sicurezza cantieri salute

E’ datato 25/05/2020 il nuovo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità che illustra le migliori modalità operative degli impianti in base alla caratteristica degli ambienti e al loro rischio intrinseco di diffusione del  droplet. Il documento riporta anche  indicazioni in merito alla pulizia e sanificazione degli impianti.

I principali destinatari di questo rapporto sono:

  • datori di lavoro,
  • gestori,
  • amministratori,
  • responsabili della sicurezza 
  • operatori di edifici pubblici e privati,
  • strutture comunitarie non sanitarie,
  • strutture alberghiere,
  • uffici,
  • locali adibiti ad attività sportive e scolastiche,
  • ambienti domestici, ecc. e le autorità sanitarie che a livello nazionale, regionale e locale sono preposte alla tutela della salute e sono coinvolte nella prevenzione e gestione dei rischi associati alla diffusione del virus SARS-CoV-2.

L’adeguamento alle condizioni contingenti, durante la cosiddetta fase due dell’emergenza che è stata preceduta da un lungo periodo di lockdown, comporta che non si possa prescindere da una “nuova percezione sociale degli ambienti indoor” che deve trovare una appropriata risposta nelle misure di contenimento del rischio di trasmissione del virus SARS-CoV-2 con idonee procedure di prevenzione e protezione. Una possibile trasmissione del contagio è dovuta alla dispersione di micro-goccioline (come meglio specificato in seguito) che possono essere veicolate dalla circolazione d’aria forzata dai sistemi di ventilazione e climatizzazione. In questo ambito, nel documento presentato vengono descritti i principali componenti di questi sistemi e vengono altresì fornite raccomandazioni operative per la gestione di questi impianti ai fini di ridurre le possibilità di contagio.

 

In sintesi definiamo  i principali argomenti del documento invitandovi a contattare NORDPAS per qualsiasi supporto pratico

 

Sistemi di ventilazione e di climatizzazione

Principalmente si fa riferimento a:

  • Unità di trattamento aria (UTA)
  • Ventilconvettori o unità terminali idroniche del tipo fan coil
  • Climatizzatori ad espansione diretta o del tipo a split
  • Climatizzatori portatili monoblocco
  • Cappe aspiranti e a ricircolo

 

Modalità di contagio aerogeno mediato dagli impianti di climatizzazione e ventilazione

Tra le possibili vie di trasmissione del virus SARS-CoV-2 vi sono, le goccioline (droplet), il bioaerosol (droplet nuclei) di origine respiratoria e, potenzialmente, il bioaerosol originato dagli impianti di scarico fecali (Figura 1).

trasmissione goccioline virus
fonte Rapporto ISS COVID-19 • n. 33/2020 del 25/05/2020

 

Raccomandazioni operative per la gestione degli impianti

Le seguenti indicazioni sono riferite ad impianti correttamente installati e oggetto di una regolare manutenzione e pulizia, conformi alla normativa vigente in materia, con particolare riguardo a sicurezza e igiene. Impianti obsoleti o vetusti, che non rispettino tali condizioni devono essere oggetto di un’adeguata manutenzione e pulizia prima del loro utilizzo.

Al fine di definire raccomandazioni operative per la gestione degli impianti di climatizzazione, deve essere tenuta in considerazione e valutata una matrice di rischio per la trasmissione di SARS-CoV-2, attraverso tali impianti.

livello di rischio in ambiente
fonte Rapporto ISS COVID-19 • n. 33/2020 del 25/05/2020

 

Conseguentemente, le raccomandazioni operative per l’appropriato utilizzo di un impianto di climatizzazione sono elencate di seguito, per tipologia di impianto (Tabella 10). Per quelle non comprese nell’elenco è possibile procedere per analogia, in relazione alle indicazioni generali riportate sopra. Le indicazioni sono riferite a ciascun impianto; nel caso siano presenti più impianti (es. ventilconvettori e aria primaria) è opportuno osservare le indicazioni valide per ciascuno di essi. Al fine di mantenere la separazione tra gli ambienti si raccomanda che le porte interne all’edificio siano mantenute chiuse.

raccomandazioni operative

rischio impianti
fonte Rapporto ISS COVID-19 • n. 33/2020 del 25/05/2020

 

Raccomandazioni operative per la ventilazione naturale

Le criticità esposte sopra sussistono anche nel caso di ventilazione naturale degli ambienti mediante l’apertura dei serramenti. Infatti, l’aria viene movimentata attraverso l’edificio per effetto della pressione differenziale tra le diverse aperture presenti. Ciò determina in generale lo spostamento dell’aria dagli ambienti sopravento verso quelli sottovento, con diffusione di aerosol tra ambienti adiacenti. Inoltre, nel caso di elevata intensità della ventilazione naturale, la velocità dell’aria in ambiente può essere significativa, determinando il trascinamento di goccioline di maggiore dimensione. Pertanto, in caso di ventilazione naturale degli ambienti è essenziale mantenere chiuse le porte interne all’edificio onde limitare la diffusione tra ambienti adiacenti.

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gestione ambientale

Cos’è la teoria delle reti 

In questi giorni la macchina produttiva del Paese sta scaldando i motori per la ripartenza dopo un mese di quarantena. I comitati scientifici invitano alla prudenza, per scongiurare il più possibile un ritorno dei contagi che sarebbe deleterio se non fatale per la nostra già debole economia. L’attenzione dei governatori, sia a livello locale che nazionale, è incentrata sul trovare soluzioni che consentano ai lavoratori di riprendere il loro posto in azienda, ed offrano nel contempo le garanzie che non vi siano possibilità di nuovi contagi. Nei prossimi giorni verranno senz’altro proposti protocolli che porteranno ad organizzare il lavoro in primis e la vita quotidiana poi, in questa direzione. Oltre alle varie soluzioni tecniche di prevenzione che verranno attuate, risulterà senz’altro strategico evitare con il massimo grado di efficacia che l’eventuale presenza di persone infette possa provocare un innesco di focolai, con conseguente ripresa dell’epidemia. In questo ambito risulta prioritario essere efficienti nell’isolare i casi infetti. Quindi l’efficienza dovrà riguardare:

  •       L’individuazione della persona infetta (diagnosi)
  •       L’isolamento dell’infetto e delle persone che vi sono venute a stretto contatto (tracciamento).

Non entreremo nel merito delle metodologie e tecnologie che verranno adottate per questo, ma intendiamo evidenziare come questo sia essenziale nella lotta alla ripresa di una diffusione, spiegandolo ancora una volta con la modellazione matematica delle epidemie.

Nei modelli classici di diffusione delle epidemie (leggi anche modello SIR e derivati in R0 e  matematica delle epidemie) si parte dal presupposto semplificativo che il tasso contagio sia un valore medio dei contatti fra suscettibili (S) e infettivi (I). Questo corrisponde ad assumere che le persone, mediamente, si comportino, per le possibilità di contagio, tutte allo stesso modo. Il “tasso netto di riproduzione” R0 di un’infezione (che indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo) che ne deriva dipende, nel modello, dalle caratteristiche di contagio e di guarigione (o rimozione degli infettivi) della malattia, ma non dai comportamenti della popolazione.

Una interpretazione più raffinata del fenomeno di diffusione si ottiene ricorrendo a modelli matematici più complessi. Fra questi prendiamo in considerazione quelli basati sulla teoria delle reti (network theory models). In questi modelli le persone vengono identificate da nodi connessi fra loro, dove ciascuna connessione sta ad individuare la relazione diretta che una persona può avere con un’altra. Questi stessi modelli possono descrivere reti di natura diversa, come ad esempio Internet (server/router collegati fisicamente fra loro), aeroporti e traffico aereo, abitazioni connesse alla rete di distribuzione dell’energia elettrica, le persone in contatto sui social, e così via.

Nel caso dell’utilizzo del modello per analizzare la diffusione delle epidemie sono rilevanti, quali parametri della rete, il numero di connessioni di ciascun nodo k, ed il coefficiente di trasmissibilità T. Il primo dipende dalla natura delle relazioni che vi sono fra le persone, e varia da nodo a nodo, mentre il secondo dipende in maniera intrinseca dalla malattia e indica con quale facilità avviene il contagio fra una persona e l’altra.

esempio reti

Esempi di 3 reti con gli stessi identici nodi, con lo stesso numero medio [k] di connessioni pari a 2: nella prima rete tutti i nodi hanno 2 connessioni, nella seconda i nodi hanno 1,2 o 3 connessioni, nella terza il numero di connessioni ha maggiore variabilità, ma il valor medio è ancora 2.

La risoluzione matematica della propagazione dell’epidemia in una rete casuale è stata studiata con la teoria della percolazione (cioè il lento movimento di un fluido attraverso un materiale poroso) [1].

In una rete complessa potremo individuare un valore medio di connessioni, indicato con ‹k› mentre il valore ‹k2›–‹k› è la varianza della distribuzione dei valori di k attorno al valor medio ‹k›.

Un risultato rilevante della teoria è che il tasso di riproduzione di base R0 è:

formula r0

Risulta quindi che reti con lo stesso numero di nodi, lo stesso valore medio di connessioni di ciascun nodo ‹k›, saranno caratterizzate da coefficienti R0 diversi se la distribuzione dei valori di k ha varianze diverse. Una rete che presenta una variabilità maggiore dei valori di k ha una varianza maggiore rispetto al valore medio ‹k› , risulta avere un R0 maggiore ed è quindi è più vulnerabile all’epidemia.

Un esempio illustrativo è riportato in figura (fonte: [2]):

fattore trasmissibilità

A parità di fattore di trasmissibilità T, la rete a destra ha una vulnerabilità, ovvero un tasso di riproduzione, più del doppio rispetto alla prima.

Questo risultato è estremamente interessante. Si pensi infatti alla rete come alla rappresentazione della struttura sociale di una popolazione, in cui un individuo entra in contatto con gli altri in base alle sue relazioni: familiari, colleghi di lavoro, amici, compagni di sport, individui appartenenti agli stessi gruppi (come la parrocchia, il centro ricreativo ecc.). I gruppi potranno essere collegati gli uni agli altri proprio attraverso l’appartenenza della stessa persona a più gruppi. I gradi di connessione tra i nodi in una rete saranno quindi distribuiti in modo assai variabile.

Una struttura sociale con ampia variabilità dei gradi di connessione risulta essere altamente vulnerabile ad un’epidemia. Osservando i grafici delle reti forse questo poteva apparire scontato. L’analisi matematica conferma questo dato.

Il distaccamento sociale e il ripristino delle attività quotidiane

In questi modelli risulta evidente come il distaccamento sociale, che comporta quindi la riduzione dei rami fra ciascun nodo e quindi la riduzione sia del valore medio ‹k› che della sua varianza, risulti essere la forma più efficace per il contenimento della diffusione del contagio.

Per quanto riguarda invece le strategie da adottare al ripristino delle attività e della “quotidianità”, i modelli offrono l’opportunità di valutarne l’efficacia qualora consentano di:

  • isolare (mettere in quarantena) persone (infette o prossime a persone infette)
  • sospendere alcune tipologie di contatti per proteggere dei gruppi (vengono immediatamente in mente le persone confinate nelle RSA, negli ospedali, ecc.)
  • individuare, una volta disponibile il vaccino, le persone da vaccinare per prime anche con lo scopo di proteggere il resto della popolazione.

VAX! come capire il fenomeno attraverso un gioco

Tali modelli possono essere anche ben compresi dal lato pratico attraverso un gioco: VAX! È un gioco on line sulla prevenzione delle epidemie. Nel gioco (consigliamo di provarlo, dopo aver letto le semplici regole), prima della partenza dell’epidemia si possono eliminare alcuni nodi dalla rete somministrando un vaccino.

vax gioco online

 Immagine di una rete del gioco online VAX! https://vax.herokuapp.com/game

In tal modo si spezzano i legami fra alcuni rami della rete. Successivamente parte l’epidemia e l’unica arma a disposizione è quelle di mettere in quarantena un individuo alla volta (si mettono in quarantena individui sani, generalmente prossimi ai contagiati, per evitare la propagazione del virus). Si comprende così quali possono essere i nodi strategici su cui agire per contenere la diffusione dell’epidemia e salvare il maggior numero di individui possibile.

Capire le diverse dinamiche a livello regionale

L’apprendimento della dinamica con cui si diffonde l’epidemia nella rete può anche fornire una chiave di interpretazione della differenza degli effetti dell’epidemia tra una regione e l’altra nel nostro Paese. Ne facciamo un cenno qualitativo. Pensiamo ad esempio alla Lombardia, caratterizzata da elevata densità di popolazione (con 10 milioni di persone, sono presenti quasi 1/6 della popolazione nazionale). La rete che descrive gli individui è senz’altro caratterizzata da elevata variabilità dei valori di connessione. Citiamo alcuni aspetti rilevanti che portano ad evidenziare questa variabilità:

  • molte persone vivono in grandi palazzi, in aree densamente popolate, quindi possono avere molti contatti;
  • ci sono alcuni milioni di lavoratori che si recano in aziende con centinaia o migliaia di lavoratori ciascuna, con uniformità di orario (si pensi all’ingresso negli spogliatoi negli orari di inizio/fine turno, alla pausa in mensa). Anche in tal caso i contatti (le connessioni) sono molteplici;
  • i mezzi di trasporto, soprattutto per recarsi al posto di lavoro (metropolitana a Milano, tram, autobus e mezzi pubblici in tutte le province), sono affollati, creando peraltro connessioni di un individuo (nodo) con gruppi diversi;
  • analogo discorso ai mezzi di trasporto vale per i locali pubblici.

Si possono analizzare con gli stessi criteri le regioni del Sud. Prendiamo ad esempio la Campania, che ha una densità di popolazione simile (circa 420 abitanti/km2), ma una struttura di contatti sicuramente diversa:

  • i grandi palazzi sono prevalentemente presenti nelle città di provincia, mentre sono meno presenti nelle periferie;
  • il numero e la concentrazione di aziende con centinaia di lavoratori sono sensibilmente inferiori;
  • i mezzi di trasporto sono meno utilizzati ed affollati rispetto a quelli lombardi mentre per la frequentazione di locali pubblici le differenze potrebbero essere meno marcate

Naturalmente nello sviluppo della diffusione dell’epidemia al sud un ruolo determinante lo ha giocato il ritardo con cui si sono avuti i primi contagi e la quasi simultanea applicazione delle norme di contenimento governative. Tuttavia il numero complessivo attuale di contagi (la Campania ne ha circa 1/15 della Lombardia) trova una parziale spiegazione anche nella struttura della rete dei contatti fra le persone, che per quanto suddetto quella della Lombardia presenta sia un valore medio ‹k› più elevato e una variabilità nei gradi di connessione ‹k2›-‹k› di ciascuna persona molto maggiore rispetto a quella della Campania. Il noto tasso netto di riproduzione R0 della struttura sociale lombarda è sicuramente più alto di quello della struttura sociale campana.

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager NordPas

Bibliografia.

[1] Lauren Ancel Meyers – Contact network epidemiology: bond percolation applied to infectious disease prediction and control; Bulletin of The American Mathematical Society – January 2007

 

[2] Lauren Ancel Meyers, University of Texas at Austin & Santa Fe Institute – Preventing the next pandemic – 2019 Stanislaw Ulam Memorial Lectures, Lecture 1 –

https://www.youtube.com/watch?v=vwVDJVbw10k&feature=youtu.be

gestione ambientale

R0 e matematica delle epidemie sono chiavi fondamentali nel processo decisionale e nella definizione delle strategie governative

La quarantena forzata che ognuno di noi sta vivendo in questo periodo di emergenza Coronavirus sta largamente favorendo la fruizione della rete e la presenza sui social dove, tra l’altro, siamo inondati di statistiche, grafici e previsioni sull’andamento dell’epidemia. Questo mondo di numeri, se ben interpretato, può aiutarci a capire la correlazione tra lo stato di avanzamento dei contagi e la necessità di intraprendere azioni, comportamenti e strategie – anche dolorose – per far finire tutto questo con il danno minore possibile. L’interpretazione di questi numeri passa, ovviamente, attraverso la matematica e nello specifico quella che viene ormai individuata come “matematica delle epidemie”, disciplina che fa innanzitutto riferimento alla possibilità di usare gli strumenti matematici per creare dei modelli in grado di descrivere in modo quantitativo la diffusione dei contagi all’interno di una data popolazione. In rete si trovano trattazioni esaustive sul tema, con approfondite descrizioni matematiche ad opera di illustri autori che fanno dello studio dei modelli la loro professione. Vorrei utilizzare lo spazio di questo breve articolo per entrare nell’essenza di questi modelli e del significato di R0 e aiutare a comprenderne l’utilità nel processo decisionale di deliberare le norme che ci obbligano oggi a modificare i nostri comportamenti.

 

parametro R0
Maggiore è R0, maggiore è il nr di contagi (omino VIOLA) per ciascun infettivo (omino GIALLO)

 

Il modello SIR

Un modello per lo studio della diffusione di un’epidemia in una popolazione, che oggi viene largamente utilizzato e che costituisce poi la base di ragionamento per sistemi più complessi, è il cosiddetto modello SIR, elaborato dagli scozzesi Kermack e McKendrick a partire dal 1927. Il modello parte dalla semplice idea di base di suddividere la popolazione costituita da un numero N di individui in tre gruppi:

  •          I suscettibili (indicati con S), cioè individui sani che potrebbero contrarre la malattia;
  •           Gli infettivi (indicati con I), che hanno contratto l’infezione e che sono quindi veicolo della malattia;
  •          I rimossi (“recovered” nel testo originale – indicati con R) che sono complessivamente i guariti, i deceduti e quelli messi in isolamento, che non possono quindi infettare un individuo suscettibile.

Si pongono alcune ipotesi semplificative (come spesso accade nei modelli matematici, si parte da situazioni semplificate per addivenire ad un primo risultato e applicare successivamente, per gradi, la rimozione delle semplificazioni), e precisamente:

  1. durante l’epidemia la popolazione non si riproduce, cioè non vi sono nuove nascite;
  2. durante l’epidemia la causa principale di morte è la malattia epidemica stessa;
  3. la popolazione è isolata, cioè non vi sono entrate o uscite rispetto all’esterno;
  4. la malattia non ha un periodo di incubazione;
  5. dopo la guarigione si acquisisce immediatamente l’immunità;
  6. tutti gli individui infetti sono ugualmente contagiosi, indipendentemente dal tempo trascorso dal contagio

Alcune di queste ipotesi sembrano molto restrittive (soprattutto la c), considerati gli ingenti movimenti di persone, sia sul piano nazionale che su quello internazionale, e la d), in quanto per il COVID-19 il periodo di incubazione può durare fino a 14 giorni; inoltre la e) non è dimostrata); ad ogni modo  è possibile ottenere una descrizione in termini matematici dell’andamento nel tempo delle tre classi di individui che sia attendibile rispetto a quanto si osserva fisicamente nella realtà. Per comprenderla, accenneremo brevemente alla costruzione del modello.

Si suppone che i suscettibili in un certo istante, S(t) entrino in contatto con gli infettivi I(t) in modo del tutto casuale e che la riduzione dei suscettibili (e quindi del loro passaggio a infettivi) sia proporzionale al prodotto S(t)*I(t) secondo un coefficiente di proporzionalità β.

La variazione degli infettivi sarà invece data dall’ incremento dovuto al passaggio da suscettibili e infettivi secondo quanto detto sopra, a cui andranno sottratti quelli che sono guariti, deceduti o sono stati messi in isolamento. In uno schema a blocchi:

beta e gamma

Il numero R(t) dei rimossi si suppone proporzionale al numero di infettivi S(t) secondo il coefficiente γ.

La traduzione in termini matematici delle variazioni delle grandezze sopra descritte porta alla stesura di un sistema di tre equazioni differenziali, che in questa trattazione soprassediamo.

La risoluzione di queste equazioni permette di evidenziare che i possibili sviluppi dell’epidemia sono regolati dal rapporto

γ fra il tasso di rimozione e il tasso di contagio. Innanzitutto si rileva che esiste un numero di suscettibili ST  che agisce da spartiacque fra l’esplosione o meno dell’epidemia. Questo valore è pari esattamente al rapporto suddetto ed è chiamato rapporto di soglia:

ST = γ/β

e sta ad indicare che se il numero S iniziale di suscettibili è minore del valore Sallora l’epidemia non si sviluppa e il numero degli infettivi diminuisce fino ad annullarsi. Se invece il numero iniziale di suscettibili S è maggiore di Sil numero iniziale di infettivi cresce, raggiungerà un massimo e poi l’epidemia comincerà ad attenuarsi fino all’ estinzione. A discapito, ovviamente, della popolazione dei suscettibili S, che si sarà ridimensionata. Per una migliore interpretazione del ruolo giocato dai due parametri γ e β è conveniente introdurre il parametro R0, del quale si è ampiamente parlato anche in trasmissioni televisive. Avendo indicato con il N il numero di individui all’inizio dell’epidemia (un attimo prima di rilevare la presenza di infettivi), si indica con R0 il numero:

R0 = N*β/γ

Questo numero assume il significato di “tasso netto di riproduzione” di un’infezione e indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo, nell’ipotesi che tutta la popolazione sia ancora suscettibile.

Per le stesse considerazioni fatte in relazione all’effetto soglia, risulta che:

se R0 > 1 l’epidemia si scatena

se R0 < 1 l’epidemia regredisce e si estingue senza diffusione.

Nei due casi, lo sviluppo nel tempo del numero degli infettivi assume, qualitativamente l’andamento illustrato nel grafico:

curva beta e gamma

I due parametri β e γ dipendono sia dalla natura del virus che provoca l’epidemia, sia dai comportamenti della popolazione

Nel caso del Coronavirus, secondo stime dell’OMS sui primi dati disponibili dello sviluppo dell’epidemia in Cina, Rpuò avere valori variabili da 1,4 a 2,5. Sembra poco, ma gli sforzi da compier per ridurre il parametro e ricondurre la dinamica degli infettivi a seguire la curva inferiore del grafico anziché quella superiore sono notevoli.

Poiché Rdipende da γ e β, oltre che dal numero di individui inizialmente suscettibili (N), è ovvio chiedersi come si possa intervenire per modificare i parametri. Le strategie possibili sono:

  1. diminuire N, cioè la popolazione potenzialmente suscettibile all’istante 0, quello in cui comincia a svilupparsi l’epidemia. Questo si può ottenere con l’introduzione di un vaccino, che toglierebbe appunto possibilità al virus di contagiare persone. Questa strada, a detta degli scienziati, purtroppo è ancora lunga (stime 12-18 mesi) nonostante ci sia un intenso sforzo di ricerca a livello globale, con cooperazione fra i Paesi;
  2. aumentare γ, cioè aumentare il tasso di rimozione degli infettivi. Questo può essere ottenuto con
    1. terapie più efficaci, che possano migliorare la guarigione. Queste sono in continua evoluzione e ci si augura che giungano in tal senso risultati importanti;
    2. miglioramento della capacità di individuazione degli infettivi e loro istantaneo isolamento. In questo modo vengono sottratti individui al gruppo degli infettivi che possono entrare in contatto con i suscettibili. Questo è uno degli interventi adottati nel modello Corea del Sud, dove sono stati largamente incentivati i tamponi ed i metodi – anche con le moderne tecnologie informatiche – per individuare anche gli infettivi asintomatici;
  3. diminuire β, cioè ridurre le occasioni di contagio attraverso diverse strategie:
  • migliorare l’educazione igienico-sanitaria, in modo da esporre le singole persone ad una probabilità ridotta di entrare in contatto con il virus;
  • ridurre al massimo la possibilità di incontro fra le persone, limitando quindi la possibilità che un infettivo possa contagiare un suscettibile;
  • utilizzare dispositivi di protezione individuale (mascherine) che fungano da barriera al diffondersi del virus attraverso le vie aeree (da parte degli individui infettivi) e alla possibilità di assorbimento da parte di suscettibili sani.

Si coglie quindi l’utilità degli interventi che stanno adottando gli organi governativi per tentare di ridurre la trasmissione e diffusione del virus

Allo stato attuale il valore di R0 stimato su base nazionale è di circa 1,20 (dato al 09/04/2020), come si può vedere dal grafico qui riportato (fonte: https://covstat.it/). Purtroppo è ancora alto.

Questo testimonia che siamo ancora in una fase di crescita dell’epidemia, anche se il tasso dei contagi giornalieri è inferiore rispetto all’inizio. Se consideriamo gli sforzi che stiamo facendo per trovarci comunque ancora in presenza di un parametro che indica la diffusione e non la contrazione del virus, si comprende come sia necessario non abbassare la guardia e prevedere strategie ulteriori. La strada da percorrere è ancora lunga.

In questo, emerge che i modelli matematici rappresentano un utile strumento a disposizione di chi governa come supporto nel processo decisionale di adottare strategie di lotta all’epidemia. L’utilizzo principale non riguarda quello di stimare in modo assoluto i valori delle varie grandezze in gioco, comunque affetti da margini di errore (numero di contagiati, di rimossi, ovvero valore dei parametri γ, β, R0), quanto quello di poter mettere a confronto scenari diversi e valutarne le prestazioni in termini di contenimento della diffusione dell’epidemia. I politici che devono prendere le decisioni in questo contesto di emergenza devono tenere in considerazione diversi aspetti, tra i quali ve ne sono alcuni che presentano anche interessi conflittuali come:

  • la tutela della salute
  • la necessità di garantire i beni primari per la popolazione
  • la necessità di mantenere un equilibrio sociale
  • la necessità di mantenere in piedi l’economia

Le strategie possibili volte a modificare i comportamenti (come quelle già intraprese chiusura delle scuole, delle aziende, divieti di assembramenti, obbligo di rimanere a casa, obbligo di usare le mascherine, e quelle che saranno necessarie verso la graduale ripresa della vita ed attività quotidiane) dovranno essere individuate con il supporto della comunità scientifica, del punto di vista degli economisti e delle varie parti interessate in causa. La loro incisività, l’entità della popolazione su cui agiranno, potranno consentire in ultima analisi in maniera più o meno significativa la riduzione di R0, e quindi anche la possibilità di successo all’ uscita da questo stato di emergenza. La stima dei risultati attesi, ottenibile con i modelli matematici, è un ulteriore supporto al politico che, guidato dai principi costituzionali e valutati gli interessi in gioco per il Paese nel suo complesso, dovrà decidere la deliberazione di provvedimenti, anche draconiani, che consentano di rendere efficaci le strategie individuate.

 

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager Nord Pas

sicurezza cantieri salute

E’ stata introdotta già nel 2017 l’informativa che regolamenta il cosiddetto SMART WORKING (o lavoro agile)

Allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di  vita  e  di lavoro, la legge 81 del 22 maggio 2017 ha promosso il lavoro agile  quale modalità di esecuzione  del rapporto di lavoro subordinato  – stabilito  mediante  accordo  tra  le parti – anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e  obiettivi e senza precisi vincoli di orario  o  di  luogo  di  lavoro,  con  il possibile  utilizzo  di  strumenti  tecnologici  per  lo  svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene  eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una  postazione  fissa,  entro  i  soli  limiti  di  durata   massima dell’orario di lavoro  giornaliero  e  settimanale,  derivanti  dalla legge e dalla contrattazione collettiva.”

L’emergenza COVID-19 ha accelerato e incentivato l’utilizzo dello SMART WORKING

L’emergenza che si è venuta a creare con la diffusione del Coronavirus nel nostro Paese ha dato una reale incentivazione a questa forma di lavoro, tanto da farla divenire una modalità del tutto comune fra chi opera nel campo dei servizi, nel campo delle libere professioni e comunque in tutte le attività che normalmente vengono svolte in ufficio.

La art. 15 del tu sulla sicurezza Legge 81/2017, all’art. 22, richiama la Sicurezza sul lavoro, ribadendo che “il datore di lavoro garantisce la  salute  e  la  sicurezza  del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile e a tal fine consegna al lavoratore e al  rappresentante  dei  lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa  scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i  rischi  specifici connessi alla particolare modalità di  esecuzione  del  rapporto  di lavoro.

Viene inoltre ribadito, al comma 2 dello stesso articolo, che “il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle  misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro  per  fronteggiare  i rischi connessi  all’esecuzione  della  prestazione  all’esterno  dei locali aziendali.

smart working

 

C’è però un quesito fondamentale che si sta facendo spazio nella realtà:

Qual è la differenza tra SMART WORKING  e TELELAVORO?

 Le 2 attività hanno regolamentazioni diverse ed è pertanto importante distinguerle e capire qual è il reale caso aziendale per rispondere adeguatamente.

Smart working e telelavoro: le due differenti modalità lavorative hanno sicuramente dei punti di contatto ma anche notevoli differenze. Le differenze partono dalla normativa e dalla natura CONTRATTUALE.

Per Smart Working, o lavoro agile, si intende una modalità lavorativa di rapporto di lavoro subordinato in cui c’è un’assenza di vincoli a livello di orario e di spazio.

L’organizzazione avviene per fasi, cicli e obiettivi ed è stabilita con un accordo tra dipendente e datore di lavoro.

Il termine inglese “smart” si riferisce all’obiettivo migliorare produttività del lavoratore grazie alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

La legge che regola il lavoro agile in Italia è la numero 81 del 2017.

La flessibilità organizzativa e la volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale sono i due punti cardine.

L’utilizzo di mezzi adatti a svolgere parte del lavoro anche in altri luoghi diversi dalla sede ordinaria è un altro requisito fondamentale e comune anche alla pratica del telelavoro, che è possibile solamente con strumenti che permettono di lavorare da remoto quali pc, tablet, smartphone ecc.

Altri dettagli sono contenuti negli articoli 18-24 della medesima legge.

Tra questi possiamo citare:

  • la responsabilità del datore di lavoro sulla sicurezza del lavoratore;
  • le regole per gli accordi tra le parti;
  • la parità di trattamento economico e normativo tra chi lavora in modalità agile e chi svolge le sue mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda;
  • il potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore;
  • l’obbligo per il datore di lavoro di presentazione dell’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro;
  • le regole sulla copertura assicurativa del lavoratore.

La differenza principale tra lavoro agile e telelavoro è che il secondo presuppone che il lavoratore abbia una postazione fissa che però si trova in un luogo diverso dall’azienda.

Si può riscontrare una maggiore rigidità che si traduce non solo sul piano spaziale, ma anche su quello temporale: nel caso del telelavoro gli orari sono più rigidi e, di norma, ricalcano quelli stabiliti per il personale che svolge le stesse mansioni all’interno dell’azienda (e anche in questo caso è necessario un accordo scritto delle parti, lavoratore e datore di lavoro).

Per il Telelavoro ricorriamo al D.Lgs. 81/08

  1. A  tutti  i  lavoratori  subordinati  che  effettuano  una  prestazione  continuativa  di  lavoro  a  distanza,  mediante collegamento informatico e telematico, compresi quelli di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999,  n.  70 (N) ,  e  di  cui  all’Accordo-Quadro  Europeo  sul telelavoro  concluso  il  16  luglio  2002,  si  applicano  le disposizioni di cui al Titolo VII (videoterminali), indipendentemente dall’ambito in cui si svolge la prestazione stessa. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle  disposizioni  di  cui  al  Titolo  III.  I  lavoratori  a  distanza  sono  informati  dal  datore  di  lavoro  circa  le  politiche aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare in ordine alle esigenze relative ai videoterminali ed  applicano  correttamente  le  Direttive  aziendali  di  sicurezza.  Al  fine  di  verificare  la  corretta  attuazione  della normativa  in  materia  di  tutela  della  salute  e  sicurezza  da  parte  del  lavoratore  a  distanza,  il  datore  di  lavoro,  le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro nei limiti della  normativa  nazionale  e  dei  contratti  collettivi,  dovendo  tale  accesso  essere  subordinato  al  preavviso  e  al consenso  del  lavoratore  qualora  la  prestazione  sia  svolta  presso  il  suo  domicilio.  Il  lavoratore  a  distanza  può chiedere ispezioni. Il datore di lavoro garantisce l’adozione di misure dirette a prevenire l’isolamento del lavoratore a distanza rispetto agli altri lavoratori interni all’azienda, permettendogli di incontrarsi con  i colleghi e di accedere alle informazioni dell’azienda, nel rispetto di regolamenti o accordi aziendali.

Chiarita la differenza tra SMART WORKING e TELELAVORO è facile ottemperare agli

OBBLIGHI NORMATIVI IN MATERIA DI SICUREZZA

  • Smart Working: il datore di lavoro deve elaborare e consegnare un’informativa sui rischi presenti e le misure di prevenzione e protezione che il lavoratore deve adottare
  • Telelavoro: è necessaria la verifica da parte del DL dell’idoneità dei luoghi di lavoro e delle attrezzature (che sono in un posto fisso) alle norme di sicurezza e aggiornamento del documento di valutazione dei rischi.

Relativamente all’INFORMATIVA SMART WORKING di seguito si riporta una tabella riepilogativa al fine di indicare in quali dei diversi scenari lavorativi dovranno trovare applicazione le informazioni contenute nei campi dell’informativa stessa.

fasi informativa smart working

I Tecnici Nord Pas sono a disposizione per valutare tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, compresi quelli che svolgono attività di smart working e supportare il datore di lavoro nella predisposizione dell’informativa di cui all’art.22 della legge 81/2017. Inoltre, attraverso l’utilizzo di Q-81 HSE WEB APP, e in particolare del modulo “Distribuzione Checklist” è possibile distribuire ai lavoratori che non si trovano presso la sede aziendale questionari ed interviste strutturate potenzialmente utili per la redazione dell’informativa stessa.

Richiedi maggiori informazioni ai nostri esperti.

 

gestione ambientale

“Per il buon marinaio, non esiste vento sfavorevole”.

Questa frase campeggia all’ingresso di una florida azienda che visito frequentemente per lavoro. Una trasposizione di quella originaria di Seneca
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”
Come a  voler evidenziare che il timoniere di quell’azienda sa bene dove vuole andare e sa sempre trovare il modo di arrivarci. Buon marinaio, buon imprenditore.

Ritengo che il buon marinaio debba possedere però anche un’altra virtù.

Penso a Chay Blyth, velista scozzese che nel 1971, primo uomo al mondo, ha compiuto in solitaria il giro del globo in verso contrario a quello dei venti dominanti. 292 giorni con andatura di bolina, avverso alla direzione del vento. Chay Blyth è un buon marinaio. Quando si è trovato ad attraversare l’Oceano Pacifico, tra l’Australia e il Sud America, a 50° di latitudine sud (zona dei “50 urlanti”) ha affrontato tempeste terribili, con onde spaventose (Chay Blyth – Il viaggio impossibile – Mursia Editore). Alle prime avvisaglie di tempesta ha ammainato le vele, non preoccupandosi del rallentamento della barca, né della direzione che questa avrebbe assunto durante la tempesta. Imperativo era rimanere vivi e non imbarcare acqua, per non affondareLa tempesta non è un vento favorevole.

tempesta seneca

È arrivata la tempesta del coronavirus.

Non siamo stati capaci di percepire le prime avvisaglie. Siamo rimasti al timone, con le vele spiegate. Non ci si può fermare, bisogna far crescere l’economia, altrimenti scende la Borsa e sale lo spread. Non ci siamo resi conto delle conseguenze. Oggi, dopo che l’epidemia è scoppiata, dopo che si è ingrandita a pandemia, ci siamo decisi ad ammainare le vele, far rallentare l’economia e scendere sottocoperta – io resto a casa – e far passare la tempesta. Ma le conseguenze saranno pesanti. Domani, quando il coronavirus sarà sconfitto, il nostro modo di vivere non sarà più lo stesso.

Saremo capaci di fare tesoro di questa tempesta per cambiare in modo virtuoso?

imparare a navigare

Oggi disponiamo di scienza, conoscenza e tecnologia. Anche se ancora non esiste un vaccino per questo virus, gli scienziati sanno come si diffonde. I primi modelli matematici attendibili che descrivono le epidemie risalgono al 1925 (modello SIR di Kerman e McKendrick) e mettono in luce che c’è sempre una possibilità affinché un’epidemia non scoppi (effetto soglia, fenomeno la cui entità dipende dal tasso di virulenza e di guarigione della malattia). Abbiamo la capacità di individuare modelli che ci suggeriscono come evitare di superare la soglia di innesco. Abbiamo la conoscenza per individuare piani che rispettino i modelli. Disponiamo della tecnologia per attuare questi piani. Allora diventeremo tutti bravi a immaginare scenari di emergenza e individuare piani per fronteggiarla.

Ma tutto questo non basta.

Tutto questo non serve se non avremo la virtù di usare scienza, conoscenza e tecnologia a servizio di un Uomo in armonia con la Natura. La parola oggi ampiamente utilizzata, sostenibilità, vorrebbe intendere proprio questo.

È arrivata la tempesta del coronavirus.

La Natura ci sta avvisando. Ci può annientare in un attimo.

C’è la necessità di riconsiderare il nostro modo di vivere, il modo di fare Economia, il modo di usare le risorse del pianeta che abbiamo preso a prestito dai nostri figli. Serve la lungimiranza di sapersi garantire la possibilità di ammainare le vele, alle prime avvisaglie di tempesta, senza temere per il rallentamento della barca. Davanti a una pandemia tutta la razza umana è sulla stessa barca. Davanti a quello che escogiterà la Natura per annientarci se non la sapremo rispettare, tutta la razza umana sarà sulla stessa barca.

Il timoniere che vuole restare al timone con le vele spiegate durante la tempesta non è un bravo marinaio.

Pierosvaldo Savi

HSE Manager

sicurezza cantieri salute

L’impatto di Covid-19 sulle nostre imprese è tutt’altro che temporaneo.

La gestione del rischio, inizialmente percepita come una questione sociale, di cui per la coscienza popolare se ne sarebbe occupato lo Stato, si è ben presto rivelata un elemento diabolico di cui il datore di lavoro, il servizio di prevenzione e protezione e tutto l’organigramma della sicurezza deve rispondere.

Senza soffermarci sui dettagli, sul perché e sul come delle origini, di cui forse sapremo qualcosa di certo nei prossimi anni, non v’è dubbio che l’effetto di questo straordinario evento deve portare ogni organizzazione a chiedersi come impatterà Covid-19 sulle nuove strategie d’impresa.

 

la gestione del rischio deve essere una strategia aziendale

 

Parliamo di Enterprise Risk Management (ERM) nel suo più ampio significato, non solo di Health & Safety Risk Assessment.

Come sappiamo, per misurare un rischio, semplificando, è necessario disporre di dati, analizzare processi, formulare criteri di valutazione e di accettabilità, definire le misure per contenere e/o eliminare il rischio stesso, darne attuazione e vigilare costantemente sui comportamenti.

 

In sostanza tutte attività che un Rspp è abituato a fare ma che spesso il management non considera a pieno nei piani di sviluppo industriale della propria azienda.

Covid-19, in un certo senso, rappresenta un’opportunità di riflessione su quanta poca attenzione spesso goda l’analisi del rischio manageriale (ERM).

La prevenzione e l’analisi dei rischi dovrebbero far parte di ogni strategia d’impresa, vi sono molte tecniche, vecchie anche di migliaia d’anni, che ci supportano in questo.

 

Ma ora che si fa?

 

Come immaginiamo il futuro della nostra azienda dopo l’uragano Covid-19? I comportamenti dei nostri clienti cambieranno?

Covid-19 impatta ed impatterà sul sociale, quindi direttamente ed indirettamente sui consumi, di riflesso sulle produzioni e sulle materie prime. Quanto cambierà la nostra catena di valore? Quanto la nostra azienda sarà sostenibile? Le valutazione dei rischi dovrebbero suggerire dei piani d’azione ed investimenti finalizzati ad evitare nuovi effetti inaccettabili.

Ecco che l’innovazione e la tecnologia ci possono aiutare in questo difficile compito, moltiplicando le nostre energie e supportandoci nella revisione delle politiche aziendali di sviluppo strategico e sostenibile.

 

A supporto di aziende e consulenti, Nordpas offre un servizio di

PROCEDURE INFORMATIZZATE PER LA GESTIONE PROTOCOLLO COVID-19

attraverso il software Q-81® HSE WEB APP Software, App e Portali

Una soluzione ONCLOUD SEMPLICE, VELOCE, AGGIORNATA QUOTIDIANAMENTE

Un sistema di check-list personalizzabili, specifiche per settori ATECO, reportistica immediata che permette un controllo in tempo reale delle misure di sicurezza adottate e una tracciatura delle attività svolte.

Il 10% del valore dei prodotti e servizi acquistati, verrà devoluto alla Protezione Civile.

 

 

sicurezza cantieri salute

 

A breve la norma ISO 45001:2018 sostituirà la OHSAS 18001:2007 che non sarà più valida dal 12 marzo 2021.

Le organizzazioni già certificate secondo la norma OHSAS 18001 hanno avuto 3 anni a disposizione per effettuare il passaggio e transizione alla norma ISO 45001.

Durante il processo di migrazione saranno valide sia le certificazioni emesse a fronte della ISO 45001:2018 sia quelle rilasciate secondo la BS OHSAS 18001:2007. Le certificazioni emesse secondo il vecchio standard, dopo il 12 marzo 2018, dovranno riportare la data di scadenza dell’11 marzo 2021.
Inoltre, a partire dal 12 marzo 2020, gli audit dei sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro potranno essere eseguiti solo secondo i requisiti della norma ISO 45001:2018.

Timeline migrazione OHSAS 18001 NordPas

Quali sono le principali  differenze tra OHSAS 18001 e ISO 45001?

La vera novità della norma UNI ISO 45001 è riassumibile nell’approccio basato sulla valutazione del rischio (Risk-Based Thinking – RBT) e di fatto le principali differenze con la norma OHSAS 18001 sono rappresentate proprio da:

  1. analisi del contesto dell’organizzazione (contesto interno, contesto esterno ed esigenze/aspettative delle parti interessate)
  2. approccio basato sulla valutazione di rischi e opportunità (introduce l’obbligo di valutare i rischi ed eventuali opportunità che possano influenzare positivamente o negativamente l’organizzazione stessa rispetto al raggiungimento degli obiettivi aziendale ed al miglioramento continuo

La norma UNI ISO 45001 è stata infatti l’ultima in ordine di tempo (nel 2018) ad aver recepito la cosiddetta Struttura ad Alto Livello (HLS – High Level Structure) che si fonda sull’approccio al rischio e che, nel 2015, ha dapprima interessato la UNI ISO 9001 (Sistema di gestione per la Qualità) e successivamente la UNI ISO 14001 (Sistema di gestione per l’Ambiente) permettendo di creare omogeneità tra le norme.

La struttura ad alto livello HLS si compone di:

  1. Scopo e campo di applicazione
  2. Riferimenti normativi
  3. Termini e definizioni
  4. Contesto dell’organizzazione
  5. Leadership e partecipazione dei lavoratori
  6. Pianificazione
  7. Supporto
  8. Attività operative
  9. Valutazione delle prestazioni
  10. Miglioramento

Nel caso in cui, quindi, le aziende siano certificate secondo diversi standard l’obiettivo è quello di creare un Sistema di Gestione Integrato in modo tale sia di snellire la documentazione interna che di limitare i costi.

Al di là dei predetti aspetti di novità, la norma UNI ISO 45001 ripropone diversi requisiti già presenti nella BS OHSAS 18001 ma evidenziandoli in una prospettiva differente, ossia con maggior attenzione e sistematicità rispetto al passato. Tra questi:

  • La leadership e all’impegno dell’alta Direzione che la UNI ISO 45001 esprime con enfasi e chiarezza, richiamando l’attenzione in modo esplicito, puntuale e vincolante sulla necessità che l’impegno sia concreto e tangibile.
  • La partecipazione e la consultazione dei lavoratori per i quali la norma BS OHSAS 18001 era meno ampia e si limitava ad indicare alcuni aspetti sui quali i lavoratori avrebbero dovuto essere consultati. La norma UNI ISO 45001 al punto 5.4 definisce in modo preciso e puntuale le attività nelle quali dovranno essere favorite rispettivamente la consultazione e la partecipazione dei lavoratori.
  • Particolare rilevanza è data alla gestione del cambiamento, degli appaltatori e dell’outsourcing per i quali sono stati definiti punti norma autonomi, a differenza della BS OHSAS 18001 che citava questi aspetti all’interno di altri requisiti di carattere più generale

Ciò premesso, è evidente come, la migrazione dalla norma BS OHSAS 18001 alla UNI ISO 45001 non possa prescindere dal coinvolgimento dell’alta Direzione nell’analisi del contesto interno ed esterno e nell’analisi delle esigenze e aspettative delle parti interessate in un’ottica di valutazione di rischi e opportunità. L’implementazione della nuova norma dovrebbe anzi essere “calata dall’alto” come esigenza esplicita dell’alta Direzione stessa.

Solo successivamente si potrà procedere all’adeguamento del sistema documentale ossia delle procedure esistenti, frutto dell’applicazione della BS OHSAS 18001, al fine di rendere i processi conformi alla nuova norma UNI ISO 45001.

Sintesi delle FASI di MIGRAZIONE

Schematizzando, le fasi necessarie alla migrazione dalla norma BS OHSAS 18001 alla UNI ISO 45001 si possono riassumere come segue:

FASI MIGRAZIONE 18001

 

Chi è soggetto alla certificazione ISO 45001

La certificazione secondo lo standard ISO 45001 è prevista per:

  • Le aziende già dotate di un Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza sui Luoghi di Lavoro secondo lo standard OHSAS 18001:2007 le quali dovranno effettuare una migrazione allo standard ISO 45001 entro 3 anni dalla sua data di pubblicazione ovvero entro l’11 marzo 2021. Per le organizzazioni che non adeguano il proprio sistema di gestione per la sicurezza ai requisiti previsti dal nuovo standard ISO 45001 entro i tempi fissati il certificato in essere sarà completamente annullato e l’iter volto all’ottenimento della certificazione ISO 45001:2018 dovrà essere percorso ex novo;
  • Le aziende che decidano di certificarsi per la prima volta secondo un sistema di gestione per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro a partire dal 12 marzo 2020
  • Tutte le aziende che intendono certificarsi superata la data limite del 12 marzo 2021, ovvero superato il periodo di transizione tra la OHSAS e la ISO 45001 previsto da quest’ultima norma.

Per ulteriori approfondimenti sulla migrazione si può consultare la Circolare informativa N° 3/2018 Migrazione alla UNI ISO 45001:2018 delle certificazioni emesse sotto accreditamento ACCREDIA e transizione al documento IAF MD 22:2018

Ti aiuteremo a migrare o a implementare ex novo un sistema di gestione.

Perché è importante dotarsi di un certificato di sicurezza sul lavoro?

Il SGSSL (SISTEMA DI GESTIONE SICUREZZA SUL LAVORO) è strategico per la sopravvivenza ed il miglioramento dell’azienda.

I sistemi SGSSL si sono dimostrati estremamente efficaci nel prevenire infortuni e malattie professionali come dimostra uno studio effettuato dall’INAIL che prova come le aziende che hanno un sistema di gestione hanno indici di frequenza (If) e di gravità(Ig) notevolmente più bassi rispetto alle aziende omologhe a livello nazionale con decrementi, spesso a due cifre; un miglioramento delle condizioni lavorative e conseguente abbattimento dei costi sociali (ed economici) assolutamente degno di attenzione.

FONTE : INAIL

TAB. 1 INAIL
sicurezza cantieri salute

E’ entrato in vigore il 21/12/2019 il Decreto del Ministero dell’Interno dell’8 novembre 2019 “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio degli impianti per la produzione di calore alimentati da combustibili gassosi“. Il decreto aggiorna le disposizioni di sicurezza antincendi per gli impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile gassoso con portata termica superiore a 35 kW precedentemente regolamentati nel decreto ministeriale 12 aprile 1996.

Ai sensi del nuovo DM 8/11/2019, art. 5,  gli impianti esistenti devono essere resi conformi alle indicazioni della nuova regola tecnica, salvo alcune eccezioni. I tecnici di Nord Pas sono in grado di supportare i clienti per un’analisi più approfondita dei loro impianti.

In sintesi questo provvedimento è così articolato:

Campo di applicazione

Come specificato all’articolo 1, il decreto si applica alla progettazione, realizzazione ed esercizio degli impianti per la produzione di calore civili extradomestici di portata termica complessiva maggiore di 35 kW alimentati da combustibili gassosi della 1a, 2a e 3a famiglia con pressione non maggiore di 0,5 bar, asserviti a:

a) climatizzazione di edifici e ambienti;
b) produzione di acqua calda, acqua surriscaldata e vapore;
c) cottura del pane e di altri prodotti simili (forni) ed altri laboratori artigiani;
d) lavaggio biancheria e sterilizzazione;
e) cottura di alimenti (cucine) e lavaggio stoviglie, anche nell’ambito dell’ospitalità professionale, di comunità e ambiti similari.

Il Mistero ha espressamente specificato che il decreto NON si applica agli:
a) impianti realizzati specificatamente per essere inseriti in cicli di lavorazione industriale;
b) impianti di incenerimento;
c) impianti costituiti da stufe catalitiche;
d) impianti costituiti da apparecchi di tipo A ad eccezione di quelli per il riscaldamento realizzati con diffusori radianti ad incandescenza.

regola tecnica impianti gassosi

Obiettivi della regola tecnica

Il legislatore, all’art.2 ha voluto esplicitare gli obiettivi della regola tecnica, che comprendono la salvaguardia delle persone, beni e la sicurezza dei soccorritori contro i rischi di incendio ed esplosione  ma  riguardano anche la realizzazione degli impianti in modo da:

      • evitare, nel caso di fuoriuscite accidentali di combustibile gassoso, accumuli pericolosi del combustibile medesimo nei luoghi di installazione e nei locali direttamente comunicanti con essi;
      • limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;
      • limitare, in caso di evento incidentale, danni ai locali vicini a quelli contenenti gli impianti;
      • garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.

Prodotti antincendio: quali utilizzare?

Infine, l’art. 4 fornice le indicazioni sui prodotti per uso antincendio, impiegati negli impianti sui quali ricade il decreto: vanno identificati univocamente sotto la responsabilità del fabbricante, qualificati in relazione alle prestazioni, accettati dal responsabile dell’attività.
Il loro impiego è consentito se gli stessi sono utilizzati conformemente all’uso previsto e devono essere conformi alle disposizioni comunitarie applicabili oppure alle apposite disposizioni nazionali applicabili, già sottoposte con esito positivo alla procedura di informazione di cui alla direttiva (UE) 2015/1535 oppure legalmente commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea.

sicurezza cantieri salute

La Commissione Interpelli nella seduta del 02/12/2019 ha risposto a due quesiti sulla comunicazione del medico competente dei dati relativi alla sorveglianza sanitaria: cosa succede nel caso di avvicendamento tra medici o nel caso non sia stata effettuata alcuna sorveglianza? Come gestire al meglio le scadenze della sorveglianza sanitaria?

I quesiti posti alla Commissione Interpelli

L’Articolo 40, comma 1, del D.Lgs 81/08 “Rapporti del medico competente con il Servizio sanitario nazionale” disciplina l’obbligo qui riportato:

Entro il primo trimestre dell’anno successivo all’anno di riferimento il medico competente trasmette, esclusivamente per via telematica, ai servizi competenti per territorio le informazioni, elaborate evidenziando le differenze di genere, relative ai dati collettivi aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori, sottoposti a sorveglianza sanitaria secondo il modello in ALLEGATO 3B.

L’Associazione sindacale CIMO (Sindacato dei medici) ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere della Commissione in merito ai seguenti quesiti:

  1. a quale Medico Competente spetta la comunicazione dei dati di cui detto in precedenza [ex art. 40 ] nel caso di avvicendamento avvenuto nel corso dell’anno e, comunque, prima della data di scadenza dell’invio (31 marzo)?
  2. l’invio dei dati deve essere effettuato anche qualora nell’anno precedente non sia stata svolta alcuna attività di sorveglianza sanitaria?.

sorveglianza sanitaria scadenze

Le risposte della Commissione Interpelli

La Commissione Interpelli, prima della formulazione della risposta, fornisce alcune premesse normative richiamando le disposizioni già esistenti sul tema sia nel D.lgs 81/08 sia nei provvedimenti del Ministero della Salute. Si rimanda la documento completo per un loro approfondimento.

In seguito specifica che, per quanto riguarda il primo quesito, l’art. 40 sopraccitato non disciplina esplicitamente il caso di avvicendamento tra emdici competenti, tuttavia in un’ottica prettamente operativa, vie fatto presente che l’INAIL “ha già fornito (sul proprio sito istituzionale) indicazioni al riguardo, precisando che: ‘L’obbligo sussiste in capo al medico competente risultante in attività allo scadere dell’anno interessato dalla raccolta delle informazioni, che devono essere trasmesse entro il trimestre dell’anno successivo“.

Parimenti la Commissione rimanda alle disposizioni operative dell’INAIL anche per il secondo quesito evidenziando che: “Dal momento che l’art. 40 prescrive l’invio delle informazioni relative ai dati collettivi aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria nell’anno, dovendosi intendere per sorveglianza sanitaria ‘l’insieme degli atti medici finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa” anche nel caso di non effettuazione di visite mediche nell’anno, vige l’obbligo di invio dei dati inerenti l’esposizione ai rischi lavorativi specifici”. In sostanza anche la Commissione interpelli chiarisce che “l’obbligo permane anche nel caso in cui non sia stata effettuata sorveglianza sanitaria nell’anno di riferimento, tenuto conto che il modello 3B prevede l’inserimento di ulteriori informazioni anche di carattere più generale”.

Le scadenze della sorveglianza sanitaria

La scadenza oggetto dell’interpello qui sopra esposto (invio dell’allegato 3B) è solo una delle numerose scadenze legate alla gestione della sorveglianza sanitaria. Per questa esigenza è stato sviluppato un modulo specifico all’interno di Q-81 HSE WEB APP relativo alla Gestione delle sorveglianza sanitaria.

Questo modulo consente la gestione completa della sorveglianza sanitaria – lato azienda: visite mediche, protocolli sanitari, accertamenti sanitari con relativi scadenzari, gestione delle limitazioni, prescrizioni e sensibilità, pianificazione delle visite ed invio di notifiche al medico ed ai lavoratori (con il Tool Alert e Sincronizzazioni).

Il modulo è sincronizzabile con il software leader per la medicina del lavoro CartSan il quale offre numerosi modelli predefiniti per il medico competente, tra cui l’allegato 3B di cui sopra.

sicurezza cantieri salute

A seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, che ha disposto l’abolizione del Registro infortuni (articolo 21, comma 4), al fine di offrire agli organi preposti all’attività di vigilanza uno strumento alternativo in grado di fornire dati e informazioni utili a orientare l’azione ispettiva, con la circolare del 23 dicembre 2015, n 92, L’INAIL ha rilasciato l’applicativo informatico “Cruscotto infortuni” attraverso il quale è possibile consultare gli infortuni occorsi ai dipendenti, denunciati all’INAIL dal datore di lavoro, secondo quanto previsto dall’ articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

A decorrere dal 17 dicembre 2019 è stata rilasciata un’implementazione al servizio telematico “Cruscotto infortuni” che consentirà agli utenti abilitati per la consultazione delle denunce di infortunio e ai datori di lavoro di soggetti non assicurati INAIL, di consultare i dati riguardanti le comunicazioni d’infortunio a fini statistici e informativi, pervenute telematicamente all’INAIL partire dal 12 ottobre 2017.

Quali infortuni devono essere comunicati / denunciati?

A seguito della nuova formulazione dell’art. 19 del D.lgs 81/08 (così come discende dal decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244 e provvedimenti susseguenti), tutti i datori di lavoro, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, nonché i soggetti abilitati a intermediazione, sono tenuti a comunicare in via telematica all’INAIL, (…) nonché per loro tramite al sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro di cui all’articolo 8, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, a fini statistici e informativi, i dati e le informazioni relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento. Tale disposizione discende dagli obblighi di cui all’art. 18 “Obblighi del datore di lavoro”, co.1, lettera r), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

infortunio chiamata emergenza

La comunicazione di infortunio deve essere inoltrata dal datore di lavoro all’INAIL in caso di infortuni sul lavoro dei lavoratori, dipendenti o assimilati, che siano prognosticati guaribili entro tre giorni escluso quello dell’evento. Per gli infortuni con prognosi oltre tre giorni, escluso quello dell’evento, è necessario inoltrare la “Denuncia/comunicazione di infortunio”

Con circolare 12 ottobre 2017, n. 42, l’INAIL ha reso disponibile ai datori di lavoro assicurati all’Istituto e ai datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, nonché ai loro intermediari, il nuovo servizio telematico “Comunicazione di infortunio“, quale esclusivo strumento volto a inviare, per fini statistici e informativi, la comunicazione di infortunio occorso ai propri dipendenti, nonché ai soggetti a essi equiparati.

I tecnici Nord Pas sono a dispsoizone per supportare i clienti che devono gestire questi adempimenti.

Il nuovo cruscotto infortuni INAIL

Al fine di rendere lo strumento “Cruscotto infortuni”, utile anche all’attività di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a decorrere dal 17 dicembre 2019 l’INAIL ha rilasciato un’implementazione al servizio telematico “Cruscotto infortuni” che consentirà di consultare i dati riguardanti le comunicazioni d’infortunio a fini statistici e informativi, pervenute telematicamente all’INAIL a partire dal 12 ottobre 2017, ai seguenti soggetti:

      • agli utenti abilitati per la consultazione delle denunce di infortunio: ispettore (INAIL, Asl, Ufficiali di polizia giudiziaria, Carabinieri in forza presso il Ministero del lavoro, Ispettorato nazionale del lavoro c/o le DTL)
      • Datori di lavoro (gestione IASPA; gestione per conto dello Stato; gestione agricoltura)
      • Intermediari dei datori di lavoro (consulenti del lavoro, associazioni di categoria ecc.).
      • Datori di lavoro di soggetti non assicurati INAIL.

Questa implementazione garantirà un migliore accesso ai dati e l’utilizzo fruttuoso degli stessi per indagini a fini statistici e informativi, sia all’interno dell’azienda sia per l’attività di vigilanza.

Come gestire al meglio un infortunio sul luogo di lavoro?

Q-81 HSE WEB APP è un valido strumento per consentire all’organizzazione un’analisi puntuale e approfondita in caso di infortuni o quasi-infortuni occorsi al personale. Infatti, anche se gli obblighi di comunicazione all’INAIL sono stringenti e la consultazione del “Cruscotto infortuni” consente di reperire dati e statistiche, tuttavia, l’azienda può avere la necessità di approfondire ulteriormente le cause ma soprattutto di gestire in modo chiaro e documentato le azioni conseguenti all’evento infortunistico.

analisi infortuni statistica

Con i moduli di Gestione Infortuni e Malattie e Gestione Eventi è possibile tracciare tutto l’evento infortunistico e attribuire ruoli e responsabilità nell’analisi e nel follow up.