occasione dell’iniziativa Intesa Sanpaolo motore per lo sviluppo sostenibile e inclusivo”. “Siamo pronti a finanziare le aziende italiane che decidono di investire in questo settore perche’ riteniamo che la somma destinata dalla Commissione europea sarebbe di circa 150 mld e noi possiamo tranquillamente sostenere 50 mld di supporto alle aziende italiane che vogliono investire in questo settore”, ha comunicato il top manager. ”

Avendo investito per primi nella economia circolare siamo riusciti a finanziere molte aziende che su questo si sono dedicate e secondo me lavorare su queste tematiche e’ un volano di sviluppo per il Paese. Oggi tutti i grandi investitori istituzionali guardano con grande interesse a queste tematiche che rappresentano il futuro.”

Gestire e misurare per agevolare la rendicontazione.

Nasce quindi l’esigenza per le aziende di gestire e misurare dati nuovi a supporto di una corretta ed efficace rendicontazione degli interventi a favore della sostenibilità aziendale. Nord Pas  possiede le competenze e strumenti specifici per supportare le aziende in questo delicato passaggio, verso uno sviluppo sostenibile.

Oltre 20 anni di esperienza e una solida rete di partner strategici ci rende l’interlocutore ideale per implementare i sistemi di rendicontazione di parametri sia tecnici che qualitativi. In particolare disponiamo di uno strumento digitale per la redazione del Bilancio di Sostenibilità.

    • Conosci le logiche ESG ?
    • Sai quali sono i pilastri della sostenibilità?

 

gestione ambientale
Il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha comunicato il 09 gennaio 2020 che il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD), allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 dicembre 2018, è confermato e dovrà essere utilizzato per le dichiarazioni da presentare, entro il 30 aprile 2020, con riferimento all’anno 2019.

deposito incontrollato rifiuti

La struttura del Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD)

Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD) 2020 sarà articolato come per precedente modello del 2019, secondo le istruzioni del Decreto del Presidente del Consiglio del 24 dicembre 2018, pubblicato sulla G.U. del 22 febbraio 2019.

IL MUD 2020 sarà così organizzato:

  • Struttura del modello in 6 Comunicazioni:
    • Comunicazione Rifiuti
    • Comunicazione Veicoli Fuori Uso
    • Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
    • Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
    • Comunicazione Rifiuti Urbani, Assimilati e raccolti in convenzione
    • Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
  • Informazioni da trasmettere.
  • Soggetti obbligati alla presentazione del MUD, che sono quelli definiti dall’articolo 189 comma 3 del D.lgs. 152/2006 ovvero trasportatori, intermediari senza detenzione, recuperatori, smaltitori, produttori di rifiuti pericolosi, produttori di rifiuti non pericolosi da lavorazioni industriali, artigianali e di trattamento delle scorie con più di 10 dipendenti, Comuni.
  • Modalità per l’invio delle comunicazioni: in particolare le Comunicazioni Rifiuti, RAEE, Imballaggi, Veicoli fuori uso vanno inviate via telematica tramite il sito www.mudtelematico.it; la comunicazione rifiuti semplificata va compilata tramite il sito mudsemplificato.ecocerved.it e trasmessa via PEC all’indirizzo comunicazionemud@pec.it.

Maggiori informazioni possono essere reperite alla pagina dedicata del Ministero: qui.

registri carico scarico rifiuti

Cosa fare entro il 30 aprile 2020

Nord Pas dispone di tecnici qualificati nella materia ambientale, ed in particolare nella gestione dei rifiuti , che possono supportare la clientela ad ottemperare agli obblighi normativi sopraelencati: il servizio parte dall’analisi del ciclo produttivo e comprende classificazione e caratterizzazione del rifiuto per arrivare agli adempimenti formali, come la tenuta dei registri di carico e scarico e il MUD. Nei prossimi mesi, i clienti convenzionati possono consegnare a Nord Pas copia dei registri di carico e scarico e i nostri tecnici provvederanno all’invio del MUD entro il 30 aprile 2020.

E’ importante ricordare che, come trattato in un precedente articolo, il legislatore ha ricompreso fra tutti gli illeciti individuati dal D.Lgs. 231/01 anche i reati relativi alle violazioni ascrivibili al ciclo dei rifiuti (es. raccolta, trasporto, recupero, smaltimento di rifiuti senza autorizzazione, traffico illecito di rifiuti…) prevendendo sanzioni pecuniarie e sanzioni amministrative interdittive fino a 2 anni. Il riferimento è all’art. 25 undecies che tratta esplicitamente dei Reati ambientali (Articolo introdotto dal d.lgs. n. 121 del 7 luglio 2011) richiamando esplicitamente le previsioni del D.Lgs 152/2006 (Norme in materia ambientale) e di altre normative specifiche.

Per questa ragione è importante avere uno strumento come Q-81 HSE WEB APP con il quale è possibile tenere sotto controllo le scadenze relative al ciclo dei rifiuti come la Dichiarazione Ambientale (MUD) con il modulo Segnalazioni, Non Conformità, Azioni

gestione ambientale

Due provvedimenti autorizzativi in tema ambientale dal nome simile (Autorizzazione Integrata Ambientale: AIA e Autorizzazione Integrata Ambientale: AUA) ma con contenuto e finalità differenti.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale – AIA

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è l’autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per rispettare i principi che vanno sotto il nome di Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC, ovvero “prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento”) dettati dall’Unione europea a partire dal 1996 con la Direttiva 96/61/CE. Il riferimento normativo attuale in Italia è il D.Lgs. 128/2010, che ha modificato ed integrato il Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), insieme al successivo D.Lgs. 46/2014.

L’AIA si applica alle attività di cui all’allegato VIII, parte seconda del decreto D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e prevede misure, definite BAT (Best Available Techniques, migliori tecniche disponibili), intese a ridurre quanto più possibile l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, nonché la produzione di rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente.

L’AIA sostituisce le seguenti autorizzazioni ambientali, di cui all’Allegato IX alla parte seconda del Decreto Legislativo 152/2006:

  • autorizzazione alle emissioni in atmosfera, fermi restando i profili concernenti aspetti sanitari  (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte V, Titolo I );
  • autorizzazione allo scarico (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., parte III, Titolo IV, Capo II);
  • autorizzazione unica smaltimento e recupero rifiuti (D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., art. 208 e 210);
  • autorizzazione allo smaltimento degli apparecchi contenenti PCB-PCT (D. Lgs. 209/1999);
  • autorizzazione all’utilizzo in agricoltura dei fanghi di depurazione (D. Lgs. 99/1992).
  • autorizzazione allo scarico rilasciata dal Magistrato alle Acque di Venezia, limitatamente alle condizioni di esercizio degli scarichi idrici e alle modalità di controllo di tali condizioni (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96, convertito con modificazioni nella legge 31 maggio 1995, n. 206, articolo 2, comma 2)

L’azienda ottiene quindi un’autorizzazione integrata perché relativa a più aspetti ambientali e alla loro interazione.

certificazione ambientale aia normativa ambiente contro emissioni gas serra

A quali aziende si applica l’AIA?

Un’azienda rientra nella procedura di AIA quando le sue caratteristiche trovano specifica rispondenza ai requisiti stabiliti in Allegato VIII (impianti di competenza regionale) ed in Allegato XII (impianti di competenza statale) alla parte seconda del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.

Per l’AIA sono individuate le seguenti categorie industriali:

  • attività energetiche;
  • produzione e trasformazione di metalli;
  • industria dei prodotti minerari;
  • industria chimica;
  • gestione dei rifiuti;
  • altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie…).

A chi va richiesta l’autorizzazione AIA?

Il D.Lgs. 152/2006 definisce compiutamente le soglie di competenza al rilascio dell’AIA. Al di sotto di certi livelli di soglia l’Autorità competente al rilascio dell’AIA è la Regione. Una volta superati gli stessi limiti, la competenza diventa statale in capo al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di Roma.

Durata del provvedimento AIA

In genere la durata dell’AIA, secondo quanto introdotto dal D. Lgs. 46/2014, è di 10 anni con qualche eccezione tra cui si segnala l’estensione a 12 se l’impianto è certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001 e 16 anni se l’impianto è registrato ai sensi del Regolamento CE n 1221/2009 (EMAS).

L’Autorizzazione Unica Ambientale – AUA

Definizione

L’Autorizzazione Unica Ambientale è un provvedimento disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 59 del 13 marzo 2013 che ricomprende tutti i titoli abilitativi in campo ambientale di cui un’impresa ha bisogno per iniziare o e/o proseguire la sua attività. Essa va a sostituire vari atti di comunicazione, notifica ed autorizzazione previsti dalla legge in materia ambientale, indicati sinteticamente di seguito:

  1. autorizzazione agli scarichi di cui al capo II del titolo IV della sezione II della Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  2. comunicazione preventiva di cui all’articolo 112 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per l’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e delle acque reflue provenienti dalle aziende ivi previste;
  3. autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti di cui all’articolo 269 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  4. autorizzazione generale di cui all’articolo 272 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
  5. comunicazione o nulla osta di cui all’articolo 8, commi 4 o comma 6, della legge 26 ottobre 1995, n. 447;
  6. autorizzazione all’utilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione in agricoltura di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99;
  7. comunicazioni in materia di rifiuti di cui agli articoli 215 e 216 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Il principale vantaggio di questa procedura è il minor costo organizzativo per le imprese, che dovranno formulare una sola richiesta, per via telematica, ad un interlocutore unico; inoltre, questa autorizzazione ha una durata di quindici anni a partire dalla data di rilascio, superiore a quella ottenibile richiedendo singolarmente le autorizzazioni.

A quali aziende si applica l’AUA?

L’AUA si applica alle categorie di imprese di cui all’art. 2 del DM 18 aprile 2005, nonché agli impianti non soggetti alle disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA).

L’AUA non si applica ai progetti sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) laddove la normativa statale e regionale disponga che il provvedimento finale di VIA comprende e sostituisce tutti gli altri atti di assenso in materia ambientale.

autorizzazione ambientale unica integrata

A chi va richiesta l’autorizzazione AUA?

I gestori degli impianti di cui al campo di applicazione, presentano domanda telematica di AUA allo Sportello Unico Per Le Attività Produttive (SUAP) della provincia (o altro ente sostitutivo) nel caso in cui siano assoggettati al rilascio, al rinnovo o all’aggiornamento di almeno una delle autorizzazioni sopraddette.

E’ fatta comunque salva la facoltà dei gestori degli impianti di non avvalersi dell’AUA nel caso in cui si tratti di attività soggette solo a comunicazione, ovvero ad autorizzazione di carattere generale, ferma restando la presentazione della comunicazione o dell’istanza per il tramite del SUAP.

Durata del provvedimento AUA

L’AUA ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio. Il rinnovo deve essere chiesto almeno 6 mesi prima della scadenza.

Il servizio di Nord Pas

Nord Pas dispone di tecnici qualificati in campo ambientale che possono supportare l’azienda nell’ottenimento delle autorizzazioni ambientali: relazioni con gli enti pubblici, stesura della documentazione, implementazione delle migliori tecnologie possibili per il contenimento e la riduzione dell’inquinamento. Inoltre, Nord Pas collabora con laboratori accreditati per l’esecuzione di rilievi e misurazioni di emissioni in atmosfera, analisi delle acque e del suolo, caratterizzazione dei rifiuti.

Il mantenimento delle autorizzazioni, le scadenze da rispettare e i documenti relativi possono essere facilmente gestiti ed archiviati in Q-81 HSE WEB APP con il modulo “Segnalazioni, Non conformità, Azioni“.

gestione ambientale

Riassumiamo in questo articolo le novità relative all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, uscite nell’ultimo mese.

La prima è la Deliberazione del 25 giugno 2019, emessa in due parti:

  • la prima con il protocollo n. 3, riguarda i requisiti del Responsabile tecnico, ovvero la figura che assicura la corretta gestione dell’attività dell’impresa iscritta all’albo nel rispetto delle varie norme in materia ambientale. La deliberazione apporta delle modifiche alla precedente Deliberazione 6 del 30 maggio 2017, che per prima ha definito i requisiti che deve avere questa figura;
  • la seconda con il protocollo n. 4, detta i criteri e le modalità di svolgimento delle verifiche (sedi, modalità di iscrizione, composizione della commissione d’esame, attribuzione dei punteggi etc.) per la qualifica di responsabile tecnico.

La seconda è la circolare n. 6 del 10 luglio, che specifica come il codice CER 200307 (rifiuti ingombranti) possa essere attribuito anche ai rifiuti prodotti da imprese iscritte nella categoria 2-bis (produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti, nonché i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti pericolosi in quantità non eccedenti trenta chilogrammi o trenta litri al giorno di cui all’articolo 212, comma 8, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) e che svolgano attività di vendita, produzione e montaggio di mobili da cucina, arredamento in genere e complementi d’arredo.

deposito incontrollato rifiuti

La delibera del 24 luglio ha interessato un categoria particolare ovvero le imprese che intendono svolgere  per l’attività di raccolta e trasporto di rifiuti costituiti da mozziconi di prodotti da fumo: sono state stabilite dall’Albo le dotazioni minime per l’iscrizione nella Categoria 1 e il codice CER da attribuire ai rifiuti (EER 20 03 99).

L’ultima novità riguarda le circolari del 24 luglio (Circolare n.7 e Circolare n.8), che interessano le imprese che posseggono veicoli in locazione o comodato e definiscono le corrette procedure di comunicazione ed invio di idonea documentazione, per il mantenimento del veicolo stesso come “iscritto all’albo” e dunque utilizzabile.

Nord Pas dispone di tecnici qualificati nella materia ambientale, ed in particolare nella gestione dei rifiuti,  che possono supportare la clientela ad ottemperare alle novità normative sopra elencate. Inoltre, con Q-81 HSE WEB APP è possibile tenere sotto controllo le scadenze relative all’iscrizione all’Albo con il modulo Segnalazioni, Non Conformità, Azioni.

 

gestione ambientale

La decisione della Giunta della Provincia Autonoma di Trento

Il 12 giugno, la Giunta della Provincia Autonoma di Trento, con l’approvazione del disegno di legge recante: “Modificazioni della legge provinciale 17 settembre 2013, n. 19 (Legge provinciale sulla valutazione d’impatto ambientale 2013)”, ha dato il via libera al nuovo Provvedimento Autorizzatorio Unico Provinciale (P.A.U.P.).

Il provvedimento riguarda l’adeguamento delle normativa provinciale alla riforma della V.I.A. che è stata approvata con il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 (Attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE, concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 9 luglio 2015, n. 114) che ha modificato il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo unico ambiente).

Come indicato nella relazione illustrativa del disegno di legge, La Giunta Provinciale ha inteso integrare nelle modifiche ulteriori disposizioni che “si inseriscono appieno nel processo di semplificazione dei procedimenti amministrativi intrapreso con la legge provinciale n. 2 del 2019, in quanto questo nuovo procedimento unico consentirà agli imprenditori che intendono realizzare un progetto sottoposto a VIA di acquisire contestualmente anche tutti gli altri titoli abilitativi necessari per la realizzazione e l’esercizio dello stesso, non solo di competenza provinciale”.

 

VIA PAUP ambientale Trento

La novità principale del disegno di legge è proprio il procedimento per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Provinciale (P.A.U.P.) in base al quale:

  • il proponente presenta la domanda trasmettendo in formato elettronico il progetto definitivo e tutta la documentazione necessaria per il rilascio dei titoli abilitativi che sono necessari per la realizzazione e l’esercizio del progetto e che individua in un elenco.
  • si avvia una fase di raccolta delle osservazioni degli interessati
  • tutte le amministrazioni fanno contemporaneamente l’istruttoria di propria competenza e domandano (una sola volta) al proponente le integrazioni eventualmente necessarie
  • avvio della conferenza di servizi (di durata non superiore a 120 giorni) durante la quale tutte le strutture provinciali e le amministrazioni interessate rendono le proprie determinazioni in modo univoco e vincolante.
  • stesura del rapporto istruttorio e adozione del PAUP da parte della Giunta provinciale.

Il P.A.U.P. è rilasciato dalla Giunta provinciale in esito alla conferenza di servizi sulla base delle posizioni prevalenti espresse in tale sede (si prevede il possibile ricorso in opposizione delle amministrazioni dissenzienti poste a tutela di interessi sensibili).

Esso non si sostituisce ai titoli abilitativi che comprende (la competenza al rilascio resta dunque in capo al soggetto competente). Infatti, dopo il suo rilascio i titoli abilitativi compresi nel P.A.U.P. proseguono autonomamente e quindi ogni ente è responsabile dei relativi controlli e può assumere i provvedimenti di autotutela eventualmente necessari.

La consulenza offerta da Nord Pas

All’interno di Nord Pas sono presenti competenze specifiche in ambito ambientale per il supporto alle aziende che devono rispondere a norme ambientali di tutti i livelli. Inoltre, nell’ambito della rete d’impresa HiSEMA, la collaborazione con 2A Ecogestioni consente di offrire servizi di elevata qualità per le imprese che devono richiedere provvedimenti autorizzativi come A.I.A., A.U.A. V.I.A e il nuovo P.A.U.P. per le aziende della Provincia di Trento.

Il caso del nuovo provvedimento richiesto dalla Giunta della Provincia Autonoma di Trento, mostra ancora una volta che, per le aziende, è vantaggioso utilizzare un software come Q-81 HSE WEB APP per tenere sotto controllo le scadenze e registrare tutte le attività necessarie a conseguire e mantenere i provvedimenti autorizzativi. I moduli dedicati a questi processi sono Segnalazioni, Non conformità, Azioni e il Tool Alert e Sincronizzazioni.

gestione ambientale

In un recente articolo pubblicato dal Messaggero Veneto il generale Maurizio Ferla, comandante del Comando carabinieri nazionale per la tutela ambientale, commentava: “Il Friuli Venezia Giulia è una regione virtuosa sotto il profilo della gestione del ciclo dei rifiuti, tuttavia non possiamo escludere che il problema [di traffici illeciti nazionali ed internazionali] prima o poi interessi questa regione”.
Il generale constatava che “la chiusura dei mercati del Sud est asiatico a plastiche e gomme ha comportato a chi doveva in qualche modo smaltire illecitamente questi rifiuti – non necessariamente organizzazioni mafiose – l’esigenza di affittare o occupare abusivamente dei capannoni industriali dismessi […] che, nella migliore delle ipotesi – ha concluso – vengono abbandonati, quando non incendiati”.
Proprio in ragione del livello di attenzione delle forze dell’ordine sul tema della gestione dei rifiuti è importante che le aziende del Friuli Venezia Giulia pongano interesse a processi e funzioni in essa coinvolti, non solo per le sanzioni previste dal Titolo VI bis del codice penale (noto come “Ecodelitti“) che ha molto ampliato il raggio d’azione del Comando per la tutela ambientale, ma anche per i risvolti in materia di responsabilità amministrativa degli enti (D.lgs 231/01). Di seguito un approfondimento su quest’ultimo aspetto.

deposito incontrollato rifiuti

Il D.lgs 231/01 e i reati ambientali del ciclo dei rifiuti

La mappatura dei potenziali illeciti amministrativi rappresenta il primo passo per una corretta implementazione di un Modello Organizzativo di Gestione e Controllo ex D.lgs 8 giugno 2001, n. 231. Essa è necessaria ad individuare quali siano, in funzione della realtà valutata, i potenziali illeciti amministrativi/condotte in cui l’Ente (Società/Impresa/Organizzazione anche priva di fini di lucro) potrebbe incappare.
Fra tutti gli illeciti individuati dal D.Lgs. 231/01 l’art. 25 undecies tratta esplicitamente dei Reati ambientali (Articolo introdotto dal d.lgs. n. 121 del 7 luglio 2011) richiamando esplicitamente le previsioni del D.Lgs 152/2006 (Norme in materia ambientale) e di altre normative specifiche.
Chiaramente il legislatore ha ricompreso in questo articolo anche i reati relativi alle violazioni ascrivibili al ciclo dei rifiuti (es. raccolta, trasporto, recupero, smaltimento di rifiuti senza autorizzazione, traffico illecito di rifiuti…) prevendendo sanzioni pecuniarie che arrivano a superare il milione di euro ma anche sanzioni amministrative interdittive fino a 2 anni.

 

Un recente esempio di applicazione dell’art. 25 undicies D.lgs 81/08 in materia di gestione dei rifiuti– il caso Canditfrucht s.p.a

Proprio una recente sentenza della Corte di Cassazione Penale del 06/05/2019, affrontando il ricorso dell’azienda Canditfrucht s.p.a, si è interessata della gestione dei rifiuti ed in particolare al “deposito in maniera incontrollata di ingenti quantitativi di rifiuti, (residuo della lavorazione degli agrumi, il c.d. “pastazzo”), in luoghi non autorizzati”. Tale deposito configura il “reato di traffico illecito di rifiuti di cui all’art. 260, comma 1 D.Lgs. 152/2006 (ora art. 452 terdecies cod.pen.)” e, come tale è perseguito anche ai sensi del D.lgs. 231/2001.
In breve, con sentenza del 17 settembre 2015, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, condannava la Canditfrucht s.p.a. al pagamento della sanzione di 70.000 euro in ordine all’illecito amministrativo di cui all’art. 25 undecies comma 2 lett. f e 8 del d.lgs. 231/2001 (capo C), relativo a due contestazioni (capi A e B) aventi entrambe ad oggetto il reato ex art. 260 comma 1 del d.lgs. 152/2006, ascritto agli amministratori e ai dipendenti della predetta società, i quali, agendo nell’interesse o a vantaggio della stessa, fra il 2012 e il 2013, avevano gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti, smaltendolo in discariche abusive e in altri luoghi non autorizzati, tra Barcellona Pozzo di Gotto e le aree limitrofe. Successivamente la sanzione amministrativa inflitta alla società era stata ridotta a euro 64.000, dalla Corte di appello di Messina.
La società Canditfrucht s.p.a aveva presentato ricorso contestando le caratteristiche del deposito non autorizzato tuttavia la Corte ha rigettato la contestazione mantenendo ferme le sanzioni pecuniarie comminate.

I sistemi di gestione ambientale

Per tutto quanto sopraddetto, appare pertanto importante per l’Ente, dotarsi di un sistema per mettere sotto controllo e gestire correttamente il proprio ciclo dei rifiuti e le condotte dei propri lavoratori in esso coinvolti (richiamati esplicitamente nella sentenza della Corte sopraccitata).
Una soluzione possibile, in analogia con quanto previsto dall’art.30 del D.lgs 81/08 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è l’implementazione di sistemi di gestione certificati secondo la norma ISO 14001 o l’ottenimento della registrazione EMAS. Tali schemi di certificazione, combinati con l’adozione di un MOGC, consentono all’ente di dimostrare efficacemente il rispetto della normativa vigente, presupposto delle norme volontarie, e l’esistenza di un sistema di controllo (e sanzione) sulle condotte personali dei lavoratori.
Q-81 HSE WEB APP è la soluzione ottimale per l’implementazione efficace di un sistema di gestione ambientale certificato. I moduli di Q-81 sono stati modellati dai tecnici di Nord Pas per consentire la piena tracciabilità e dimostrabilità di tutte le azioni intraprese nel ciclo di Deming (PDCA) per garantire, non solo la conformità legislativa (ad esempio attraverso il modulo di verifica dei Requisiti Applicabili) ma anche le azioni di controllo e miglioramento, attraverso il modulo Segnalazioni, Non Conformità, Azioni.
Nord Pas, inoltre, con i propri tecnici qualificati può ricoprire il ruolo di membro dell’Organismo di Vigilanza come già approfondito in un precedente articolo, avendo competenze multidisciplinari comprendenti, tra le altre, anche le tematiche ambientali.

gestione ambientale

Il modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) è stato aggiornato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 dicembre 2018 “Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2019.” Il nuovo MUD 2019 dovrà essere presentato dopo 120 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del D.P.C.M. quindi la consueta data di presentazione del 30 aprile slitterà al 22 giugno 2019.

Nord Pas 14000 fornisce questo servizio ai suoi clienti: per saperne di più clicca qui o contattaci direttamente.