gestione ambientale

“Per il buon marinaio, non esiste vento sfavorevole”.

Questa frase campeggia all’ingresso di una florida azienda che visito frequentemente per lavoro. Una trasposizione di quella originaria di Seneca
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”
Come a  voler evidenziare che il timoniere di quell’azienda sa bene dove vuole andare e sa sempre trovare il modo di arrivarci. Buon marinaio, buon imprenditore.

Ritengo che il buon marinaio debba possedere però anche un’altra virtù.

Penso a Chay Blyth, velista scozzese che nel 1971, primo uomo al mondo, ha compiuto in solitaria il giro del globo in verso contrario a quello dei venti dominanti. 292 giorni con andatura di bolina, avverso alla direzione del vento. Chay Blyth è un buon marinaio. Quando si è trovato ad attraversare l’Oceano Pacifico, tra l’Australia e il Sud America, a 50° di latitudine sud (zona dei “50 urlanti”) ha affrontato tempeste terribili, con onde spaventose (Chay Blyth – Il viaggio impossibile – Mursia Editore). Alle prime avvisaglie di tempesta ha ammainato le vele, non preoccupandosi del rallentamento della barca, né della direzione che questa avrebbe assunto durante la tempesta. Imperativo era rimanere vivi e non imbarcare acqua, per non affondareLa tempesta non è un vento favorevole.

tempesta seneca

È arrivata la tempesta del coronavirus.

Non siamo stati capaci di percepire le prime avvisaglie. Siamo rimasti al timone, con le vele spiegate. Non ci si può fermare, bisogna far crescere l’economia, altrimenti scende la Borsa e sale lo spread. Non ci siamo resi conto delle conseguenze. Oggi, dopo che l’epidemia è scoppiata, dopo che si è ingrandita a pandemia, ci siamo decisi ad ammainare le vele, far rallentare l’economia e scendere sottocoperta – io resto a casa – e far passare la tempesta. Ma le conseguenze saranno pesanti. Domani, quando il coronavirus sarà sconfitto, il nostro modo di vivere non sarà più lo stesso.

Saremo capaci di fare tesoro di questa tempesta per cambiare in modo virtuoso?

imparare a navigare

Oggi disponiamo di scienza, conoscenza e tecnologia. Anche se ancora non esiste un vaccino per questo virus, gli scienziati sanno come si diffonde. I primi modelli matematici attendibili che descrivono le epidemie risalgono al 1925 (modello SIR di Kerman e McKendrick) e mettono in luce che c’è sempre una possibilità affinché un’epidemia non scoppi (effetto soglia, fenomeno la cui entità dipende dal tasso di virulenza e di guarigione della malattia). Abbiamo la capacità di individuare modelli che ci suggeriscono come evitare di superare la soglia di innesco. Abbiamo la conoscenza per individuare piani che rispettino i modelli. Disponiamo della tecnologia per attuare questi piani. Allora diventeremo tutti bravi a immaginare scenari di emergenza e individuare piani per fronteggiarla.

Ma tutto questo non basta.

Tutto questo non serve se non avremo la virtù di usare scienza, conoscenza e tecnologia a servizio di un Uomo in armonia con la Natura. La parola oggi ampiamente utilizzata, sostenibilità, vorrebbe intendere proprio questo.

È arrivata la tempesta del coronavirus.

La Natura ci sta avvisando. Ci può annientare in un attimo.

C’è la necessità di riconsiderare il nostro modo di vivere, il modo di fare Economia, il modo di usare le risorse del pianeta che abbiamo preso a prestito dai nostri figli. Serve la lungimiranza di sapersi garantire la possibilità di ammainare le vele, alle prime avvisaglie di tempesta, senza temere per il rallentamento della barca. Davanti a una pandemia tutta la razza umana è sulla stessa barca. Davanti a quello che escogiterà la Natura per annientarci se non la sapremo rispettare, tutta la razza umana sarà sulla stessa barca.

Il timoniere che vuole restare al timone con le vele spiegate durante la tempesta non è un bravo marinaio.

Pierosvaldo Savi

HSE Manager

sicurezza cantieri salute

L’impatto di Covid-19 sulle nostre imprese è tutt’altro che temporaneo.

La gestione del rischio, inizialmente percepita come una questione sociale, di cui per la coscienza popolare se ne sarebbe occupato lo Stato, si è ben presto rivelata un elemento diabolico di cui il datore di lavoro, il servizio di prevenzione e protezione e tutto l’organigramma della sicurezza deve rispondere.

Senza soffermarci sui dettagli, sul perché e sul come delle origini, di cui forse sapremo qualcosa di certo nei prossimi anni, non v’è dubbio che l’effetto di questo straordinario evento deve portare ogni organizzazione a chiedersi come impatterà Covid-19 sulle nuove strategie d’impresa.

 

la gestione del rischio deve essere una strategia aziendale

 

Parliamo di Enterprise Risk Management (ERM) nel suo più ampio significato, non solo di Health & Safety Risk Assessment.

Come sappiamo, per misurare un rischio, semplificando, è necessario disporre di dati, analizzare processi, formulare criteri di valutazione e di accettabilità, definire le misure per contenere e/o eliminare il rischio stesso, darne attuazione e vigilare costantemente sui comportamenti.

 

In sostanza tutte attività che un Rspp è abituato a fare ma che spesso il management non considera a pieno nei piani di sviluppo industriale della propria azienda.

Covid-19, in un certo senso, rappresenta un’opportunità di riflessione su quanta poca attenzione spesso goda l’analisi del rischio manageriale (ERM).

La prevenzione e l’analisi dei rischi dovrebbero far parte di ogni strategia d’impresa, vi sono molte tecniche, vecchie anche di migliaia d’anni, che ci supportano in questo.

 

Ma ora che si fa?

 

Come immaginiamo il futuro della nostra azienda dopo l’uragano Covid-19? I comportamenti dei nostri clienti cambieranno?

Covid-19 impatta ed impatterà sul sociale, quindi direttamente ed indirettamente sui consumi, di riflesso sulle produzioni e sulle materie prime. Quanto cambierà la nostra catena di valore? Quanto la nostra azienda sarà sostenibile? Le valutazione dei rischi dovrebbero suggerire dei piani d’azione ed investimenti finalizzati ad evitare nuovi effetti inaccettabili.

Ecco che l’innovazione e la tecnologia ci possono aiutare in questo difficile compito, moltiplicando le nostre energie e supportandoci nella revisione delle politiche aziendali di sviluppo strategico e sostenibile.

 

A supporto di aziende e consulenti, Nordpas offre un servizio di

PROCEDURE INFORMATIZZATE PER LA GESTIONE PROTOCOLLO COVID-19

attraverso il software Q-81® HSE WEB APP Software, App e Portali

Una soluzione ONCLOUD SEMPLICE, VELOCE, AGGIORNATA QUOTIDIANAMENTE

Un sistema di check-list personalizzabili, specifiche per settori ATECO, reportistica immediata che permette un controllo in tempo reale delle misure di sicurezza adottate e una tracciatura delle attività svolte.

Il 10% del valore dei prodotti e servizi acquistati, verrà devoluto alla Protezione Civile.

 

 

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A breve la norma ISO 45001:2018 sostituirà la OHSAS 18001:2007 che non sarà più valida dal 12 marzo 2021.

Le organizzazioni già certificate secondo la norma OHSAS 18001 hanno avuto 3 anni a disposizione per effettuare il passaggio e transizione alla norma ISO 45001.

Durante il processo di migrazione saranno valide sia le certificazioni emesse a fronte della ISO 45001:2018 sia quelle rilasciate secondo la BS OHSAS 18001:2007. Le certificazioni emesse secondo il vecchio standard, dopo il 12 marzo 2018, dovranno riportare la data di scadenza dell’11 marzo 2021.
Inoltre, a partire dal 12 marzo 2020, gli audit dei sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro potranno essere eseguiti solo secondo i requisiti della norma ISO 45001:2018.

Timeline migrazione OHSAS 18001 NordPas

Quali sono le principali  differenze tra OHSAS 18001 e ISO 45001?

La vera novità della norma UNI ISO 45001 è riassumibile nell’approccio basato sulla valutazione del rischio (Risk-Based Thinking – RBT) e di fatto le principali differenze con la norma OHSAS 18001 sono rappresentate proprio da:

  1. analisi del contesto dell’organizzazione (contesto interno, contesto esterno ed esigenze/aspettative delle parti interessate)
  2. approccio basato sulla valutazione di rischi e opportunità (introduce l’obbligo di valutare i rischi ed eventuali opportunità che possano influenzare positivamente o negativamente l’organizzazione stessa rispetto al raggiungimento degli obiettivi aziendale ed al miglioramento continuo

La norma UNI ISO 45001 è stata infatti l’ultima in ordine di tempo (nel 2018) ad aver recepito la cosiddetta Struttura ad Alto Livello (HLS – High Level Structure) che si fonda sull’approccio al rischio e che, nel 2015, ha dapprima interessato la UNI ISO 9001 (Sistema di gestione per la Qualità) e successivamente la UNI ISO 14001 (Sistema di gestione per l’Ambiente) permettendo di creare omogeneità tra le norme.

La struttura ad alto livello HLS si compone di:

  1. Scopo e campo di applicazione
  2. Riferimenti normativi
  3. Termini e definizioni
  4. Contesto dell’organizzazione
  5. Leadership e partecipazione dei lavoratori
  6. Pianificazione
  7. Supporto
  8. Attività operative
  9. Valutazione delle prestazioni
  10. Miglioramento

Nel caso in cui, quindi, le aziende siano certificate secondo diversi standard l’obiettivo è quello di creare un Sistema di Gestione Integrato in modo tale sia di snellire la documentazione interna che di limitare i costi.

Al di là dei predetti aspetti di novità, la norma UNI ISO 45001 ripropone diversi requisiti già presenti nella BS OHSAS 18001 ma evidenziandoli in una prospettiva differente, ossia con maggior attenzione e sistematicità rispetto al passato. Tra questi:

  • La leadership e all’impegno dell’alta Direzione che la UNI ISO 45001 esprime con enfasi e chiarezza, richiamando l’attenzione in modo esplicito, puntuale e vincolante sulla necessità che l’impegno sia concreto e tangibile.
  • La partecipazione e la consultazione dei lavoratori per i quali la norma BS OHSAS 18001 era meno ampia e si limitava ad indicare alcuni aspetti sui quali i lavoratori avrebbero dovuto essere consultati. La norma UNI ISO 45001 al punto 5.4 definisce in modo preciso e puntuale le attività nelle quali dovranno essere favorite rispettivamente la consultazione e la partecipazione dei lavoratori.
  • Particolare rilevanza è data alla gestione del cambiamento, degli appaltatori e dell’outsourcing per i quali sono stati definiti punti norma autonomi, a differenza della BS OHSAS 18001 che citava questi aspetti all’interno di altri requisiti di carattere più generale

Ciò premesso, è evidente come, la migrazione dalla norma BS OHSAS 18001 alla UNI ISO 45001 non possa prescindere dal coinvolgimento dell’alta Direzione nell’analisi del contesto interno ed esterno e nell’analisi delle esigenze e aspettative delle parti interessate in un’ottica di valutazione di rischi e opportunità. L’implementazione della nuova norma dovrebbe anzi essere “calata dall’alto” come esigenza esplicita dell’alta Direzione stessa.

Solo successivamente si potrà procedere all’adeguamento del sistema documentale ossia delle procedure esistenti, frutto dell’applicazione della BS OHSAS 18001, al fine di rendere i processi conformi alla nuova norma UNI ISO 45001.

Sintesi delle FASI di MIGRAZIONE

Schematizzando, le fasi necessarie alla migrazione dalla norma BS OHSAS 18001 alla UNI ISO 45001 si possono riassumere come segue:

FASI MIGRAZIONE 18001

 

Chi è soggetto alla certificazione ISO 45001

La certificazione secondo lo standard ISO 45001 è prevista per:

  • Le aziende già dotate di un Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza sui Luoghi di Lavoro secondo lo standard OHSAS 18001:2007 le quali dovranno effettuare una migrazione allo standard ISO 45001 entro 3 anni dalla sua data di pubblicazione ovvero entro l’11 marzo 2021. Per le organizzazioni che non adeguano il proprio sistema di gestione per la sicurezza ai requisiti previsti dal nuovo standard ISO 45001 entro i tempi fissati il certificato in essere sarà completamente annullato e l’iter volto all’ottenimento della certificazione ISO 45001:2018 dovrà essere percorso ex novo;
  • Le aziende che decidano di certificarsi per la prima volta secondo un sistema di gestione per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro a partire dal 12 marzo 2020
  • Tutte le aziende che intendono certificarsi superata la data limite del 12 marzo 2021, ovvero superato il periodo di transizione tra la OHSAS e la ISO 45001 previsto da quest’ultima norma.

Per ulteriori approfondimenti sulla migrazione si può consultare la Circolare informativa N° 3/2018 Migrazione alla UNI ISO 45001:2018 delle certificazioni emesse sotto accreditamento ACCREDIA e transizione al documento IAF MD 22:2018

Ti aiuteremo a migrare o a implementare ex novo un sistema di gestione.

Perché è importante dotarsi di un certificato di sicurezza sul lavoro?

Il SGSSL (SISTEMA DI GESTIONE SICUREZZA SUL LAVORO) è strategico per la sopravvivenza ed il miglioramento dell’azienda.

I sistemi SGSSL si sono dimostrati estremamente efficaci nel prevenire infortuni e malattie professionali come dimostra uno studio effettuato dall’INAIL che prova come le aziende che hanno un sistema di gestione hanno indici di frequenza (If) e di gravità(Ig) notevolmente più bassi rispetto alle aziende omologhe a livello nazionale con decrementi, spesso a due cifre; un miglioramento delle condizioni lavorative e conseguente abbattimento dei costi sociali (ed economici) assolutamente degno di attenzione.

FONTE : INAIL

TAB. 1 INAIL
sicurezza cantieri salute

E’ entrato in vigore il 21/12/2019 il Decreto del Ministero dell’Interno dell’8 novembre 2019 “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio degli impianti per la produzione di calore alimentati da combustibili gassosi“. Il decreto aggiorna le disposizioni di sicurezza antincendi per gli impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile gassoso con portata termica superiore a 35 kW precedentemente regolamentati nel decreto ministeriale 12 aprile 1996.

Ai sensi del nuovo DM 8/11/2019, art. 5,  gli impianti esistenti devono essere resi conformi alle indicazioni della nuova regola tecnica, salvo alcune eccezioni. I tecnici di Nord Pas sono in grado di supportare i clienti per un’analisi più approfondita dei loro impianti.

In sintesi questo provvedimento è così articolato:

Campo di applicazione

Come specificato all’articolo 1, il decreto si applica alla progettazione, realizzazione ed esercizio degli impianti per la produzione di calore civili extradomestici di portata termica complessiva maggiore di 35 kW alimentati da combustibili gassosi della 1a, 2a e 3a famiglia con pressione non maggiore di 0,5 bar, asserviti a:

a) climatizzazione di edifici e ambienti;
b) produzione di acqua calda, acqua surriscaldata e vapore;
c) cottura del pane e di altri prodotti simili (forni) ed altri laboratori artigiani;
d) lavaggio biancheria e sterilizzazione;
e) cottura di alimenti (cucine) e lavaggio stoviglie, anche nell’ambito dell’ospitalità professionale, di comunità e ambiti similari.

Il Mistero ha espressamente specificato che il decreto NON si applica agli:
a) impianti realizzati specificatamente per essere inseriti in cicli di lavorazione industriale;
b) impianti di incenerimento;
c) impianti costituiti da stufe catalitiche;
d) impianti costituiti da apparecchi di tipo A ad eccezione di quelli per il riscaldamento realizzati con diffusori radianti ad incandescenza.

regola tecnica impianti gassosi

Obiettivi della regola tecnica

Il legislatore, all’art.2 ha voluto esplicitare gli obiettivi della regola tecnica, che comprendono la salvaguardia delle persone, beni e la sicurezza dei soccorritori contro i rischi di incendio ed esplosione  ma  riguardano anche la realizzazione degli impianti in modo da:

      • evitare, nel caso di fuoriuscite accidentali di combustibile gassoso, accumuli pericolosi del combustibile medesimo nei luoghi di installazione e nei locali direttamente comunicanti con essi;
      • limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone;
      • limitare, in caso di evento incidentale, danni ai locali vicini a quelli contenenti gli impianti;
      • garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.

Prodotti antincendio: quali utilizzare?

Infine, l’art. 4 fornice le indicazioni sui prodotti per uso antincendio, impiegati negli impianti sui quali ricade il decreto: vanno identificati univocamente sotto la responsabilità del fabbricante, qualificati in relazione alle prestazioni, accettati dal responsabile dell’attività.
Il loro impiego è consentito se gli stessi sono utilizzati conformemente all’uso previsto e devono essere conformi alle disposizioni comunitarie applicabili oppure alle apposite disposizioni nazionali applicabili, già sottoposte con esito positivo alla procedura di informazione di cui alla direttiva (UE) 2015/1535 oppure legalmente commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea.

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La Commissione Interpelli nella seduta del 02/12/2019 ha risposto a due quesiti sulla comunicazione del medico competente dei dati relativi alla sorveglianza sanitaria: cosa succede nel caso di avvicendamento tra medici o nel caso non sia stata effettuata alcuna sorveglianza? Come gestire al meglio le scadenze della sorveglianza sanitaria?

I quesiti posti alla Commissione Interpelli

L’Articolo 40, comma 1, del D.Lgs 81/08 “Rapporti del medico competente con il Servizio sanitario nazionale” disciplina l’obbligo qui riportato:

Entro il primo trimestre dell’anno successivo all’anno di riferimento il medico competente trasmette, esclusivamente per via telematica, ai servizi competenti per territorio le informazioni, elaborate evidenziando le differenze di genere, relative ai dati collettivi aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori, sottoposti a sorveglianza sanitaria secondo il modello in ALLEGATO 3B.

L’Associazione sindacale CIMO (Sindacato dei medici) ha formulato istanza di interpello per conoscere il parere della Commissione in merito ai seguenti quesiti:

  1. a quale Medico Competente spetta la comunicazione dei dati di cui detto in precedenza [ex art. 40 ] nel caso di avvicendamento avvenuto nel corso dell’anno e, comunque, prima della data di scadenza dell’invio (31 marzo)?
  2. l’invio dei dati deve essere effettuato anche qualora nell’anno precedente non sia stata svolta alcuna attività di sorveglianza sanitaria?.

sorveglianza sanitaria scadenze

Le risposte della Commissione Interpelli

La Commissione Interpelli, prima della formulazione della risposta, fornisce alcune premesse normative richiamando le disposizioni già esistenti sul tema sia nel D.lgs 81/08 sia nei provvedimenti del Ministero della Salute. Si rimanda la documento completo per un loro approfondimento.

In seguito specifica che, per quanto riguarda il primo quesito, l’art. 40 sopraccitato non disciplina esplicitamente il caso di avvicendamento tra emdici competenti, tuttavia in un’ottica prettamente operativa, vie fatto presente che l’INAIL “ha già fornito (sul proprio sito istituzionale) indicazioni al riguardo, precisando che: ‘L’obbligo sussiste in capo al medico competente risultante in attività allo scadere dell’anno interessato dalla raccolta delle informazioni, che devono essere trasmesse entro il trimestre dell’anno successivo“.

Parimenti la Commissione rimanda alle disposizioni operative dell’INAIL anche per il secondo quesito evidenziando che: “Dal momento che l’art. 40 prescrive l’invio delle informazioni relative ai dati collettivi aggregati sanitari e di rischio dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria nell’anno, dovendosi intendere per sorveglianza sanitaria ‘l’insieme degli atti medici finalizzati alla tutela dello stato di salute e sicurezza dei lavoratori in relazione all’ambiente di lavoro, ai fattori di rischio professionali e alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa” anche nel caso di non effettuazione di visite mediche nell’anno, vige l’obbligo di invio dei dati inerenti l’esposizione ai rischi lavorativi specifici”. In sostanza anche la Commissione interpelli chiarisce che “l’obbligo permane anche nel caso in cui non sia stata effettuata sorveglianza sanitaria nell’anno di riferimento, tenuto conto che il modello 3B prevede l’inserimento di ulteriori informazioni anche di carattere più generale”.

Le scadenze della sorveglianza sanitaria

La scadenza oggetto dell’interpello qui sopra esposto (invio dell’allegato 3B) è solo una delle numerose scadenze legate alla gestione della sorveglianza sanitaria. Per questa esigenza è stato sviluppato un modulo specifico all’interno di Q-81 HSE WEB APP relativo alla Gestione delle sorveglianza sanitaria.

Questo modulo consente la gestione completa della sorveglianza sanitaria – lato azienda: visite mediche, protocolli sanitari, accertamenti sanitari con relativi scadenzari, gestione delle limitazioni, prescrizioni e sensibilità, pianificazione delle visite ed invio di notifiche al medico ed ai lavoratori (con il Tool Alert e Sincronizzazioni).

Il modulo è sincronizzabile con il software leader per la medicina del lavoro CartSan il quale offre numerosi modelli predefiniti per il medico competente, tra cui l’allegato 3B di cui sopra.

sicurezza cantieri salute

A seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151, che ha disposto l’abolizione del Registro infortuni (articolo 21, comma 4), al fine di offrire agli organi preposti all’attività di vigilanza uno strumento alternativo in grado di fornire dati e informazioni utili a orientare l’azione ispettiva, con la circolare del 23 dicembre 2015, n 92, L’INAIL ha rilasciato l’applicativo informatico “Cruscotto infortuni” attraverso il quale è possibile consultare gli infortuni occorsi ai dipendenti, denunciati all’INAIL dal datore di lavoro, secondo quanto previsto dall’ articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

A decorrere dal 17 dicembre 2019 è stata rilasciata un’implementazione al servizio telematico “Cruscotto infortuni” che consentirà agli utenti abilitati per la consultazione delle denunce di infortunio e ai datori di lavoro di soggetti non assicurati INAIL, di consultare i dati riguardanti le comunicazioni d’infortunio a fini statistici e informativi, pervenute telematicamente all’INAIL partire dal 12 ottobre 2017.

Quali infortuni devono essere comunicati / denunciati?

A seguito della nuova formulazione dell’art. 19 del D.lgs 81/08 (così come discende dal decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244 e provvedimenti susseguenti), tutti i datori di lavoro, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, nonché i soggetti abilitati a intermediazione, sono tenuti a comunicare in via telematica all’INAIL, (…) nonché per loro tramite al sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro di cui all’articolo 8, entro 48 ore dalla ricezione del certificato medico, a fini statistici e informativi, i dati e le informazioni relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento. Tale disposizione discende dagli obblighi di cui all’art. 18 “Obblighi del datore di lavoro”, co.1, lettera r), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

infortunio chiamata emergenza

La comunicazione di infortunio deve essere inoltrata dal datore di lavoro all’INAIL in caso di infortuni sul lavoro dei lavoratori, dipendenti o assimilati, che siano prognosticati guaribili entro tre giorni escluso quello dell’evento. Per gli infortuni con prognosi oltre tre giorni, escluso quello dell’evento, è necessario inoltrare la “Denuncia/comunicazione di infortunio”

Con circolare 12 ottobre 2017, n. 42, l’INAIL ha reso disponibile ai datori di lavoro assicurati all’Istituto e ai datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, nonché ai loro intermediari, il nuovo servizio telematico “Comunicazione di infortunio“, quale esclusivo strumento volto a inviare, per fini statistici e informativi, la comunicazione di infortunio occorso ai propri dipendenti, nonché ai soggetti a essi equiparati.

I tecnici Nord Pas sono a dispsoizone per supportare i clienti che devono gestire questi adempimenti.

Il nuovo cruscotto infortuni INAIL

Al fine di rendere lo strumento “Cruscotto infortuni”, utile anche all’attività di vigilanza sull’applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a decorrere dal 17 dicembre 2019 l’INAIL ha rilasciato un’implementazione al servizio telematico “Cruscotto infortuni” che consentirà di consultare i dati riguardanti le comunicazioni d’infortunio a fini statistici e informativi, pervenute telematicamente all’INAIL a partire dal 12 ottobre 2017, ai seguenti soggetti:

      • agli utenti abilitati per la consultazione delle denunce di infortunio: ispettore (INAIL, Asl, Ufficiali di polizia giudiziaria, Carabinieri in forza presso il Ministero del lavoro, Ispettorato nazionale del lavoro c/o le DTL)
      • Datori di lavoro (gestione IASPA; gestione per conto dello Stato; gestione agricoltura)
      • Intermediari dei datori di lavoro (consulenti del lavoro, associazioni di categoria ecc.).
      • Datori di lavoro di soggetti non assicurati INAIL.

Questa implementazione garantirà un migliore accesso ai dati e l’utilizzo fruttuoso degli stessi per indagini a fini statistici e informativi, sia all’interno dell’azienda sia per l’attività di vigilanza.

Come gestire al meglio un infortunio sul luogo di lavoro?

Q-81 HSE WEB APP è un valido strumento per consentire all’organizzazione un’analisi puntuale e approfondita in caso di infortuni o quasi-infortuni occorsi al personale. Infatti, anche se gli obblighi di comunicazione all’INAIL sono stringenti e la consultazione del “Cruscotto infortuni” consente di reperire dati e statistiche, tuttavia, l’azienda può avere la necessità di approfondire ulteriormente le cause ma soprattutto di gestire in modo chiaro e documentato le azioni conseguenti all’evento infortunistico.

analisi infortuni statistica

Con i moduli di Gestione Infortuni e Malattie e Gestione Eventi è possibile tracciare tutto l’evento infortunistico e attribuire ruoli e responsabilità nell’analisi e nel follow up.

sicurezza cantieri salute

Come già visto in un precedente articolo non si chiamerà più OT24 ma OT23 il modello utile per le istanze di riduzione del tasso medio di tariffa. Il nuovo modello sarà utilizzabile dalle aziende fino al 29 febbraio 2020 per comunicare gli interventi migliorativi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.

Quali sono i prerequisiti che l’azienda deve possedere per accedere alla riduzione del tasso INAIL?

Nel modulo di domanda l’azienda dichiara di essere consapevole che il riconoscimento della riduzione è subordinato all’accertamento degli obblighi contributivi e assicurativi, all’osservanza delle norme di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro e all’attuazione di interventi di miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene dei luoghi di lavoro.

risparmio incentivi imprese tasso inail

 

In dettaglio i prerequisiti necessari sono:

  • Regolarità contributiva: la riduzione è concessa solo dopo l’accertamento dei requisiti di regolarità contributiva del datore di lavoro richiedente, secondo i criteri e le modalità previste dal decreto interministeriale 30 gennaio 2015 e s.m.i., in attuazione del comma 2 dell’articolo 4 del decreto legge 34/2014, come precisato nella circolare INAIL n. 61 del 26 giugno 2015. La verifica di regolarità è attivata dall’Istituto nel periodo che intercorre tra il 1° e il 30 aprile dell’anno di presentazione della domanda. In ogni caso, la regolarità deve sussistere alla data di adozione del provvedimento di accoglimento della domanda di riduzione del tasso per prevenzione.
  • Conformità in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro: l’azienda deve osservare tutte le disposizioni obbligatorie in materia di salute e sicurezza sul lavoro,  con riferimento alla situazione presente alla data del 31 dicembre dell’anno precedente quello di presentazione della domanda. Tale requisito è ovvio considerando che, gli interventi oggetto di bonus devono riguardare il miglioramento continuo al di là dei vincoli legislativi.

Se vuoi sapere se la tua azienda possiede i prerequisiti per accedere alla domanda di riduzione del tasso INAIL clicca qui:

Il nuovo modello OT23

Conseguentemente alla revisione del sistema delle tariffe dei premi INAIL, introdotta dal D.I. 27/2/2019, sono state unificate all’articolo  23 le azioni/attività che portavano alla riduzione del tasso INAIL per prevenzione  sia per le attività presenti da meno di un biennio di attività dall’art. 20 (ex Modello OT20) sia per le attività con più di un biennio di attività dall’art. 24 (ex Modello OT24).

Il nuovo Modello OT23 vale, dunque, per tutte le imprese, sia nel primo biennio di attività della PAT sia dopo il primo biennio di attività, e prevede l’attuazione di azioni migliorative per prevenzione che riprendono quelle del Modello OT24 dell’anno scorso, salvo alcune modifiche che approfondiremo in questo articolo.

L’articolo 23 delle Modalità per l’applicazione delle Tariffe, approvate con decreto interministeriale del 27.02.2019, prevede una riduzione del tasso medio di tariffa per le aziende che hanno effettuato interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli previsti dalla normativa in materia; tali attività devono essere state effettuate dal 01.01.2019 al 31.12.2019.

Per accedere alla riduzione, l’azienda deve presentare un’apposita istanza (Modulo per la riduzione del tasso medio per prevenzione), esclusivamente in modalità telematica, attraverso la sezione Servizi Online presente sul sito www.inail.it, entro il termine del 29 febbraio 2020, unitamente ai pdf relativi alla documentazione probante richiesta dall’INAIL.

Quali sono gli interventi migliorativi che consentono la riduzione del premio INAIL?

L’INAIL, nella guida alla compilazione del modello OT23,  specifica gli interventi che vengono considerati validi ai fini della concessione del beneficio in ragione della loro valenza prevenzionale. Come sopraddetto, gli interventi devono essere stati realizzati nell’anno solare precedente quello di presentazione della domanda: pertanto, per le domande da presentare entro il 29/02/2020, gli interventi dovranno essere quelli dal 01/01/2019 al 31/12/2019.

Il modulo di domanda articola gli interventi nelle seguenti sezioni:

  • A Interventi di carattere generale
  • B Interventi di carattere generale ispirati alla responsabilità sociale
  • C Interventi trasversali
  • D Interventi settoriali generali
  • E Interventi settoriali.

Nel modulo sono previsti interventi “generali” che riguardano l’azienda, ossia realizzati su tutte le PAT (Posizione Assicurativa Territoriale) dell’azienda, ed interventi di cui sono destinatarie solo singole PAT. In generale, gli interventi possono essere realizzati in tutti i settori produttivi, ad eccezione degli interventi Settoriali Generali (SG) che possono essere realizzati solo dalle aziende appartenenti a determinati settori produttivi, individuati dallo specifico riferimento delle Tariffe dei premi di cui al decreto del 27 febbraio 2019.

Nel nuovo modello OT23 è da segnalare l’introduzione di alcuni nuovi interventi di miglioramento, come quelli previsti nella sezione C, che si riferiscono al reinserimento lavorativo di dipendenti affetti da disabilità da lavoro, alle modalità del servizio di trasporto da casa al lavoro per i lavoratori in orario notturno, e alla realizzazione di interventi per contrastare il verificarsi di rapine.

E’ stata anche introdotta tra gli intervento migliorativi,  l’adozione delle prassi di riferimento per la responsabilità sociale delle imprese (RSI)  per edilizia e artigianato (Uni/PdR 49:2018 – costruzioni e Uni/PdR 51:2018 – micro e piccole imprese).

Tra gli interventi giudicati positivamente per la richiesta di riduzione sono indicati, come nelle precedenti edizioni, l’adozione o il mantenimento di sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro idoneamente certificati, le asseverazioni rilasciate da organismi paritetici, la segnalazione di quasi infortuni o di mancati incidenti sul lavoro, le iniziative di formazione adottate, le agevolazioni sociali concesse ai lavoratori, le convenzioni stipulate con le Asl per le campagne contro il fumo, l’abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, e di adozione di corretti stili di alimentazione. Da quest’anno, anche la partecipazione al premio “Imprese per la sicurezza”, promosso e organizzato annualmente da Inail e Confindustria in collaborazione con APQI e Accredia, rientra tra gli esempi positivi citati nel modulo.

Gli interventi migliorativi richiesti dall’INAIL rientrano tra i servizi offerti da Nord Pas ai propri clienti: se vuoi saperne di più clicca qui:

 

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Come avviene l’attribuzione del punteggio?

Il sistema per poter ottenere la riduzione del tasso medio di tariffa è abbastanza semplice, poiché ad ogni intervento è attribuito un punteggio: è necessario che l’azienda abbia effettuato interventi tali per cui  la somma dei punteggi sia pari almeno a 100 punti.

Per alcuni interventi, il punteggio è stato differenziato in relazione al settore produttivo di appartenenza dell’azienda, individuato attraverso le voci di tariffa con cui è assicurata l’attività aziendale. Qualora le voci di tariffa che coprono il rischio dell’attività aziendale siano riconducibili a diversi settori produttivi, il punteggio è predeterminato automaticamente in relazione al settore produttivo che prevede il punteggio più elevato.

In generale, per il raggiungimento del punteggio pari o superiore a 100 è possibile selezionare interventi di qualunque sezione del modulo, tranne quelli della sezione B.

Gli interventi della sezione B “Interventi di carattere generale ispirati alla responsabilità sociale” vengono conteggiati solo se la soglia dei 100 punti è conseguita nell’ambito della stessa sezione. L’azienda, infatti, deve aver realizzato interventi ispirati alla responsabilità sociale tali da raggiungere il punteggio pari o superiore a 100.

Inoltre, il punteggio è graduato in relazione alla dimensione aziendale (grandi, medie, piccole e micro imprese ), determinante anche ai fini del numero di condizioni/attività da attuare. Una volta individuati interventi sufficienti a far raggiungere un punteggio almeno pari a 100, è inibita la selezione di ulteriori interventi.

Qual è la documentazione da presentare per ottenere lo sconto INAIL?

E’ importante sottolineare che, la documentazione probatoria dell’avvenuto intervento deve essere presentata insieme alla domanda. LINAIL individua, nel campo “Documentazione ritenuta probante”, per ogni intervento, la documentazione che ritiene probante l’attuazione dell’intervento in oggetto.

I documenti devono riportare la data e la firma del datore di lavoro, ma, a seconda degli interventi, anche di altri soggetti idonei. Per quanto attiene alle azioni riguardanti l’implementazione oppure l’adozione di “procedure”, oltre a data e firma sono necessarie anche l’esplicitazione dei contenuti e delle evidenze documentali di attuazione riferite all’anno 2019.

È facoltà sia dell’azienda che dell’Istituto fornire o richiedere altra documentazione atta a dimostrare quanto dichiarato nel modulo.

Nord Pas supporta le aziende nella compilazione del nuovo modello e nella messa in atto di interventi, sia generali (es. implementazione di sistemi di gestione per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ISO 45001, modelli organizzati D.lgs 213/01…) sia specifici (interventi formativi finalizzati, interventi per la prevenzione di rischi specifici…), al fine di consentire ai propri clienti di ottenere la riduzione di tariffa.

Come viene applicata la riduzione del tasso INAIL?

Nei primi due anni dalla data di inizio attività della PAT, la riduzione è applicata nella misura fissa dell’otto per cento. La riduzione ha effetto solo per l’anno di presentazione della domanda ed è applicata in sede di regolazione del premio assicurativo dovuto per lo stesso anno, in egual misura a tutte le voci della PAT.

Dopo il primo biennio di attività della PAT, la percentuale di riduzione del tasso medio di tariffa è determinata in relazione al numero dei lavoratori-anno del triennio della medesima PAT.

In caso di accoglimento, la riduzione riconosciuta ha effetto per l’anno in corso alla data di presentazione dell’istanza ed è applicata in sede di regolazione del premio assicurativo dovuto per lo stesso anno. In caso di selezione di un intervento definito “Trasversale Generale” o “Settoriale Generale”, la definizione della domanda (accoglimento o rigetto) riguarda tutte le PAT dell’azienda.

In caso di selezione di interventi definiti “Trasversali” o “Settoriali” la definizione della domanda esplica effetti solo sulla PAT o sulle PAT interessata/e dagli interventi migliorativi in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro.

Qualora risulti, in qualsiasi momento, la mancanza dei requisiti prescritti per il riconoscimento della riduzione, l’Inail procede all’annullamento della riduzione stessa e alla richiesta delle integrazioni dei premi dovuti, nonché all’applicazione delle vigenti sanzioni.

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L’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (UE-OSHA) ha recentemente pubblicato una relazione generale sugli effetti dei disturbi muscoloscheletrci (DMS) sulla forza lavoro, sulla società e sull’economia dell’Europa.

Questa pubblicazione di novembre 2019, si inserisce all’interno di un progetto dell’UE-OSHA volto ad analizzare dati nazionali ed europei relativi ai DMS, al loro impatto sulla salute e sul lavoro, ai fattori di rischio, alle misure di prevenzione e alle misure adottate per favorire il reinserimento lavorativo.

Cosa sono i disturbi muscoloscheletrici?
Quali sono le cause dei disturbi muscoloscheletrici?
Quali sono i numeri dei disturbi muscoloscheletrici in Europa?

Cosa sono i disturbi muscoloscheletrici?

I disturbi muscoloscheletrici rappresentano uno dei disturbi più comuni legati al lavoro: essi interessano la schiena, il collo, le spalle e gli arti superiori, ma possono anche colpire gli arti inferiori. Il termine “disturbi muscoloscheletrici” (DMS) indica qualsiasi lesione o patologia alle articolazioni o ad altri tessuti.

Come riportato dall’OSHA, i DMS possono essere semplici malesseri e dolori di lieve entità fino a problemi più seri che costringono ad assentarsi dal lavoro e possono richiedere cure mediche. Nei casi cronici più gravi, possono addirittura portare alla disabilità e all’abbandono forzato del posto di lavoro.

I due gruppi principali di DMS sono costituiti dai dolori/disturbi alla schiena e dai disturbi degli arti superiori legati all’attività lavorativa (conosciuti comunemente “disturbi da stress fisici ripetuti”).

mal di schiena

Quali sono le cause dei disturbi muscoloscheletrici?

La maggior parte dei DMS legati all’attività lavorativa si sviluppano nel tempo. Di norma non hanno una sola causa: spesso sono provocati da una combinazione di diversi fattori. Tra le cause fisiche e i fattori di pericolo riconducibili all’organizzazione del lavoro ci sono:

  • la movimentazione di carichi, specialmente quando si ruota o si piega la schiena;
  • movimenti ripetitivi o che richiedono uno sforzo;
  • l’assunzione di posture scorrette o statiche;
  • vibrazioni, scarsa illuminazione o lavoro in ambienti freddi;
  • ritmi intensi di lavoro;
  • il mantenimento prolungato della stessa posizione in piedi o seduta.

I fattori di rischio psicosociali come l’eccessiva richiesta di lavoro o la scarsa autonomia, in concomitanza con i rischi fisici sopraddetti, può aumentare l’incidenza dei DMS.

I tecnici di Nord Pas sono in grado di eseguire valutazioni approfondite dei fattori di pericolo che concorrono a causare DMS: tali valutazioni devono essere parte del documento di valutazione dei rischi.

Quali sono i numeri dei disturbi muscoloscheletrici in Europa?

L’analisi dell’UE-OSHA ha mostrato che i disturbi muscoloscheletrici sono tra i più rilevanti problemi di salute correlati al lavoro.

I dati analizzati dall’agenzia hanno evidenziato che circa 3 su 5 lavoratori in Europa lamenta DMS; tra i più diffusi il mal di schiena e i dolori muscolari agli arti superiori. Un lavoratore su cinque ha sofferto nell’ultimo anno di disturbi cronici alla schiena o al collo; il 60% dei lavoratori con problemi di salute correlati al lavoro identifica i DMS come il proprio problema più rilevante.

L’analisi ha permesso di rilevare che i settori maggiormente interessati a questa tipologia di problemi di salute correlati al lavoro sono: il settore delle costruzioni, dell’agricoltura, il settore forestale e la pesca. Anche il settore sanitario e sociale sono risultati al di sopra della media.

L’indagine dei dati raccolti a livello nazionale, mostra che i DMS sono tra le malattie professionali più comunemente riconosciute in Francia, Italia e Spagna. Tra tutti i casi di malattie professionali riconosciute correlate a DMS, quelli che coinvolgono donne e lavoratori più anziani sono una percentuale superiore rispetto a uomini e giovani lavoratori.

Proprio in considerazione del rischio legato alle malattie professionali, e quindi alle richieste di risarcimento INAIL, è opportuno che il datore di lavoro disponga di strumenti informatizzati per tenere traccia della storia di ogni lavoratore all’interno dell’azienda. Q-81 HSE WEB APP è lo strumento software che facilita queste attività e consente di visualizzare immediatamente nell’anagrafica del lavoratore la sua “carriera HSE”, come mostrato nel video qui sotto.

I ricercatori sottolineano le difficoltà nel calcolare il reale costo dei DMS a livello europeo definito sia come impatto economico sulle imprese, sia come costo sociale per gli stati membri. Alcuni indicatori utilizzati per valutare questi impatti hanno mostrato come, in generale, ci sia un aumento considerevole dei giorni di assenza da parte dei lavoratori che soffrono di problemi muscoloscheletrici cronici e che si possano stimare perdite di produzione rilevanti (ad es. i dati raccolti in Germania nel 2016 contano perdite economiche per mancata produttività per l’1% del PIL).

L’approfondita analisi OSHA indica la necessità di un approccio integrato (che consideri non solo i fattori di rischio fisici ma anche quelli pscicosociali) per prevenire i DMS associati al lavoro.

Cosa deve fare datore di lavoro per prevenire i DMS?

Come per tutti i fattori di rischio trattati dal D.lgs 81/08 il primo passo per il datore di lavoro è quello di elaborare la valutazione dei rischi. Come richiamato anche dai risultati OSHA, per quanto riguarda i DMS, la valutazione dovrà adottare un approccio olistico, valutando e affrontando l’insieme delle cause, sia fisiche sia psicosociali.

Dalla valutazione scaturiscono le azioni di prevenzione e protezione che, come indicato da  possono riguardare:

  • La progettazione degli spazi di lavoro, adeguandoli al fine di migliorare le posture lavorative;
  • La scelta delle attrezzature, assicurando che siano ergonomiche e adatte ai compiti da svolgere;
  • La consapevolezza lavoratori, migliorando e impartendo una formazione su buoni metodi di lavoro – ad esempio, per questa formazione possono essere utilizzate le Multi Media Procedure –  M.M.Pro HSE uno strumento formativo innovativo che consente un elevato livello di coinvolgimento del personale.
  • L’organizzazione delle mansioni, cambiando metodi o strumenti di lavoro;
  • la gestione dei cicli produttivi, pianificando il lavoro in modo da evitare mansioni ripetitive o prolungate con posture scorrette, programmando pause, la rotazione delle funzioni o la riassegnazione del lavoro;

Infine, la collaborazione attiva con il medico competente per il monitoraggio e la promozione della salute di coloro che soffrono o potrebbero soffrire di DMS, deve essere considerata una misura preventiva essenziale. L’implementazione e la gestione di un sistema di prevenzione dei DMS è un servizio che Nord Pas è in grado di offrire ai clienti.

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Quando un datore di lavoro assume un nuovo lavoratore deve rispettare quanto stabilito dall’art. 18, comma 1 lettera l) del D.Lgs 81/08 ovvero deve “adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37”. Nel dettaglio, quali sono questi obblighi e come orientarsi tra le molteplici offerte formative?

Come identificare i corsi obbligatori per la propria azienda?

Il Testo unico per la sicurezza e il corpo di norme che lo completano (es. Accordi Stato-Regione in materia di formazione, D.M. 388/2003, DM 10 marzo 1998 per citarne solo alcuni che interessano quanto in oggetto) distinguono la formazione in funzione del destinatario specifico a cui essa è indirizzata.

In generale si può affermare che, per il solo motivo di svolgere un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, un lavoratore deve essere formato in materia di salute e sicurezza (per la definizione completa di “lavoratore” si rimanda all’art.2 del D.lgs 81/08).

Per quei lavoratori che, oltre ad essere dei lavoratori, svolgono anche una funzione specifica all’interno dell’organigramma aziendale della sicurezza, deve essere erogata una formazione aggiuntiva/complementare: ad esempio, rientrano fra questi, gli addetti al primo soccorso ma anche gli addetti all’utilizzo del carrello elevatore etc..

Da quanto sopraddetto, risulta evidente che un datore di lavoro deve avere chiarezza delle funzioni e dei compiti svolti dai propri lavoratori all’interno del sistema di gestione HSE per poter disegnare in maniera chiara e univoca il proprio organigramma aziendale.

Quando i tecnici Nord Pas approcciano ad un nuovo cliente partono sempre da questo documento al fine di stabilire in maniera chiara ruoli, responsabilità e derivare il fabbisogno formativo per ogni funzione. In Q-81 HSE WEB APP esiste uno strumento specifico per disegnare l’organigramma e stabilire il fabbisogno formativo.

Quali corsi devono frequentare i lavoratori di un’azienda?

Come spiegato al paragrafo precedente un datore di lavoro deve innanzitutto disegnare l’organigramma aziendale per la salute e sicurezza della propria azienda: l’individuazione delle funzioni presenti e delle caratteristiche aziendali (es. gruppo di primo soccorso, settore ATECO, classificazione del rischio incendio…) determina il fabbisogno formativo.

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A titolo esemplificativo, si può considerare un’azienda metalmeccanica di 70 persone (settore ATECO C.28, classe di primo soccorso A, rischio incendio MEDIO). Nell’organigramma sono presenti le seguenti funzioni: datore di lavoro, RSPP, RLS, preposti, lavoratori (impiegati e lavoratori in produzione), addetti al primo soccorso, addetti alla gestione delle emergenze, addetti ai carrelli elevatori.

I consulenti di Nord Pas preparano per il cliente la mappatura del fabbisogno formativo, con l’utilizzo di Q-81 HSE WEB APP: il risultato è simile alla tabella che segue. Chiaramente ogni lavoratore può svolgere più funzioni e quindi il fabbisogno formativo che ricade su di lui, sarà dato dalla somma delle competenze, ovvero, in ultima analisi, dei corsi che deve frequentare.

Nell’esempio sottoindicato ci si è limitati solamente ad alcune funzioni applicate ad un caso specifico. La normativa relativa alla formazione in materia di salute e sicurezza, a completamento e dettaglio degli enunciati del D.lgs 81/08, è molto corposa e prevede diversi casi di esoneri parziali/totali.

 

Quali corsi sulla sicurezza scegliere per i propri lavoratori?

L’offerta formativa in materia di salute e sicurezza è molto ampia e, per il datore di lavoro oggi non è sempre semplice ed immediato scegliere i corsi giusti per la propria azienda.

Definito il fabbisogno come al paragrafo precedente, si tratta di scegliere un fornitore qualificato. Il datore di lavoro potrà scegliere tra formazione erogata in modalità e-learning e formazione in aula.

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Il legislatore è intervenuto puntualmente sulle caratteristiche dei formatori d’aula con l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012 per la formazione sulle attrezzature di lavoro e con il Decreto interministeriale del 6 marzo 2013 – criteri di qualificazione della figura del formatore per la salute e sicurezza sul lavoro.

Inoltre, con l’Allegato 2 dell’Accordo Stato-Regioni del 7 luglio 2016 ha stabilito le caratteristiche specifiche per la formazione in modalità e-learning. Solamente alcuni corsi in materia di salute e sicurezza possono essere fruiti interamente o parzialmente in questa modalità, secondo quanto previsto dagli Accordi Stato-Regioni specifici.

I tecnici Nord Pas possiedono le competenze specifiche per erogare la formazione in materia di salute e sicurezza in aula e frequentano periodici corsi di aggiornamento per migliorare competenze sia tecniche sia comunicative. Inoltre, Nord Pas dispone di una piattaforma software specifica per l’erogazione dei corsi in e-learning.

Infine, entrambi i processi sono all’interno dell’ambito di applicazione del sistema di gestione della qualità di Nord Pas, garanzia di un’elevata attenzione al servizio fornito al cliente.

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Ieri 21 ottobre, l’EU-OSHA, insieme ai suoi partner, ha dato avvio alla Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Quest’anno il tema sarà la promozione di una gestione partecipativa e attiva della sicurezza delle sostanze pericolose.

I lavoratori sono esposti a sostanze pericolose in molti ambienti di lavoro europei. Tali esposizioni sono più comuni di quanto la maggior parte delle persone pensi e, di fatto, possono verificarsi in quasi tutti gli ambienti di lavoro. Ciò comporta importanti preoccupazioni per la sicurezza e la salute.

sostanze pericolose EU-OSHA

Una sostanza pericolosa è qualunque solido, liquido o gas che ha le potenzialità di causare danni alla sicurezza o alla salute dei lavoratori. L’esposizione può avvenire per inalazione, penetrazione cutanea o ingestione.

Le esposizioni a sostanze pericolose nell’ambiente di lavoro sono collegate a problemi che hanno effetti acuti e a lungo termine sulla salute, tra cui:

  • malattie respiratorie (ad esempio asma, rinite, asbestosi e silicosi),
  • danno agli organi interni, compresi il cervello e il sistema nervoso,
  • irritazione cutanea e malattie della pelle,
  • tumori occupazionali (ad esempio leucemia, cancro ai polmoni, mesotelioma e cancro della cavità nasale).

Inoltre, la presenza di sostanze pericolose può mettere i lavoratori a rischio di incendio, esplosione, intossicazione acuta e soffocamento. La seconda indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti dell’EU-OSHA rivela che le sostanze pericolose sono frequenti soprattutto in alcuni settori, come l’agricoltura, la produzione e l’edilizia.

Tuttavia, i lavoratori di ogni settore sono potenzialmente a rischio di esposizione alle sostanze pericolose. In effetti, nel complesso, il 38 % delle aziende europee segnala la presenza di sostanze chimiche o biologiche potenzialmente pericolose nei propri ambienti di lavoro. Pertanto, è fondamentale che i rischi siano individuati e gestiti.

Cosa deve fare il datore di lavoro?

Il D.lgs 81/08 prevede all’art. 17  l’obbligo per il datore di lavoro di valutare tutti i rischi e, conseguentemente produrre e mantenere aggiornato il Documento di valutazione dei rischi. I rischi posti dalle sostanze pericolose sono spesso complessi e nella loro individuazione vanno considerati molti fattori: per questa ragione è necessario il coinvolgimento di tutti gli attori della sicurezza (RLS, SPP, Medico competente, consulenti specializzati), al fine di definire misure di prevenzione e protezione e miglioramento atte a ridurre e gestire il rischio di esposizione alle sostanze pericolose.

Un’attività importante deve essere quella di sensibilizzare, informare e formare tutti i lavoratori sui rischi legati all’utilizzo delle sostanze pericolose. Uno strumento come le M.M.Pro.  – Multi Media Procedure HSE consente il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei lavoratori. Le M.M.Pro. HSE sono state utilizzate da un’azienda del settore chimico proprio per illustrare ai lavoratori come attrezzare e pulire macchinari che spalmano preparati siliconici: maggiori informazioni in questo articolo.

I tecnici Nord Pas sono a disposizione per supportare il datore di lavoro nella valutazione dei rischi e per formare i lavoratori sul tema delle sostanze pericolose.