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In tutto il mondo, si stima che 11 milioni di lavoratori abbiano un titolo professionale di saldatore e circa altri 110 milioni di lavoratori probabilmente subiscono esposizioni legate alla saldatura (IARC 118, 2018). In letteratura si intendono per “fumi di saldaturatutte le emissioni che si producono per vaporizzazione dei metalli e per decomposizione e diffusione nell’aria dei materiali fusi.

Recentemente lo IARC (International Agency for Research on Cancer) ha aggiornato la classificazione di queste emissioni da Gruppo 2B “possibili cancerogeni per l’uomo” (IARC 49, 1990) a Gruppo 1 “cancerogeni per l’uomo” (IARC 118, 2018).

In questo articolo, partendo dalla più recente letteratura, si analizzano quali sono le conseguenze per la salute e sicurezza dei saldatori e quali sono gli adempimenti per il datore di lavoro.

 

Cosa sono i fumi di saldatura?

I fumi di saldatura sono una delle componenti che si liberano nella operazioni di saldatura, insieme a polveri, gas e vapori. Complessivamente, secondo quanto indicato Factsheet SUVA dell’aprile 2013 “Rischi sanitari della saldatura”, nei fumi e nei gas si trovano circa 40 sostanze chimiche a seconda della tecnologia e dei materiali utilizzati per questo processo.

Saldatore cancro fumi saldatura acciaio

Le sostanze nocive originate dallo stesso materiale lavorato che permane nell’aria in forma di particelle metalliche o derivati del metallo (per esempio ossidi), materiali d’apporto (elettrodi, elettrodi a bacchetta, piombo, polvere per saldatura, ecc.) oppure queste vengono asportate dalla ricopertura come lacche o rivestimenti metallici o detergenti. Inoltre devono essere considerati anche i materiali di consumo (gas combustibili, gas protettivi, fondenti ecc.).

La principale fonte dei fumi di saldatura è rappresentata dagli “elementi consumabili” (elettrodi) utilizzati e dalle superfici sottoposte a saldatura. La composizione dei fumi riflette quindi soprattutto la composizione dell’ “elemento consumabile” utilizzato, ma occorre anche considerare ossidazioni, dissociazioni e altre reazioni chimiche che possono avvenire nelle immediate vicinanze dell’arco creato per la saldatura. Il fumo si forma da un lato con la condensazione e l’ossidazione dei metalli nella fase di vapore, e dall’altro in seguito a una combustione incompleta di materiali organici come il materiale d’apporto o il rivestimento.

Quali sono i rischi connessi ai fumi di saldatura?

L’attività di saldatura può comportare esposizioni a fumi, gas, radiazioni ultraviolette e campi elettromagnetici e co-esposizioni ad amianto e solventi. L’entità e il tipo di esposizione possono dipendere dal processo utilizzato, dal materiale saldato, dalla ventilazione, dal grado di protezione e dall’uso della protezione personale.

Come indicato nella Factsheet SUVA sopra citata, gli effetti sulla salute del lavoro di saldatura tradizionale possono essere acuti e cronici.

I principali effetti respiratori acuti sono la febbre da fumi metallici e il decremento della funzione respiratoria durante il turno di lavoro. Il calore, l’elettricità e le radiazioni UV possono provocare lesioni cutanee e oculari.

Gli effetti cronici sull’apparato respiratorio comprendono la bronchite cronica, la siderosi (una forma di fibrosi polmonare), l’asma ed una maggior frequenza, durata e gravità della infezioni respiratorie.

Ulteriori effetti sulla salute possono derivare dall’attività di saldatura per la presenza rischi fisici (es. rumore e vibrazioni) e rischi legati alla postura.

Il rischio cancerogeno dei fumi di saldatura

L’effetto cronico più rilevante causato dai fumi di saldatura è il possibile incremento dell’incidenza di cancro.

Prima della pubblicazione IARC (IARC Monograph 118) era stato ipotizzato che il rischio cancerogeno fosse circoscritto alla sola saldatura di acciaio inossidabile per il contenuto in cromo e nickel, noti cancerogeni polmonari.

Con la IARC Monograph 118 del 2018, aggiornamento della precedente IARC Monograph 1990, i ricercatori hanno analizzato la letteratura medica esistente e hanno concluso che esistono prove sufficienti della carcinogenicità dei fumi di saldatura. Essi causano cancro polmonare e una correlazione positiva si registra anche per il tumore al rene.

Le stesse conclusioni accompagnano anche le radiazioni ultraviolette emesse nel processo di saldatura, già di per sè classe 1 (IARC Monograph 100D) poiché sono la causa di melanoma oculare.

Cosa deve fare il datore di lavoro?

Il punto di inizio di qualsiasi azione che deve essere intrapresa dal datore di lavoro è la valutazione dei rischi. Le aziende che al loro interno effettuano attività di saldatura (es. aziende metalmeccaniche, aziende di manutenzione…) devono valutare attentamente i rischi che queste operazioni comportano inoltre, con il coinvolgimento di tutti gli attori della sicurezza (RLS, SPP, Medico competente, consulenti specializzati), devono definire misure di prevenzione e protezione e miglioramento atte a ridurre e gestire il rischio di esposizione ai fumi di saldatura.

Saldatura casco soffiante per aspirazione fumi saldatura

Le azioni preventive consigliate riguardano aspetti quali:

      • adottare tecnologie produttive in grado, a parità di risultato produttivo, di ridurre il rischio derivante dall’uso per l’operatore (es. aspiratore fumi saldatura);
      • aumentare la percezione del rischio da parte degli operatori attraverso formazione e informazione (ad es. con modalità innovative come le M.M.Pro.);
      • affinare la scelta da parte dell’azienda e, allo stesso tempo, monitorare l’uso adeguato dei DPI da parte del lavoratore (es. caschi soffianti);
      • valutare il monitoraggio della popolazione lavorativa mediante sorveglianza sanitaria;
      • eseguire indagini ambientali nell’ambiente di lavoro.

A seguito dell’attribuzione al Gruppo 1 dei fumi di saldatura deve essere aumentata l’attenzione delle aziende su questo rischio: Nord Pas è a disposizione per supportarle in questo processo.