News Normative

sicurezza cantieri salute

Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18 “Cura Itala” e s.m.i., all’articolo 103, comma 2, ha stabilito che “Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza”.

Nuove proroghe con il DECRETO-LEGGE 30 luglio 2020, n. 83

  • All’Art 1 stabilisce la proroga dello stato di emergenza, stabilito da decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22  maggio  2020 n.  35, dal 31-7-20 al 15-10-20.
  • All’Art 1 comma 3 specifica che “I termini previsti dalle disposizioni legislative di cui all’allegato 1 sono prorogati al 15 ottobre 2020, salvo quanto previsto al n. 32 dell’allegato medesimo, e le relative  disposizioni vengono attuate nei limiti delle risorse  disponibili  autorizzate  a legislazione vigente.
  • All’Art 1 comma 4 riporta che “ I termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle individuate nell’allegato 1, connessi  o  correlati  alla  cessazione dello stato di emergenza dichiarato con delibera  del  Consiglio  dei ministri del 31 gennaio 2020, non sono  modificati  a  seguito  della proroga del predetto stato di emergenza, deliberata dal Consiglio dei ministri il 29 luglio 2020, e la loro scadenza resta riferita  al  31 luglio 2020.
  • L’allegato 1 non contiene l’art. 103 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, pertanto la validità dei certificati in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020 termina 90 giorni dopo il 31-7-20., quindi il 31-10-20.

 

validità certificati formazione salute e sicurezza

 

Il sito del Ministero del Lavoro e politiche sociali, alla sezione FAQ riporta inoltre le seguenti indicazioni

  1. In questo periodo di emergenza da COVID-19, in considerazione delle difficoltà operative determinate dalle misure di contenimento, è possibile posticipare tutta la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro o solo l’aggiornamento?  In considerazione della situazione eccezionale, caratterizzata dalle misure di contenimento per evitare e prevenire il contagio da COVID-19, in coerenza con il principio introdotto dall’articolo 103, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 2020, si ritiene che nel caso in cui non sia possibile, temporaneamente, effettuare l’aggiornamento previsto si possa ugualmente proseguire lo svolgimento dell’attività lavorativa. Diversamente, per quanto riguarda la formazione da svolgere ex novo (ad esempio in caso di assunzione di nuovo personale, o nel caso di cambio di mansione, ovvero ancora nel caso dell’introduzione di nuove attrezzature di lavoro), si ritiene che la stessa non possa essere posticipata, ferma restando la possibilità di svolgere la formazione in videoconferenza se ne ricorrono i presupposti.
  2. In questo periodo di emergenza da COVID-19, in considerazione delle difficoltà operative determinate dalle misure di contenimento, in caso di impossibilità a effettuare l’aggiornamento della formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro è possibile proseguire lo svolgimento dell’attività lavorativa? Inoltre, al fine di poter ugualmente svolgere la formazione prevista, è possibile utilizzare modalità di formazione a distanza invece che in aula? In considerazione della situazione eccezionale, caratterizzata dalle misure di contenimento per evitare e prevenire il contagio da COVID-19, in coerenza con il principio introdotto dall’articolo 103, comma 2, del Decreto-legge n. 18 del 2020 si ritiene che la mancata effettuazione dell’aggiornamento non preclude lo svolgimento dell’attività lavorativa. Fermo restando, naturalmente, l’obbligo di completare l’aggiornamento immediatamente dopo la fase emergenziale. Inoltre, al fine di contemperare l’esigenza del contenimento delle attività con il necessario aggiornamento delle competenze in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, si ritiene ammissibile, in via temporanea, lo svolgimento delle attività formative in videoconferenza esclusivamente con modalità sincrona, ad esclusione della parte pratica dei corsi, in modo da garantire la verifica delle presenze dei soggetti da formare e la piena interazione tra questi ultimi e i docenti (ad esempio assicurando la condivisone del materiale didattico, la possibilità di formulare domande, etc.).

Da tenere conto che non costituiscono norma di legge.

Possiamo supportarti per le attività di FORMAZIONE in materia di Salute e sicurezza: SCOPRI I NOSTRI SERVIZI

 

sicurezza cantieri salute

In base alle recenti limitazioni apportate dal DPCM 7 agosto 2020 e alla successiva ordinanza del 12 agosto 2020, si ricorda al personale dell’azienda di rientro dall’Estero che sono previste limitazioni a seconda del Paese in cui si ha soggiornato e/o in cui si è transitati.

rientro da estero

Si rimanda pertanto alla pagina del Ministero della Salute “Covid-19 Viaggiatori” per verificare nel dettaglio le restrizioni previste in base alla propria situazione:

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5411&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

 

Si ricorda inoltre, che chiunque entri in Italia da qualsiasi località estera è tenuto a consegnare al vettore o alle forze di polizia in caso di controlli una autodichiarazione scaricabile dal seguente link:

https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2020/08/modulo_rientro_da_estero_18_08_20.pdf

 

In caso di dubbi è possibile chiamare i seguenti numeri utili:

  • dall’Italia il numero gratuito 1500 
  • dall’estero i numeri +39 0232008345 – +39 0283905385 

 

Software Q-81 HSE WEB APP

Registrato dalla Corte dei Conti il decreto attuativo del MISE.

E’ in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo del Ministero dello Sviluppo economico che favorisce la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi delle micro, piccole e medie imprese, attraverso l’applicazione di tecnologie previste nell’ambito di Impresa 4.0 e di quelle relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera.

 

Il decreto disciplina la concessione ed erogazione delle agevolazioni a sostegno di progetti di innovazione di processo o di innovazione dell’organizzazione ovvero di progetti di investimento coerenti con la suddetta finalità.

 

Le caratteristiche delle PMI per beneficiare dei contributi

  • essere iscritte come attive nel Registro delle imprese
  • nei Settori interessati: manifatturiero, servizi alle imprese, turismo e commercio (per le imprese impegnate  nella digitalizzazione della fruizione dei beni ).
  • aver conseguito, nell’esercizio cui si riferisce l’ultimo bilancio approvato e depositato, ricavi delle vendite e delle prestazioni pari almeno a 100.000 euro;
  • disporre di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese;
  • non essere sottoposte a procedura concorsuale e non si trovano in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente.

 

Gli importi finanziati

Sono agevolati progetti per un importo minimo di 50mila e massimo di 500mila euro, presentati da imprese singole o associate (fino a 10 soggetti aderenti), mediante contratti di rete o altre forme di collaborazione in cui figuri, come capofila, un DIH – Digital Innovation Hub o un EDI – ecosistema digitale per l’innovazione.

 

 

Le spese ammissibili nei progetti

Sono quelle che permettono la trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi attraverso l’implementazione di:

  • tecnologie abilitanti individuate dal Piano nazionale impresa 4.0. (advanced manufacturing solutions, additive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, industrial internet, cloud, cybersecurity, big data e analytics);
  • tecnologie relative a soluzioni tecnologiche digitali di filiera, con i seguenti fini:
  • ottimizzazione della gestione della catena di distribuzione e della gestione delle relazioni con i diversi attori;
  • software;
  • piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio;
  • altre tecnologie, quali sistemi di e-commerce, sistemi di pagamento mobile e via internet, fintech, sistemi elettronici per lo scambio di dati (electronic data interchange-EDI), geolocalizzazione, tecnologie per l’in-store customer experience, system integration applicata all’automazione dei processi, blockchain, intelligenza artificiale, internet of things.

portale appaltatori

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gestione ambientale

Salute e sicurezza di oltre 200.000 lavoratori gestita dal software di Nord Pas

Si parla di Nord Pas nella sezione Economia & Imprese de Il Sole24ore. Nell’intervista a Luca Causser, presidente e fondatore di Nord Pas insieme a Febo Frangipane, emerge il binomio Innovazione Tecnologica e Consulenza Tecnica che caratterizza la società. Attualmente salute e sicurezza di oltre 200.000 addetti vengono gestite con la piattaforma Q-81® HSE WEB APP. Questo software,
disponibile in modalità multilingua, multiazienda, multi-sito, amministra in modo integrato i sistemi e modelli di gestione e
controllo che l’azienda ha implementato o intende adottare (come, a esempio, Ohsas 18001 e Iso 45001, Uni En Iso 14001, Mogc 231 ecc.).

copertina sole24ore
Sole 24 Ore, 30.06.2020

Sono tre i “pilastri” su cui si basa una corretta applicazione del concetto di sostenibilità in ambito aziendale: ambientale, sociale e di governance

Senza la capacità di districarsi nei meandri di questi parametri è improbabile cementare la propria credibilità verso gli stakeholder in generale e verso il mercato nello specifico.

L’articolo si inserisce nella nuova rubrica UP SOSTENIBILITA’ dedicata alle aziende che stanno portando le 3P nella propria Strategia di sviluppo: planet, people, profit.

 

up sostenibilità

Insieme a Nord Pas altre 2 aziende pordenonesi:

  • HIDRA SB srl, società di consulenza strategica , già partner di Nord Pas per lo sviluppo di innovazione fondata su principi di sostenibilità;
  • OESSE srl, specializzata nella produzione di scambiatori di calore, che ha deciso di investire sulla P di People.
gestione ambientale

I percorsi di sostenibilità aziendale sono un’opportunità da cogliere per accelerare il cambiamento. La pandemia legata al CoViD-19 ce lo ha ricordato, accelerando di fatto tali percorsi e provandoci che le imprese che hanno già intrapreso questa strada si sono dimostrate più resistenti e competitive.

 

L’Unione Europea ha avuto la necessità di trovare e adottare una strategia condivisa per affrontare l’emergenza e a questo scopo sta mettendo in campo i fondi del Recovery Fund (letteralmente “Fondo di Recupero”, ossia un fondo con il compito di emettere i Recovery Bond, con garanzia nel bilancio UE) condizionandoli a iniziative che rispettino tre criteri:

  1. rientrino nel green package
  2. abbiano un alto contenuto di digitalizzazione
  3. creino posti di lavoro

Un intervento perfettamente in linea con il Green New Deal della presidenza della Commissione Europea Von der Leyen che ha come obiettivo strategico quello di trasformare il vecchio continente nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Sostenibilità, non solo marketing

È importante però sottolineare come la sostenibilità costituisca un forte strumento di competitività aziendale anche e non solo per la sua integrazione nella strategia di marketing. Se da un lato infatti è ormai evidente che i consumatori prestano sempre più attenzione ai temi del green packaging e della circular economy. Dall’altro lato un’azienda sostenibile e responsabile si confronta, attraverso lo strumento dello Stakeholder Engagement, con il territorio di riferimento e lo riconosce come un aspetto centrale e strategico, coinvolgendolo su tematiche sociali, ambientali ed economiche allo scopo di allineare la propria strategia alle proprie performance in questi tre ambiti.

 

stakeholder engagement
Stakeholder engagement Edison

La strategia di sostenibilità va comunicata

Se è certamente vero che gli obiettivi di sviluppo sostenibile, indicati nell’Agenda 2030, stanno sempre più diventando parte delle strategie e della governance aziendale, è altresì fondamentale sottolineare come la rendicontazione di sostenibilità assuma sempre più importanza, al fine rendere l’impresa più trasparente e meglio valutabile da parte di investitori, istituzioni e consumatori.

Secondo il principio di materialità la rendicontazione è tanto più efficace quanto più contiene e sviluppa i temi ritenuti “materiali”, ovvero significativi, dagli stakeholder dell’azienda.

Le linee Guida verso la sostenibilità

Si inseriscono in quest’ottica di valorizzazione della sostenibilità come strumento di competitività le Linee Guida per la rendicontazione della sostenibilità recentemente redatte da Confindustria. Il documento è in realtà una revisione delle linee guida presentate nel 2010 e si pone l’ambizioso obiettivo di spiegare alle PMI italiane in che modo possono approcciarsi alla sostenibilità, secondo un “percorso per step”. Rinvieremo questo tema ad un approfondimento dedicato vista l’importanza e la complessità dell‘ argomento.

Tutto ciò però strettamente connesso anche alle iniziative previste per il rilancio “ITALIA 2020-2022” con FOCUS sugli aspetti ambientali  come ribadito dal rapporto Colao di inizio giugno.

Il rapporto si presenta come un insieme di iniziative per accelerare lo sviluppo del Paese e migliorare la sua sostenibilità economica, sociale e ambientale, in linea con l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con gli obiettivi strategici definiti dall’Unione Europea

Trasformare  i costi del rilancio post covid in investimenti per il futuro rappresenta un obbligo nei confronti delle giovani generazioni ma anche una grande opportunità .

Per questo l’obiettivo ultimo da perseguire nella fase di ripresa dopo il lockdown è quello di potenziare le infrastrutture economiche e sociali del Paese, e investire le risorse disponibili, oltre che nelle misure di sostegno immediato a persone e mondo produttivo, in azioni trasformative che rendano l’Italia più resiliente, reattiva, competitiva, sostenibile ed equa.

3 gli assi di rafforzamento per il rilancio

  1. digitalizzazione ed innovazione di processi, prodotti e servizi, pubblici e privati, e di organizzazione della vita collettiva;
  2. rivoluzione verde, per proteggere e migliorare il capitale naturale di cui è ricco il Paese, accrescere la qualità della vita di tutti e generare importanti ricadute economiche positive nel rispetto dei limiti ambientali;
  3. parità di genere e inclusione, “per consentire alle donne, ai giovani, alle persone con disabilità, a chi appartiene a classi sociali e territori più svantaggiati e a tutte le minoranze di contribuire appieno allo sviluppo della vita economica e sociale, nel rispetto del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione”.

Nord Pas è particolarmente sensibile ai primi due assi, attraverso una serie di servizi di consulenza a supporto di tutela ambientale e sostenibilià e soprattutto grazie alla piattaforma software Q-81® HSE WEB APP, che rappresenta un utile strumento per digitalizzare le attività di rendicontazione non solo in ambito di sostenibilità ma, da oltre vent’anni,  in ambito di salute, privacy  e sicurezza sul lavoro.

sicurezza cantieri salute

Il D.Lgs. 1 giugno 2020 n. 44 recepisce la Direttiva agenti cancerogeni (UE) 2017/2398 riguardante la protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro, introducendo 11 nuove sostanze cancerogene, 1 nuovo processo e modificando il c. 6 dell’Art. 242 relativo alla Sorveglianza sanitaria e gli allegati XLII e IIXLI del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sostituiti dagli allegati I e II del presente decreto.

Le novità del D.Lgs n. 44 / 2020

a. Le nuove sostanze cancerogene introdotte

  •  Composti di cromo VI
  • Fibre ceramiche refrattarie
  • Polvere di silice cristallina respirabile
  • Ossido di etilene
  • 1,2-Epossipropano
  • Acrilammide
  • 2-Nitropropano
  • o-Toluidina
  • 1,3-Butadiene
  • Idrazina
  • Bromoetilene

b. Elenco di sostanze, miscele e processi introdotti

Lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione.

c. Modifica comma 6 art. 242 D.Lgs. n. 81/2008

All’articolo 242 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, il comma 6 è sostituito dal seguente: «6. Il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sulla sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti e, ove ne ricorrano le condizioni, segnala la necessità che la stessa prosegua anche dopo che è cessata l’esposizione, per il periodo di tempo che ritiene necessario per la tutela della salute del lavoratore interessato. Il medico competente fornisce, altresì, al lavoratore indicazioni riguardo all’opportunità di sottoporsi ad accertamenti sanitari, anche dopo la cessazione dell’attività lavorativa, sulla base dello stato di salute del medesimo e dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche.».

d. modifiche agli allegati XLII e XLIII  art. 2 D.Lgs. n. 81/2008

Art. 2. modifiche agli allegati XLII e XLIII del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 : sostituiti dagli allegati I e II del presente decreto

ALLEGATO I

ALLEGATO XLII Elenco di Sostanze, Miscele e Processi

  1. Produzione di auramina con il metodo Michler.
    2. I lavori che espongono agli idrocarburi policiclici aromatici presenti nella fuliggine, nel catrame o nella pece di carbone.
    3. Lavori che espongono alle polveri, fumi e nebbie prodotti durante il raffinamento del nichel a temperature elevate.
    4. Processo agli acidi forti nella fabbricazione di alcool isopropilico.
    5. Il lavoro comportante l’esposizione a polveri di legno duro.
    6. Lavori comportanti esposizione a polvere di silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione

ALLEGATO II

Allegato XLIII Valori limite di esposizione professionale

Nome agenteN. CE (1)N. CAS (2)Valori limite (3)OsservazioniMisure transitorie
mg/m3 (4)ppm (5)f/ml (6)
Polveri di legno duro – –2 (7) – – –Valore limite:
3 mg/m3 fino al
17 gennaio 2023
Composti di cromo VI definiti cancerogeni ai sensi dell’articolo 2, lettera a), punto i), (come cromo) – –0,005 – – –Valore limite: 0,010 mg/m3 fino al 17 gennaio 2025
Valore limite: 0,025 mg/m3 per i procedimenti di saldatura o taglio al plasma o analoghi procedimenti di lavorazione che producono fumi fino
al 17 gennaio 2025
Fibre ceramiche refrattarie definite cancerogene ai sensi dell’articolo 2, lettera a), punto i) – – –0,3 – –
Polvere di silice cristallina respirabile –0,1 (8) – – –
Benzene200-753-771-43-23,251 –Cute (9) –
Cloruro di vinile monomero200-831-075-01-42,61 – –
Ossido di etilene200-849-975-21-81,81Cute (9) –
1,2-Epossipropano200-879-275-56-92,41 –
Acrilammide201-173-779-06-10,1Cute (9) –
2-Nitropropano201-209-179-46-9185 –
o-Toluidina202-429-095-53-40,50,1Cute (9) –
1,3-Butadiene203-450-8106-99-02,21 –
Idrazina206-114-9302-01-20,0130,01Cute (9) –
Bromoetilene209-800-6593-60-24,41 –
(1) N. CE (ossia EINECS, ELINCS o NLP): è il numero ufficiale della sostanza all’interno dell’Unione europea, come definito nell’allegato VI, parte 1, punto 1.1.1.2, del regolamento (CE) n. 1272/2008.

(2) N. CAS: numero di registrazione CAS (Chemical Abstract Service).

(3) Misurato o calcolato in relazione a un periodo di riferimento di 8 ore.

(4) mg/m3 = milligrammi per metro cubo di aria a 20 °C e 101,3 kPa (corrispondenti alla pressione di 760 mm di mercurio).

(5) ppm = parti per milione per volume di aria (ml/m3).

(6) f/ml = fibre per millilitro.

(7) Frazione inalabile: se le polveri di legno duro sono mischiate con altre polveri di legno, il valore limite si applica a tutte le polveri di legno presenti nella miscela in questione.

(8) Frazione respirabile

(9) Contribuisce in modo significativo all’esposizione totale attraverso la via di assorbimento cutanea

 

sicurezza cantieri salute

E’ datato 25/05/2020 il nuovo rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità che illustra le migliori modalità operative degli impianti in base alla caratteristica degli ambienti e al loro rischio intrinseco di diffusione del  droplet. Il documento riporta anche  indicazioni in merito alla pulizia e sanificazione degli impianti.

I principali destinatari di questo rapporto sono:

  • datori di lavoro,
  • gestori,
  • amministratori,
  • responsabili della sicurezza 
  • operatori di edifici pubblici e privati,
  • strutture comunitarie non sanitarie,
  • strutture alberghiere,
  • uffici,
  • locali adibiti ad attività sportive e scolastiche,
  • ambienti domestici, ecc. e le autorità sanitarie che a livello nazionale, regionale e locale sono preposte alla tutela della salute e sono coinvolte nella prevenzione e gestione dei rischi associati alla diffusione del virus SARS-CoV-2.

L’adeguamento alle condizioni contingenti, durante la cosiddetta fase due dell’emergenza che è stata preceduta da un lungo periodo di lockdown, comporta che non si possa prescindere da una “nuova percezione sociale degli ambienti indoor” che deve trovare una appropriata risposta nelle misure di contenimento del rischio di trasmissione del virus SARS-CoV-2 con idonee procedure di prevenzione e protezione. Una possibile trasmissione del contagio è dovuta alla dispersione di micro-goccioline (come meglio specificato in seguito) che possono essere veicolate dalla circolazione d’aria forzata dai sistemi di ventilazione e climatizzazione. In questo ambito, nel documento presentato vengono descritti i principali componenti di questi sistemi e vengono altresì fornite raccomandazioni operative per la gestione di questi impianti ai fini di ridurre le possibilità di contagio.

 

In sintesi definiamo  i principali argomenti del documento invitandovi a contattare NORDPAS per qualsiasi supporto pratico

 

Sistemi di ventilazione e di climatizzazione

Principalmente si fa riferimento a:

  • Unità di trattamento aria (UTA)
  • Ventilconvettori o unità terminali idroniche del tipo fan coil
  • Climatizzatori ad espansione diretta o del tipo a split
  • Climatizzatori portatili monoblocco
  • Cappe aspiranti e a ricircolo

 

Modalità di contagio aerogeno mediato dagli impianti di climatizzazione e ventilazione

Tra le possibili vie di trasmissione del virus SARS-CoV-2 vi sono, le goccioline (droplet), il bioaerosol (droplet nuclei) di origine respiratoria e, potenzialmente, il bioaerosol originato dagli impianti di scarico fecali (Figura 1).

trasmissione goccioline virus
fonte Rapporto ISS COVID-19 • n. 33/2020 del 25/05/2020

 

Raccomandazioni operative per la gestione degli impianti

Le seguenti indicazioni sono riferite ad impianti correttamente installati e oggetto di una regolare manutenzione e pulizia, conformi alla normativa vigente in materia, con particolare riguardo a sicurezza e igiene. Impianti obsoleti o vetusti, che non rispettino tali condizioni devono essere oggetto di un’adeguata manutenzione e pulizia prima del loro utilizzo.

Al fine di definire raccomandazioni operative per la gestione degli impianti di climatizzazione, deve essere tenuta in considerazione e valutata una matrice di rischio per la trasmissione di SARS-CoV-2, attraverso tali impianti.

livello di rischio in ambiente
fonte Rapporto ISS COVID-19 • n. 33/2020 del 25/05/2020

 

Conseguentemente, le raccomandazioni operative per l’appropriato utilizzo di un impianto di climatizzazione sono elencate di seguito, per tipologia di impianto (Tabella 10). Per quelle non comprese nell’elenco è possibile procedere per analogia, in relazione alle indicazioni generali riportate sopra. Le indicazioni sono riferite a ciascun impianto; nel caso siano presenti più impianti (es. ventilconvettori e aria primaria) è opportuno osservare le indicazioni valide per ciascuno di essi. Al fine di mantenere la separazione tra gli ambienti si raccomanda che le porte interne all’edificio siano mantenute chiuse.

raccomandazioni operative

rischio impianti
fonte Rapporto ISS COVID-19 • n. 33/2020 del 25/05/2020

 

Raccomandazioni operative per la ventilazione naturale

Le criticità esposte sopra sussistono anche nel caso di ventilazione naturale degli ambienti mediante l’apertura dei serramenti. Infatti, l’aria viene movimentata attraverso l’edificio per effetto della pressione differenziale tra le diverse aperture presenti. Ciò determina in generale lo spostamento dell’aria dagli ambienti sopravento verso quelli sottovento, con diffusione di aerosol tra ambienti adiacenti. Inoltre, nel caso di elevata intensità della ventilazione naturale, la velocità dell’aria in ambiente può essere significativa, determinando il trascinamento di goccioline di maggiore dimensione. Pertanto, in caso di ventilazione naturale degli ambienti è essenziale mantenere chiuse le porte interne all’edificio onde limitare la diffusione tra ambienti adiacenti.

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gestione ambientale

Cos’è la teoria delle reti 

In questi giorni la macchina produttiva del Paese sta scaldando i motori per la ripartenza dopo un mese di quarantena. I comitati scientifici invitano alla prudenza, per scongiurare il più possibile un ritorno dei contagi che sarebbe deleterio se non fatale per la nostra già debole economia. L’attenzione dei governatori, sia a livello locale che nazionale, è incentrata sul trovare soluzioni che consentano ai lavoratori di riprendere il loro posto in azienda, ed offrano nel contempo le garanzie che non vi siano possibilità di nuovi contagi. Nei prossimi giorni verranno senz’altro proposti protocolli che porteranno ad organizzare il lavoro in primis e la vita quotidiana poi, in questa direzione. Oltre alle varie soluzioni tecniche di prevenzione che verranno attuate, risulterà senz’altro strategico evitare con il massimo grado di efficacia che l’eventuale presenza di persone infette possa provocare un innesco di focolai, con conseguente ripresa dell’epidemia. In questo ambito risulta prioritario essere efficienti nell’isolare i casi infetti. Quindi l’efficienza dovrà riguardare:

  •       L’individuazione della persona infetta (diagnosi)
  •       L’isolamento dell’infetto e delle persone che vi sono venute a stretto contatto (tracciamento).

Non entreremo nel merito delle metodologie e tecnologie che verranno adottate per questo, ma intendiamo evidenziare come questo sia essenziale nella lotta alla ripresa di una diffusione, spiegandolo ancora una volta con la modellazione matematica delle epidemie.

Nei modelli classici di diffusione delle epidemie (leggi anche modello SIR e derivati in R0 e  matematica delle epidemie) si parte dal presupposto semplificativo che il tasso contagio sia un valore medio dei contatti fra suscettibili (S) e infettivi (I). Questo corrisponde ad assumere che le persone, mediamente, si comportino, per le possibilità di contagio, tutte allo stesso modo. Il “tasso netto di riproduzione” R0 di un’infezione (che indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo) che ne deriva dipende, nel modello, dalle caratteristiche di contagio e di guarigione (o rimozione degli infettivi) della malattia, ma non dai comportamenti della popolazione.

Una interpretazione più raffinata del fenomeno di diffusione si ottiene ricorrendo a modelli matematici più complessi. Fra questi prendiamo in considerazione quelli basati sulla teoria delle reti (network theory models). In questi modelli le persone vengono identificate da nodi connessi fra loro, dove ciascuna connessione sta ad individuare la relazione diretta che una persona può avere con un’altra. Questi stessi modelli possono descrivere reti di natura diversa, come ad esempio Internet (server/router collegati fisicamente fra loro), aeroporti e traffico aereo, abitazioni connesse alla rete di distribuzione dell’energia elettrica, le persone in contatto sui social, e così via.

Nel caso dell’utilizzo del modello per analizzare la diffusione delle epidemie sono rilevanti, quali parametri della rete, il numero di connessioni di ciascun nodo k, ed il coefficiente di trasmissibilità T. Il primo dipende dalla natura delle relazioni che vi sono fra le persone, e varia da nodo a nodo, mentre il secondo dipende in maniera intrinseca dalla malattia e indica con quale facilità avviene il contagio fra una persona e l’altra.

esempio reti

Esempi di 3 reti con gli stessi identici nodi, con lo stesso numero medio [k] di connessioni pari a 2: nella prima rete tutti i nodi hanno 2 connessioni, nella seconda i nodi hanno 1,2 o 3 connessioni, nella terza il numero di connessioni ha maggiore variabilità, ma il valor medio è ancora 2.

La risoluzione matematica della propagazione dell’epidemia in una rete casuale è stata studiata con la teoria della percolazione (cioè il lento movimento di un fluido attraverso un materiale poroso) [1].

In una rete complessa potremo individuare un valore medio di connessioni, indicato con ‹k› mentre il valore ‹k2›–‹k› è la varianza della distribuzione dei valori di k attorno al valor medio ‹k›.

Un risultato rilevante della teoria è che il tasso di riproduzione di base R0 è:

formula r0

Risulta quindi che reti con lo stesso numero di nodi, lo stesso valore medio di connessioni di ciascun nodo ‹k›, saranno caratterizzate da coefficienti R0 diversi se la distribuzione dei valori di k ha varianze diverse. Una rete che presenta una variabilità maggiore dei valori di k ha una varianza maggiore rispetto al valore medio ‹k› , risulta avere un R0 maggiore ed è quindi è più vulnerabile all’epidemia.

Un esempio illustrativo è riportato in figura (fonte: [2]):

fattore trasmissibilità

A parità di fattore di trasmissibilità T, la rete a destra ha una vulnerabilità, ovvero un tasso di riproduzione, più del doppio rispetto alla prima.

Questo risultato è estremamente interessante. Si pensi infatti alla rete come alla rappresentazione della struttura sociale di una popolazione, in cui un individuo entra in contatto con gli altri in base alle sue relazioni: familiari, colleghi di lavoro, amici, compagni di sport, individui appartenenti agli stessi gruppi (come la parrocchia, il centro ricreativo ecc.). I gruppi potranno essere collegati gli uni agli altri proprio attraverso l’appartenenza della stessa persona a più gruppi. I gradi di connessione tra i nodi in una rete saranno quindi distribuiti in modo assai variabile.

Una struttura sociale con ampia variabilità dei gradi di connessione risulta essere altamente vulnerabile ad un’epidemia. Osservando i grafici delle reti forse questo poteva apparire scontato. L’analisi matematica conferma questo dato.

Il distaccamento sociale e il ripristino delle attività quotidiane

In questi modelli risulta evidente come il distaccamento sociale, che comporta quindi la riduzione dei rami fra ciascun nodo e quindi la riduzione sia del valore medio ‹k› che della sua varianza, risulti essere la forma più efficace per il contenimento della diffusione del contagio.

Per quanto riguarda invece le strategie da adottare al ripristino delle attività e della “quotidianità”, i modelli offrono l’opportunità di valutarne l’efficacia qualora consentano di:

  • isolare (mettere in quarantena) persone (infette o prossime a persone infette)
  • sospendere alcune tipologie di contatti per proteggere dei gruppi (vengono immediatamente in mente le persone confinate nelle RSA, negli ospedali, ecc.)
  • individuare, una volta disponibile il vaccino, le persone da vaccinare per prime anche con lo scopo di proteggere il resto della popolazione.

VAX! come capire il fenomeno attraverso un gioco

Tali modelli possono essere anche ben compresi dal lato pratico attraverso un gioco: VAX! È un gioco on line sulla prevenzione delle epidemie. Nel gioco (consigliamo di provarlo, dopo aver letto le semplici regole), prima della partenza dell’epidemia si possono eliminare alcuni nodi dalla rete somministrando un vaccino.

vax gioco online

 Immagine di una rete del gioco online VAX! https://vax.herokuapp.com/game

In tal modo si spezzano i legami fra alcuni rami della rete. Successivamente parte l’epidemia e l’unica arma a disposizione è quelle di mettere in quarantena un individuo alla volta (si mettono in quarantena individui sani, generalmente prossimi ai contagiati, per evitare la propagazione del virus). Si comprende così quali possono essere i nodi strategici su cui agire per contenere la diffusione dell’epidemia e salvare il maggior numero di individui possibile.

Capire le diverse dinamiche a livello regionale

L’apprendimento della dinamica con cui si diffonde l’epidemia nella rete può anche fornire una chiave di interpretazione della differenza degli effetti dell’epidemia tra una regione e l’altra nel nostro Paese. Ne facciamo un cenno qualitativo. Pensiamo ad esempio alla Lombardia, caratterizzata da elevata densità di popolazione (con 10 milioni di persone, sono presenti quasi 1/6 della popolazione nazionale). La rete che descrive gli individui è senz’altro caratterizzata da elevata variabilità dei valori di connessione. Citiamo alcuni aspetti rilevanti che portano ad evidenziare questa variabilità:

  • molte persone vivono in grandi palazzi, in aree densamente popolate, quindi possono avere molti contatti;
  • ci sono alcuni milioni di lavoratori che si recano in aziende con centinaia o migliaia di lavoratori ciascuna, con uniformità di orario (si pensi all’ingresso negli spogliatoi negli orari di inizio/fine turno, alla pausa in mensa). Anche in tal caso i contatti (le connessioni) sono molteplici;
  • i mezzi di trasporto, soprattutto per recarsi al posto di lavoro (metropolitana a Milano, tram, autobus e mezzi pubblici in tutte le province), sono affollati, creando peraltro connessioni di un individuo (nodo) con gruppi diversi;
  • analogo discorso ai mezzi di trasporto vale per i locali pubblici.

Si possono analizzare con gli stessi criteri le regioni del Sud. Prendiamo ad esempio la Campania, che ha una densità di popolazione simile (circa 420 abitanti/km2), ma una struttura di contatti sicuramente diversa:

  • i grandi palazzi sono prevalentemente presenti nelle città di provincia, mentre sono meno presenti nelle periferie;
  • il numero e la concentrazione di aziende con centinaia di lavoratori sono sensibilmente inferiori;
  • i mezzi di trasporto sono meno utilizzati ed affollati rispetto a quelli lombardi mentre per la frequentazione di locali pubblici le differenze potrebbero essere meno marcate

Naturalmente nello sviluppo della diffusione dell’epidemia al sud un ruolo determinante lo ha giocato il ritardo con cui si sono avuti i primi contagi e la quasi simultanea applicazione delle norme di contenimento governative. Tuttavia il numero complessivo attuale di contagi (la Campania ne ha circa 1/15 della Lombardia) trova una parziale spiegazione anche nella struttura della rete dei contatti fra le persone, che per quanto suddetto quella della Lombardia presenta sia un valore medio ‹k› più elevato e una variabilità nei gradi di connessione ‹k2›-‹k› di ciascuna persona molto maggiore rispetto a quella della Campania. Il noto tasso netto di riproduzione R0 della struttura sociale lombarda è sicuramente più alto di quello della struttura sociale campana.

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager NordPas

Bibliografia.

[1] Lauren Ancel Meyers – Contact network epidemiology: bond percolation applied to infectious disease prediction and control; Bulletin of The American Mathematical Society – January 2007

 

[2] Lauren Ancel Meyers, University of Texas at Austin & Santa Fe Institute – Preventing the next pandemic – 2019 Stanislaw Ulam Memorial Lectures, Lecture 1 –

https://www.youtube.com/watch?v=vwVDJVbw10k&feature=youtu.be

gestione ambientale

R0 e matematica delle epidemie sono chiavi fondamentali nel processo decisionale e nella definizione delle strategie governative

La quarantena forzata che ognuno di noi sta vivendo in questo periodo di emergenza Coronavirus sta largamente favorendo la fruizione della rete e la presenza sui social dove, tra l’altro, siamo inondati di statistiche, grafici e previsioni sull’andamento dell’epidemia. Questo mondo di numeri, se ben interpretato, può aiutarci a capire la correlazione tra lo stato di avanzamento dei contagi e la necessità di intraprendere azioni, comportamenti e strategie – anche dolorose – per far finire tutto questo con il danno minore possibile. L’interpretazione di questi numeri passa, ovviamente, attraverso la matematica e nello specifico quella che viene ormai individuata come “matematica delle epidemie”, disciplina che fa innanzitutto riferimento alla possibilità di usare gli strumenti matematici per creare dei modelli in grado di descrivere in modo quantitativo la diffusione dei contagi all’interno di una data popolazione. In rete si trovano trattazioni esaustive sul tema, con approfondite descrizioni matematiche ad opera di illustri autori che fanno dello studio dei modelli la loro professione. Vorrei utilizzare lo spazio di questo breve articolo per entrare nell’essenza di questi modelli e del significato di R0 e aiutare a comprenderne l’utilità nel processo decisionale di deliberare le norme che ci obbligano oggi a modificare i nostri comportamenti.

 

parametro R0
Maggiore è R0, maggiore è il nr di contagi (omino VIOLA) per ciascun infettivo (omino GIALLO)

 

Il modello SIR

Un modello per lo studio della diffusione di un’epidemia in una popolazione, che oggi viene largamente utilizzato e che costituisce poi la base di ragionamento per sistemi più complessi, è il cosiddetto modello SIR, elaborato dagli scozzesi Kermack e McKendrick a partire dal 1927. Il modello parte dalla semplice idea di base di suddividere la popolazione costituita da un numero N di individui in tre gruppi:

  •          I suscettibili (indicati con S), cioè individui sani che potrebbero contrarre la malattia;
  •           Gli infettivi (indicati con I), che hanno contratto l’infezione e che sono quindi veicolo della malattia;
  •          I rimossi (“recovered” nel testo originale – indicati con R) che sono complessivamente i guariti, i deceduti e quelli messi in isolamento, che non possono quindi infettare un individuo suscettibile.

Si pongono alcune ipotesi semplificative (come spesso accade nei modelli matematici, si parte da situazioni semplificate per addivenire ad un primo risultato e applicare successivamente, per gradi, la rimozione delle semplificazioni), e precisamente:

  1. durante l’epidemia la popolazione non si riproduce, cioè non vi sono nuove nascite;
  2. durante l’epidemia la causa principale di morte è la malattia epidemica stessa;
  3. la popolazione è isolata, cioè non vi sono entrate o uscite rispetto all’esterno;
  4. la malattia non ha un periodo di incubazione;
  5. dopo la guarigione si acquisisce immediatamente l’immunità;
  6. tutti gli individui infetti sono ugualmente contagiosi, indipendentemente dal tempo trascorso dal contagio

Alcune di queste ipotesi sembrano molto restrittive (soprattutto la c), considerati gli ingenti movimenti di persone, sia sul piano nazionale che su quello internazionale, e la d), in quanto per il COVID-19 il periodo di incubazione può durare fino a 14 giorni; inoltre la e) non è dimostrata); ad ogni modo  è possibile ottenere una descrizione in termini matematici dell’andamento nel tempo delle tre classi di individui che sia attendibile rispetto a quanto si osserva fisicamente nella realtà. Per comprenderla, accenneremo brevemente alla costruzione del modello.

Si suppone che i suscettibili in un certo istante, S(t) entrino in contatto con gli infettivi I(t) in modo del tutto casuale e che la riduzione dei suscettibili (e quindi del loro passaggio a infettivi) sia proporzionale al prodotto S(t)*I(t) secondo un coefficiente di proporzionalità β.

La variazione degli infettivi sarà invece data dall’ incremento dovuto al passaggio da suscettibili e infettivi secondo quanto detto sopra, a cui andranno sottratti quelli che sono guariti, deceduti o sono stati messi in isolamento. In uno schema a blocchi:

beta e gamma

Il numero R(t) dei rimossi si suppone proporzionale al numero di infettivi S(t) secondo il coefficiente γ.

La traduzione in termini matematici delle variazioni delle grandezze sopra descritte porta alla stesura di un sistema di tre equazioni differenziali, che in questa trattazione soprassediamo.

La risoluzione di queste equazioni permette di evidenziare che i possibili sviluppi dell’epidemia sono regolati dal rapporto

γ fra il tasso di rimozione e il tasso di contagio. Innanzitutto si rileva che esiste un numero di suscettibili ST  che agisce da spartiacque fra l’esplosione o meno dell’epidemia. Questo valore è pari esattamente al rapporto suddetto ed è chiamato rapporto di soglia:

ST = γ/β

e sta ad indicare che se il numero S iniziale di suscettibili è minore del valore Sallora l’epidemia non si sviluppa e il numero degli infettivi diminuisce fino ad annullarsi. Se invece il numero iniziale di suscettibili S è maggiore di Sil numero iniziale di infettivi cresce, raggiungerà un massimo e poi l’epidemia comincerà ad attenuarsi fino all’ estinzione. A discapito, ovviamente, della popolazione dei suscettibili S, che si sarà ridimensionata. Per una migliore interpretazione del ruolo giocato dai due parametri γ e β è conveniente introdurre il parametro R0, del quale si è ampiamente parlato anche in trasmissioni televisive. Avendo indicato con il N il numero di individui all’inizio dell’epidemia (un attimo prima di rilevare la presenza di infettivi), si indica con R0 il numero:

R0 = N*β/γ

Questo numero assume il significato di “tasso netto di riproduzione” di un’infezione e indica il numero medio di persone che ciascun individuo infetto può contagiare durante il periodo in cui è infettivo, nell’ipotesi che tutta la popolazione sia ancora suscettibile.

Per le stesse considerazioni fatte in relazione all’effetto soglia, risulta che:

se R0 > 1 l’epidemia si scatena

se R0 < 1 l’epidemia regredisce e si estingue senza diffusione.

Nei due casi, lo sviluppo nel tempo del numero degli infettivi assume, qualitativamente l’andamento illustrato nel grafico:

curva beta e gamma

I due parametri β e γ dipendono sia dalla natura del virus che provoca l’epidemia, sia dai comportamenti della popolazione

Nel caso del Coronavirus, secondo stime dell’OMS sui primi dati disponibili dello sviluppo dell’epidemia in Cina, Rpuò avere valori variabili da 1,4 a 2,5. Sembra poco, ma gli sforzi da compier per ridurre il parametro e ricondurre la dinamica degli infettivi a seguire la curva inferiore del grafico anziché quella superiore sono notevoli.

Poiché Rdipende da γ e β, oltre che dal numero di individui inizialmente suscettibili (N), è ovvio chiedersi come si possa intervenire per modificare i parametri. Le strategie possibili sono:

  1. diminuire N, cioè la popolazione potenzialmente suscettibile all’istante 0, quello in cui comincia a svilupparsi l’epidemia. Questo si può ottenere con l’introduzione di un vaccino, che toglierebbe appunto possibilità al virus di contagiare persone. Questa strada, a detta degli scienziati, purtroppo è ancora lunga (stime 12-18 mesi) nonostante ci sia un intenso sforzo di ricerca a livello globale, con cooperazione fra i Paesi;
  2. aumentare γ, cioè aumentare il tasso di rimozione degli infettivi. Questo può essere ottenuto con
    1. terapie più efficaci, che possano migliorare la guarigione. Queste sono in continua evoluzione e ci si augura che giungano in tal senso risultati importanti;
    2. miglioramento della capacità di individuazione degli infettivi e loro istantaneo isolamento. In questo modo vengono sottratti individui al gruppo degli infettivi che possono entrare in contatto con i suscettibili. Questo è uno degli interventi adottati nel modello Corea del Sud, dove sono stati largamente incentivati i tamponi ed i metodi – anche con le moderne tecnologie informatiche – per individuare anche gli infettivi asintomatici;
  3. diminuire β, cioè ridurre le occasioni di contagio attraverso diverse strategie:
  • migliorare l’educazione igienico-sanitaria, in modo da esporre le singole persone ad una probabilità ridotta di entrare in contatto con il virus;
  • ridurre al massimo la possibilità di incontro fra le persone, limitando quindi la possibilità che un infettivo possa contagiare un suscettibile;
  • utilizzare dispositivi di protezione individuale (mascherine) che fungano da barriera al diffondersi del virus attraverso le vie aeree (da parte degli individui infettivi) e alla possibilità di assorbimento da parte di suscettibili sani.

Si coglie quindi l’utilità degli interventi che stanno adottando gli organi governativi per tentare di ridurre la trasmissione e diffusione del virus

Allo stato attuale il valore di R0 stimato su base nazionale è di circa 1,20 (dato al 09/04/2020), come si può vedere dal grafico qui riportato (fonte: https://covstat.it/). Purtroppo è ancora alto.

Questo testimonia che siamo ancora in una fase di crescita dell’epidemia, anche se il tasso dei contagi giornalieri è inferiore rispetto all’inizio. Se consideriamo gli sforzi che stiamo facendo per trovarci comunque ancora in presenza di un parametro che indica la diffusione e non la contrazione del virus, si comprende come sia necessario non abbassare la guardia e prevedere strategie ulteriori. La strada da percorrere è ancora lunga.

In questo, emerge che i modelli matematici rappresentano un utile strumento a disposizione di chi governa come supporto nel processo decisionale di adottare strategie di lotta all’epidemia. L’utilizzo principale non riguarda quello di stimare in modo assoluto i valori delle varie grandezze in gioco, comunque affetti da margini di errore (numero di contagiati, di rimossi, ovvero valore dei parametri γ, β, R0), quanto quello di poter mettere a confronto scenari diversi e valutarne le prestazioni in termini di contenimento della diffusione dell’epidemia. I politici che devono prendere le decisioni in questo contesto di emergenza devono tenere in considerazione diversi aspetti, tra i quali ve ne sono alcuni che presentano anche interessi conflittuali come:

  • la tutela della salute
  • la necessità di garantire i beni primari per la popolazione
  • la necessità di mantenere un equilibrio sociale
  • la necessità di mantenere in piedi l’economia

Le strategie possibili volte a modificare i comportamenti (come quelle già intraprese chiusura delle scuole, delle aziende, divieti di assembramenti, obbligo di rimanere a casa, obbligo di usare le mascherine, e quelle che saranno necessarie verso la graduale ripresa della vita ed attività quotidiane) dovranno essere individuate con il supporto della comunità scientifica, del punto di vista degli economisti e delle varie parti interessate in causa. La loro incisività, l’entità della popolazione su cui agiranno, potranno consentire in ultima analisi in maniera più o meno significativa la riduzione di R0, e quindi anche la possibilità di successo all’ uscita da questo stato di emergenza. La stima dei risultati attesi, ottenibile con i modelli matematici, è un ulteriore supporto al politico che, guidato dai principi costituzionali e valutati gli interessi in gioco per il Paese nel suo complesso, dovrà decidere la deliberazione di provvedimenti, anche draconiani, che consentano di rendere efficaci le strategie individuate.

 

Ing. Pierosvaldo Savi – HSE Manager Nord Pas

sicurezza cantieri salute

E’ stata introdotta già nel 2017 l’informativa che regolamenta il cosiddetto SMART WORKING (o lavoro agile)

Allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di  vita  e  di lavoro, la legge 81 del 22 maggio 2017 ha promosso il lavoro agile  quale modalità di esecuzione  del rapporto di lavoro subordinato  – stabilito  mediante  accordo  tra  le parti – anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e  obiettivi e senza precisi vincoli di orario  o  di  luogo  di  lavoro,  con  il possibile  utilizzo  di  strumenti  tecnologici  per  lo  svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene  eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una  postazione  fissa,  entro  i  soli  limiti  di  durata   massima dell’orario di lavoro  giornaliero  e  settimanale,  derivanti  dalla legge e dalla contrattazione collettiva.”

L’emergenza COVID-19 ha accelerato e incentivato l’utilizzo dello SMART WORKING

L’emergenza che si è venuta a creare con la diffusione del Coronavirus nel nostro Paese ha dato una reale incentivazione a questa forma di lavoro, tanto da farla divenire una modalità del tutto comune fra chi opera nel campo dei servizi, nel campo delle libere professioni e comunque in tutte le attività che normalmente vengono svolte in ufficio.

La art. 15 del tu sulla sicurezza Legge 81/2017, all’art. 22, richiama la Sicurezza sul lavoro, ribadendo che “il datore di lavoro garantisce la  salute  e  la  sicurezza  del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile e a tal fine consegna al lavoratore e al  rappresentante  dei  lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa  scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i  rischi  specifici connessi alla particolare modalità di  esecuzione  del  rapporto  di lavoro.

Viene inoltre ribadito, al comma 2 dello stesso articolo, che “il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle  misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro  per  fronteggiare  i rischi connessi  all’esecuzione  della  prestazione  all’esterno  dei locali aziendali.

smart working

 

C’è però un quesito fondamentale che si sta facendo spazio nella realtà:

Qual è la differenza tra SMART WORKING  e TELELAVORO?

 Le 2 attività hanno regolamentazioni diverse ed è pertanto importante distinguerle e capire qual è il reale caso aziendale per rispondere adeguatamente.

Smart working e telelavoro: le due differenti modalità lavorative hanno sicuramente dei punti di contatto ma anche notevoli differenze. Le differenze partono dalla normativa e dalla natura CONTRATTUALE.

Per Smart Working, o lavoro agile, si intende una modalità lavorativa di rapporto di lavoro subordinato in cui c’è un’assenza di vincoli a livello di orario e di spazio.

L’organizzazione avviene per fasi, cicli e obiettivi ed è stabilita con un accordo tra dipendente e datore di lavoro.

Il termine inglese “smart” si riferisce all’obiettivo migliorare produttività del lavoratore grazie alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

La legge che regola il lavoro agile in Italia è la numero 81 del 2017.

La flessibilità organizzativa e la volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale sono i due punti cardine.

L’utilizzo di mezzi adatti a svolgere parte del lavoro anche in altri luoghi diversi dalla sede ordinaria è un altro requisito fondamentale e comune anche alla pratica del telelavoro, che è possibile solamente con strumenti che permettono di lavorare da remoto quali pc, tablet, smartphone ecc.

Altri dettagli sono contenuti negli articoli 18-24 della medesima legge.

Tra questi possiamo citare:

  • la responsabilità del datore di lavoro sulla sicurezza del lavoratore;
  • le regole per gli accordi tra le parti;
  • la parità di trattamento economico e normativo tra chi lavora in modalità agile e chi svolge le sue mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda;
  • il potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore;
  • l’obbligo per il datore di lavoro di presentazione dell’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro;
  • le regole sulla copertura assicurativa del lavoratore.

La differenza principale tra lavoro agile e telelavoro è che il secondo presuppone che il lavoratore abbia una postazione fissa che però si trova in un luogo diverso dall’azienda.

Si può riscontrare una maggiore rigidità che si traduce non solo sul piano spaziale, ma anche su quello temporale: nel caso del telelavoro gli orari sono più rigidi e, di norma, ricalcano quelli stabiliti per il personale che svolge le stesse mansioni all’interno dell’azienda (e anche in questo caso è necessario un accordo scritto delle parti, lavoratore e datore di lavoro).

Per il Telelavoro ricorriamo al D.Lgs. 81/08

  1. A  tutti  i  lavoratori  subordinati  che  effettuano  una  prestazione  continuativa  di  lavoro  a  distanza,  mediante collegamento informatico e telematico, compresi quelli di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999,  n.  70 (N) ,  e  di  cui  all’Accordo-Quadro  Europeo  sul telelavoro  concluso  il  16  luglio  2002,  si  applicano  le disposizioni di cui al Titolo VII (videoterminali), indipendentemente dall’ambito in cui si svolge la prestazione stessa. Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro fornisca attrezzature proprie, o per il tramite di terzi, tali attrezzature devono essere conformi alle  disposizioni  di  cui  al  Titolo  III.  I  lavoratori  a  distanza  sono  informati  dal  datore  di  lavoro  circa  le  politiche aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in particolare in ordine alle esigenze relative ai videoterminali ed  applicano  correttamente  le  Direttive  aziendali  di  sicurezza.  Al  fine  di  verificare  la  corretta  attuazione  della normativa  in  materia  di  tutela  della  salute  e  sicurezza  da  parte  del  lavoratore  a  distanza,  il  datore  di  lavoro,  le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti hanno accesso al luogo in cui viene svolto il lavoro nei limiti della  normativa  nazionale  e  dei  contratti  collettivi,  dovendo  tale  accesso  essere  subordinato  al  preavviso  e  al consenso  del  lavoratore  qualora  la  prestazione  sia  svolta  presso  il  suo  domicilio.  Il  lavoratore  a  distanza  può chiedere ispezioni. Il datore di lavoro garantisce l’adozione di misure dirette a prevenire l’isolamento del lavoratore a distanza rispetto agli altri lavoratori interni all’azienda, permettendogli di incontrarsi con  i colleghi e di accedere alle informazioni dell’azienda, nel rispetto di regolamenti o accordi aziendali.

Chiarita la differenza tra SMART WORKING e TELELAVORO è facile ottemperare agli

OBBLIGHI NORMATIVI IN MATERIA DI SICUREZZA

  • Smart Working: il datore di lavoro deve elaborare e consegnare un’informativa sui rischi presenti e le misure di prevenzione e protezione che il lavoratore deve adottare
  • Telelavoro: è necessaria la verifica da parte del DL dell’idoneità dei luoghi di lavoro e delle attrezzature (che sono in un posto fisso) alle norme di sicurezza e aggiornamento del documento di valutazione dei rischi.

Relativamente all’INFORMATIVA SMART WORKING di seguito si riporta una tabella riepilogativa al fine di indicare in quali dei diversi scenari lavorativi dovranno trovare applicazione le informazioni contenute nei campi dell’informativa stessa.

fasi informativa smart working

I Tecnici Nord Pas sono a disposizione per valutare tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, compresi quelli che svolgono attività di smart working e supportare il datore di lavoro nella predisposizione dell’informativa di cui all’art.22 della legge 81/2017. Inoltre, attraverso l’utilizzo di Q-81 HSE WEB APP, e in particolare del modulo “Distribuzione Checklist” è possibile distribuire ai lavoratori che non si trovano presso la sede aziendale questionari ed interviste strutturate potenzialmente utili per la redazione dell’informativa stessa.

Richiedi maggiori informazioni ai nostri esperti.